Stefano Bonaccini ad un convegno a Milano (Lapresse)

Granmilano

Il derby delle primarie e il futuro intorcinato del Pd locale

Fabio Massa

Come finirà pare sia già scritto, Milano città premierà Elly Schlein: tuttavia le incognite restano tante. A partire dal peso che potrà avere Pierfrancesco Majorino, che sta mobilitando un pezzo del suo popolo di sinistra-sinistra

C’è una vecchia puntata del programma statunitense Politically Incorrect, 22 agosto del 2000, che pare un talk-show di oggi in Italia. Il conduttore, Bill Maher, parla di politica con David McReynolds, defunto socialista del Partito democratico, ai tempi impegnato nelle primarie per la presidenza che poi lanciarono invece Al Gore. “Lei vuole la settimana con 30 ore di lavoro, salario minimo, college gratuito, sei settimane di ferie, trasporti pubblici gratuiti, sanità gratuita, giusto?”, riassume il conduttore. L’altro ovviamente risponde sì, questo è il suo programma. In Italia McReynolds avrebbe vinto primarie ed elezioni, in America lo hanno preso a pernacchie, soprattutto quando ha detto di voler coprire i costi andando a tassare i ricchi: “Mancano solo gli unicorni e gli arcobaleni”. Questione di prospettive. In Italia, del resto, sanità gratuita, ferie, scuola pubblica e reddito sociale già ci sono. I trasporti pubblici gratuiti sono una proposta di ogni elezione, regionali incluse, e del resto i prezzi non sono alti anche se poi si finisce sempre per aumentare il biglietto – anche nelle metropoli di sinistra, come Milano – perché sennò va tutto in malora. In compenso però prima dello stop per un costo che manco la flat tax al 20 per cento, lo Stato pagava per ristrutturarti casa. Anche qui, la ricetta è di tassare i ricchi. Lo dice chiaro Elly Schlein: “In una riforma fiscale complessiva e progressiva anche il tema dei grandi patrimoni deve essere affrontato in un’ottica redistributiva, a partire dall’allineamento della tassa sulle donazioni e successioni al livello degli altri grandi paesi europei“. 

 

Di primarie in primarie, si potrebbe pensare che nella città più ricca d’Italia la mozione più radicale delle primarie a due, ovvero quella di Elly Schlein, avrebbe faticato rispetto alle proposte più moderate di Stefano Bonaccini. E che Schlein avrebbe perso tra gli iscritti di un Pd un tempo assai riformista e lib-dem, prima di tutto. E invece no. Schlein vince di 4 voti andando a sfondare all’ultimo minuto in uno dei circoli più “riformisti” di tutti. Come finirà pare sia già scritto, Milano città premierà Elly Schlein. Ma gli analisti raccontano tanti motivi differenti. Tra tutti il fatto che ha dalla sua Pierfrancesco Majorino, reduce da una pesante sconfitta alle regionali, ma non a Milano, e che ha mobilitato un pezzo del suo popolo di sinistra-sinistra. Poi il fatto che il settore giovani vuole discontinuità verso una classe dirigente percepita come “vecchia”, a partire dal recordman di preferenze Paolo Romano (insieme a Gaia Romani in Comune). Infine, il fatto che Schlein dica tutte ma proprio tutte le parole d’ordine dei radical ha una grande presa sul voto di opinione urbano. Allargando lo sguardo si vede che però non esiste solo un “fenomeno Milano”. Se a Milano Schlein ha vinto di 4 voti, a Varese c’è stata parità assoluta. Sul resto della Regione cambia un po’ il quadro. A Bergamo, dove Giorgio Gori ha minacciato di lasciare il partito se vincerà Schlein, Bonaccini si è imposto con l’11 per cento in più. A Brescia vince sempre Bonaccini con l’8 per cento di scarto. Insomma, Bonaccini è avanti tra gli iscritti. 

 

Tuttavia le incognite sono tante. Mettiamone in fila qualcuna. E se Schlein vincesse nel posto più avanzato d’Italia, Milano, e Bonaccini venisse spinto dai voti del sud, come cambierebbero gli equilibri locali? E come cambieranno i segretari metropolitano e regionale? E come si sono distribuite le varie correnti? Prima di tutto i segretari con tutta probabilità saranno scelti in autunno, quando la tenzone sarà conclusa e il clima raffreddato. Partita importantissima, quella dei segretari locali, che saranno votati con tutta probabilità solo dagli iscritti (anche perché non è che ci siano mai state folle oceaniche…). Tuttavia quelle due cariche, ovvero la segreteria metropolitana oggi guidata da Silvia Roggiani, e quella regionale oggi guidata da Vinicio Peluffo, sono di capitale importanza. Decidono rispettivamente le candidature per le elezioni del 2027 in Comune di Milano e quelle per le politiche che verranno dopo. Decidono cariche e incarichi, danno le impostazioni ai Consigli regionale e metropolitano. I bene informati dicono che non cambierà nulla, se vincerà Bonaccini ma Schlein prevarrà in città. Per un motivo molto semplice: non esistono due gruppi monolitici formati in supporto allea mozioni. Esistono i gruppi di sempre, che sicuramente finita la fase congressuale si muoveranno in autonomia. Insomma, non esiste un gruppo Schlein che ha fuso Area dem, majoriniani e il gruppo dei Giovani democratici di Paolo Romano. Esistono le tre entità. Così come non esiste un gruppo Bonaccini con dentro Base riformista, tutto il gruppo “untempo02PD” di Maran e Bussolati, il giro di Benifei, quello di Matteo Mauri e i cattolici di Fabio Pizzul. Esistono le varie anime, in vari corpi. Litigiosi, tutti quanti. Ma che si mettono d’accordo partita per partita. A proposito, mentre si parla di questo e di quello, c’è da capire come impostare il lavoro del Pd in Consiglio regionale. Pare che Pierfrancesco Majorino voglia fare il capogruppo. A quel punto Emilio Del Bono andrebbe alla vicepresidenza del Consiglio. Per tutti, è un gioco a due. Semplice. Molto più semplice del gioco a due Schlein-Bonaccini.