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GRAN MILANO

Beppe Sala spiega bene al giovane Cappelli che per le critiche servirebbe sostanza

Maurizio Crippa

Il segretario metropolitano del Pd sceglie il trampolino del Corriere per lanciarsi a capofitto nella polemica fratricida contro la sua giunta e metà del suo partito. "Quando la destra è al governo non continua a invocare discontinuità. A sinistra evidentemente siamo più furbi. Molto più furbi”, dice il sindaco

Buon per Beppe Sala che i politici del centrodestra, nazionali o locali, siano spesso poco attenti a quel che bolle in città, tanto che non vincono da tre lustri, così non si sono accorti che una dichiarazione del sindaco, sacrosanta nel tono polemico e nel contenuto pratico, sarebbe da assumere, a destra, come un programma politico vincente: “Discontinuità? Quando la destra è al governo non continua a invocare discontinuità. A sinistra evidentemente siamo più furbi. Molto più furbi”, ha detto Beppe Sala. Come si sa il sindaco, uscente ma non per questo disposto a vedere la sua legacy trattata come robaccia da buttare, e anche preoccupato che la scelta di chi verrà non distrugga il lavoro ben fatto, ce l’aveva con Alessandro Cappelli, segretario metropolitano del Pd. Il quale ha scelto il trampolino del Corriere per lanciarsi a capofitto nella polemica fratricida contro la sua giunta, e peggio contro metà del suo partito, quello che sta nel goveno di città: “Il cosiddetto Modello Milano non è qualcosa di statico, dobbiamo pensare alla città del futuro” e chiede “discontinuità”, come di fatto tutto il Pd di fede Schlein-Bonaccini, che guarda tutto alla sua sinistra e metterebbe invece un dito nell’occhio ai “riformisti”.

Poi, se uno ha la pazienza di leggere l’intervista del giovane segretario del Pd, scopre che le cose da rimproverare ai tre mandati di Pisapia-Sala (continuità!) è poco o niente. E allora? E’ questo che fa giustamente incazzare Sala. Ma Cappelli non inventa nulla di nuovo, a sinistra: la sua è la sintesi di una visione preconcetta, adagiata sulle narrazioni del populismo mediatico (la città che esclude!) e peggio giudiziario: la presunta “corruzione urbanistica” di cui la politica sarebbe la cupola. E’ come quando metà Pd marciò contro la sua stessa giunta per il Leonka: poca sostanza, ma sotto cui stava ben nascosta la lotta politica interna, che non si ferma ai confini di Milano. Beppe Sala potrebbe anche fare spallucce, ma fortuna per il Pd che il centrodestra sia distratto, altrimenti la “discontinuità” la sinistra se la troverà right between the eyes, come cantavano i rivoluzionari veri.

 

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  • Maurizio Crippa
  • "Maurizio Crippa, vicedirettore, è nato a Milano un 27 febbraio di rondini e primavera. Era il 1961. E’ cresciuto a Monza, la sua Heimat, ma da più di vent’anni è un orgoglioso milanese metropolitano. Ha fatto il liceo classico e si è laureato in Storia del cinema, il suo primo amore. Poi ci sono gli amori di una vita: l’Inter, la montagna, Jannacci e Neil Young. Lavora nella redazione di Milano e si occupa un po’ di tutto: di politica, quando può di cultura, quando vuole di chiesa. E’ felice di avere due grandi Papi, Francesco e Benedetto. Non ha scritto libri (“perché scrivere brutti libri nuovi quando ci sono ancora tanti libri vecchi belli da leggere?”, gli ha insegnato Sandro Fusina). Insegue da tempo il sogno di saper usare i social media, ma poi grazie a Dio si ravvede.

    E’ responsabile della pagina settimanale del Foglio GranMilano, scrive ogni giorno Contro Mastro Ciliegia sulla prima pagina. Ha una moglie, Emilia, e due figli, Giovanni e Francesco, che non sono più bambini"