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Gran Milano

Non solo lagne agricole, il Mercosur è una possibilità per tutta l'industria 

Daniele Bonecchi

Nel 2024 il valore complessivo degli scambi tra Lombardia e i paesi del Mercosur ha raggiunto circa 2,86 miliardi di euro. A fronte di esportazioni pari a circa 2,06 miliardi, le importazioni si attestano su un valore di circa 795 milioni. Numeri destinati a crescere dopo l’intesa

Con buona pace di Coldiretti – che si è messa programmaticamente e ideologicamente di traverso (portando persino i trattori davanti al Pirellone) sull’intesa tra Unione europea e Mercosur, “sfiduciando” Von der Leyen – l’accordo transatlantico e transemisferico, il più grande mai negoziato dall’Unione europea, porterà una boccata d’ossigeno anche all’economia delle imprese lombarde. Non parliamo di quelle agricole, ma delle altre. Perché il mondo dell’export si è fatto più piccolo anche per la Regione che traina il Belpaese: causa i dazi Usa, le mille cautele verso la Cina, le sanzioni contro la Russia e la palude mediorientale. Dopo cinque lustri di negoziati, l’Unione europea ha dato il via libera politico – anche col voto coraggioso (visto il no della Francia) di Giorgia Meloni che aveva chiesto e ottenuto garanzie per l’agroalimentare – alla firma dell’intesa, che prevede e l’eliminazione dei dazi sul 91 per cento delle esportazioni Ue verso il Mercosur e sul 92 di quelle sudamericane in Europa.

 

Il grande accordo di libero scambio investe direttamente l’economia lombarda, aprendo le porte ai mercati di paesi come l’Argentina, il Brasile, il Paraguay e l’Uruguay, ai quali si aggiungono, in chiave Aladi, realtà come Cile, Colombia, Ecuador, Panama e Perù. L’intesa prevede l’azzeramento o la forte riduzione dei dazi sui prodotti e servizi che rappresentano oltre il 90 per cento dell’export Ue, compresi settori nei quali si concentrano forti interessi commerciali della Lombardia, quali macchinari industriali, prodotti chimici e farmaceutici. “L’accordo sul Mercosur rappresenta una svolta positiva e strategica per le nostre imprese – ha voluto precisare al Foglio Alvise Biffi, presidente di Assolombarda – la liberalizzazione di commercio e investimenti coi paesi del centro America consente infatti di creare un’area di libero scambio che vale oltre il 20 per cento del Pil mondiale e coinvolge circa 720 milioni di consumatori. Si tratta di un passo particolarmente rilevante. Solo nel quadrilatero di Assolombarda stimiamo che siano a rischio nel breve periodo circa 900 milioni di euro di export verso gli Stati Uniti, un valore che potrebbe quasi triplicare nel tempo se, nel lungo periodo, i nostri prodotti venissero progressivamente sostituiti. Queste stime tengono conto non solo dell’impatto diretto dei dazi, ma anche dell’effetto della debolezza del dollaro rispetto all’euro, che agisce di fatto come un ‘dazio implicito’. In questo contesto, la diversificazione dei mercati attraverso accordi come quello con il Mercosur è fondamentale e capace di valorizzare innovazione e qualità, punti di forza distintivi del Made in Italy”.

 

L’analisi dell’evoluzione dell’interscambio commerciale tra la Lombardia e il Mercosur – sviluppata da Confindustria Lombardia – mette in evidenza una relazione economica consolidata e caratterizzata da una crescita strutturale nel lungo periodo. Nel 2024 il valore complessivo degli scambi ha raggiunto circa 2,86 miliardi di euro: il dato più rilevante è rappresentato dal saldo commerciale fortemente positivo a favore della Lombardia. A fronte di esportazioni pari a circa 2,06 miliardi di euro, le importazioni si attestano su un valore di circa 795 milioni. Numeri destinati a crescere dopo l’intesa. Positivo il giudizio di Giuseppe Pasini, presidente di Confindustria Lombardia: “E’ una grandissima opportunità, per Confindustria è molto importante, in particolare per una regione come la Lombardia che ha 160 miliardi di prodotti esportati e oltre il 50 per cetno di imprese che esportano”.

 

Per Riccardo Rosa, presidente Ucimu, macchine utensili e robotica, “l’accordo è una cosa interessante e attrattiva per i nostri prodotti. Nel Mercosur c’erano dei dati che favorivano le vendite dei prodotti orientali, cinesi o taiwanesi, perciò per tutti beni strumentali italiani e lombardi che rappresentano il 50 per cento dell’export di macchine utensili. I mercati più interessanti sono il Brasile e Argentina, dove c’è della meccanica, poi anche Colombia ed Equador potenzialmente coinvolti. Abbiamo un’attenzione particolare sul Cile perché stiamo sviluppando col governo un nuovo centro tecnologico. La mia impresa può crescere in Brasile e in Colombia. In passato abbiamo perso tante trattative a causa dei dazi, ora contiamo di migliorare investendo nella innovazione”. E infatti ricerca, innovazione e tecnologia possono far crescere ulteriormente l’economia lombarda.

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