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La conquista della Sanità via referendum è fallita ancora. Ma va? 

Maurizio Crippa

Il Consiglio regionale ha approvato l’ordine del giorno di maggioranza sull’inammissibilità della proposta “di referendum abrogativo parziale” di marca Schlein-grillina. Sarebbe come rifare dalle basi l'intero sistema sanitario lombardo

Gliel’avevano già chiesto un paio di volte ai tempi del Celeste; gliel’avevano chiesto ai tempi di Maroni e poi a quelli del Fontana pre Covid e infine a quelli del Fontana che il Covid sembrava (sembrava) aver ridotto a un pugile suonato. La domanda era sempre la stessa: cittadini lombardi, volete ritornare alla Sanità soltanto pubblica, ai palazzi della Mutua, all’Inam e alla non-scelta del medico specialista (chi c’era c’era), e agli ospedali rispetto ai quali il San Raffaele di don Verzè sembrava l’astronave di Guerre stellari? La risposta, al quesito elettorale che la sinistra ripropone sempre uguale da trent’anni a ogni elezione, è sempre la stessa: no, grazie. E infatti i cittadini hanno sempre votato il governo (di centrodestra) che quel sistema ha prodotto e che, evidentemente, così male non è andato.

Anzi, dopo il Covid e nonostante le campagne cinico-mortuarie del Pd, Fontana ha preso ancora più voti. Significa, questo, che il sistema misto della Sanità lombarda sia perfetto, che non si debba (e anche pesantemente) intervenire? Certo che no. Significa soltanto che la balzana idea, populistica (verrebbe da dire di marca Schlein-grillina) e inefficace di indire un referendum per “abolire la Sanità privata” in Lombardia non poteva finire che come è finita: con una sonora pernacchia istituzionale.

 

L’idea di un “referendum abrogativo regionale” sostenuto da “100 elettori promotori” e da un comitato di cui facevano parte l’Osservatorio Salute e la Spi-Cgil, appoggiati dal Pd e da Medicina democratica voleva abolire con un tratto di penna “l’equivalenza pubblico-privato e la estensione delle funzioni e dei servizi che il pubblico può delegare al privato”, con “l’obiettivo di riportare al pubblico la funzione di programmazione, di controllo pieno della erogazione dei servizi a partire da quelli di prevenzione”. Come dire rifare dalle basi l’intero sistema e governo della Sanità: ma per farlo occorre un progetto, una legge, una maggioranza che lo approvi e lo attui. Non bastano certo gli strilli di qualche “comitato”. Così martedì il Consiglio regionale ha approvato, con 45 voti favorevoli su 47, l’ordine del giorno di maggioranza sull’inammissibilità della proposta “di referendum abrogativo parziale”.

 

Conclusione così logica e scontata che non meriterebbe nemmeno un commento, non fosse che ieri pomeriggio il capogruppo Pd Pierfrancesco Majorino, al grido “siamo di fronte a un colpo di mano della destra che impedisce ai cittadini lombardi di pronunciarsi sulle scelte che governano la sanità regionale” (i famosi cento cittadini) ha riunito il partito e il comitato al Pirellone per annunciare una sorta di mobilitazione generale permanente (con immancabile ricorso al Tar) per poter finalmente conquistare il palazzo d’Inverno della Sanità lombarda. Fino alle prossime elezioni, s’intende.

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  • Maurizio Crippa
  • "Maurizio Crippa, vicedirettore, è nato a Milano un 27 febbraio di rondini e primavera. Era il 1961. E’ cresciuto a Monza, la sua Heimat, ma da più di vent’anni è un orgoglioso milanese metropolitano. Ha fatto il liceo classico e si è laureato in Storia del cinema, il suo primo amore. Poi ci sono gli amori di una vita: l’Inter, la montagna, Jannacci e Neil Young. Lavora nella redazione di Milano e si occupa un po’ di tutto: di politica, quando può di cultura, quando vuole di chiesa. E’ felice di avere due grandi Papi, Francesco e Benedetto. Non ha scritto libri (“perché scrivere brutti libri nuovi quando ci sono ancora tanti libri vecchi belli da leggere?”, gli ha insegnato Sandro Fusina). Insegue da tempo il sogno di saper usare i social media, ma poi grazie a Dio si ravvede.

    E’ responsabile della pagina settimanale del Foglio GranMilano, scrive ogni giorno Contro Mastro Ciliegia sulla prima pagina. Ha una moglie, Emilia, e due figli, Giovanni e Francesco, che non sono più bambini"