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GRAN MILANO
Maurizio Lupi, sindaco ideale in eterna attesa di una coalizione
Sessantasei anni di vita pubblica per il dignitoso e orgoglioso figlio di una periferia di Milano. Dalla campagna elettorale della fine degli anni Ottanta fino a oggi. Tra una corsa campestre e l’altra
Per raccontare Maurizio Lupi si può partire in tanti modi, ma se si vuole trovare subito un sapore costante in una lunga carriera politica, si può partire tranquillamente dal fratello primogenito, Luciano. Nel 2011, una vita fa, a Milano inizia la caccia degli inquilini d’oro (privilegiati! vergonnnnia!) nelle case pubbliche. E viene fuori che c’è un certo Luciano Lupi che vive nelle case del Pio Albergo Trivulzio. Così Lupi (Maurizio) prende e chiarisce: “Mio fratello si chiama Luciano, ma guadagna 700 euro al mese, lavora in un’impresa di pulizia e vive nelle case popolari di via dei Larici, agli Olmi, quartiere dove abitano i miei genitori e dove sono nato io”. Ecco, Lupi è innantutto questa cosa qui: il dignitoso e orgoglioso figlio di una periferia di Milano.
Dentro la definizione c’è tutto: il concetto di amicizia, i valori indissolubili, anche una certa ferocia e un po’ di cinismo. Sessantasei anni di vita pubblica (al netto delle bibite allo stadio e dell’insegnamento della religione a scuola), a partire dall’esperienza universitaria con Comunione e Liberazione. Sono i tempi eroici di don Giussani. Partono le spedizioni verso i cantieri di Danzica, con i rifornimenti a Solidarnosc. Nasce la Compagnia delle Opere. Lupi ha fame, come tutti i ragazzi di periferia. Si butta in politica presto, in scia a Roberto Formigoni, che essendo classe 1947 ha 12 anni più di lui. Leggenda vuole che durante una campagna elettorale, alla fine degli anni Ottanta, accompagnando Formigoni che era candidato, nel salottino degli ospiti in attesa di Gianfranco Funari incroci Moana Pozzi, anche lei in corsa. Subito si fionda, sorridendo e... porgendogli il santino proprio di Formigoni. Il rapporto con quello che sarà il presidente della Regione Lombardia dal 1995 è stretto. Ogni settimana, nel weekend, si trovano alle 10 di mattina in tre al Parco delle Cave, la periferia sud di Milano dove Maurizio respira aria di casa: Formigoni, Albertini e Lupi. Fanno la corsa campestre. L’ex governatore ha sempre detto “ero il più veloce di tutti, ovviamente”, ma alla fine su certe cose è la lunga percorrenza che conta, e sarà proprio Maurizio Lupi a diventare un appassionato di maratone. “Io mi sono fermato alle mezze”, ha confessato il Celeste. La corsa sarà una esperienza importante, per Lupi. In un suo libro spiega che “la maratona è una metafora della vita. Per prepararla occorrono sacrificio, volontà e passione. Gli imprevisti sono sempre in agguato”.
Fin dall’inizio degli anni Novanta, però, Maurizio Lupi va alla grande, viaggia a un passo incredibile. Imprevisti? Niente. Nel 1994 crea Fiera Milano Congressi e ne diventa amministratore delegato. Si dimetterà nel 2013. Tra una corsa campestre e l’altra fa – benissimo – l’assessore comunale proprio con Albertini. Anche grazie a lui li chiameranno gli "assessori intelligenti”. Nell’autunno 1997 un gruppo di cittadini stufi di vedere una buca sul marciapiede pagano di tasca propria e la sistemano. Peccato che arrivi un vigile e multi tutti quanti, perché sul pubblico può intervenire solo il pubblico. Lupi una decina d’anni fa – ben prima degli scandali edilizi recenti – raccontava: “Il problema mi fu subito chiaro: il pubblico coincideva con lo Stato. E il regolamento edilizio non faceva eccezione. Decisi di aprire un confronto su questo tema. Si trattava di scardinare una concezione culturale e all’interno del Consiglio comunale la discussione fu lunga e faticosa”. Più che scardinata, vedendo le attuali inchieste e certi dibattiti che sembrano riportare ai cupi anni Settanta, la questione pare essere stata soltanto rimandata a noi contemporanei, ma di questo si potrebbe discutere lungamente. Finito di fare l’assessore, Silvio Berlusconi lo porta a Roma. Lupi esulta: “Una classe dirigente si forma così: guardando e valorizzando ciò che di buono c’è sul territorio”. Dai primi anni 2000, cioè da quando arriva in Parlamento, ciclicamente, Maurizio Lupi sarà candidato (in pectore) a sindaco di Milano prima di ogni elezione. Intanto però a Roma si fa due legislature con Forza Italia, due con il Pdl, una nel misto, una con Noi Moderati, il partito che decide di fondare nel 2021. Nel 2013 fa il ministro per poco meno di due anni: Infrastrutture e Trasporti. Il suo pallino dai tempi dell’urbanistica a Milano. Dove ci sono lavori, progetti, idee concrete là Maurizio Lupi si diverte. Il problema è che dove ci sono lavori ci sono appalti, e dove ci sono appalti ci sono inchieste. Una in particolare: quella denominata Grandi Opere. C’è la storia del Rolex al figlio, una scemenza a mezzo stampa. Lupi non viene neppure indagato, ma si dimette immediatamente: la solita vergogna.
Fast forward, 2024. Il presidente del Senato e plenipotenziario in Lombardia di Fratelli d’Italia, Ignazio La Russa, prende e spara: “Lupi sarebbe un ottimo candidato per Milano”. Concetto ripetuto e ribadito in varie salse. Lupi potrebbe anche gradire, anche se poi – a maggio 2025 in un confronto nella kermesse Direzione Nord – traccheggia: “Chi entra papa esce cardinale”. Scaramantico. Nell’occasione, sul palco con Pierfrancesco Majorino, ne approfitta per iniziare a far vedere quel di cui è capace: mettere in difficoltà – e non poco – il possibile avversario. Così nel centrodestra, oggi, c’è chi dice che contro il civico Mario Calabresi (lo spauracchio della destra, che contro i civici non vince) il migliore sarebbe lui, un politico. Intanto nel centrosinistra il sindaco risponde innervosito all’intervista del segretario Pd Alessandro Capelli che rivendica l’operato ma pensa a una “evoluzione” del modello Milano. Il segretario azzurro Alessandro Sorte commenta beffardo: vogliono la discontinuità da loro stessi. Formigoni invece commenta Lupi: “E’ un mio allievo, sicuramente è capace di fare il candidato sindaco. Lo vedrei però in difficoltà dal punto di vista elettorale, perché è rappresentante di un partito dell’1 per cento. Le elezioni saranno durissime: davvero Fdi farebbe campagna pancia a terra per Lupi?”. Domanda lecita. Velenosa (per Lupi), fatta poi da un vecchio amico di corsetto mattutine. Ma è lecita.
GranMilano - una poltrona che scotta /1