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via arenula al bivio

Il ministero della Giustizia in bilico fra tracollo e rinascita. Kelany in pole per il dopo Delmastro

Il nome più accreditato per sostituire Delmastro come sottosegretario alla Giustizia è quello della deputata di FdI Sara Kelany. Bartolozzi si è dimessa ma si sente ancora zarina. Ipotesi Mura per la discontinuità nel gabinetto di Nordio

Il giorno dopo le dimissioni del sottosegretario Delmastro e della capo di gabinetto Bartolozzi, il ministero della Giustizia appare come un corpo moribondo, in bilico fra il tracollo definitivo e un tentativo di rinascita. La prima casella da sistemare è quella lasciata libera da Delmastro. Dopo le dimissioni, le sue importanti deleghe relative alla gestione penitenziaria sono passate al ministro Nordio, ma è impossibile che la situazione rimanga questa: la gestione delle carceri e del Dap viene considerata da Fratelli d’Italia fondamentale sul piano elettorale. Il nome più accreditato al momento per sostituire Delmastro è quello della deputata Sara Kelany. Ma la vera partita si gioca attorno alla poltrona del capo di gabinetto di Via Arenula. 

 

Sara Kelany, avvocato e deputata, è responsabile nazionale del dipartimento immigrazione di FdI ed è spesso intervenuta pubblicamente per criticare, con parole molto dure, le decisioni della magistratura sulle mancate espulsioni dei migranti. Un altro nome che circola in queste ore per il post Delmastro è quello di Galeazzo Bignami, capogruppo alla Camera del partito di Meloni, ma il suo spirito bellicoso e divisivo non lo rende proprio adatto a ricoprire l’incarico di sottosegretario (ieri Bignami ha scatenato di nuovo il caos nell’Aula della Camera, rivolgendosi alle opposizioni con parole durissime: “Non accettiamo lezioni da chi fiancheggia chi prende a martellate i poliziotti o da chi è andato a inchinarsi ai mafiosi passando davanti alle loro celle mentre andava da Cospito”). Più credibile, ma meno probabile di Kelany, appare l’ipotesi Carolina Varchi, capogruppo di FdI in commissione Giustizia alla Camera, che si è occupata più volte in prima persona dei provvedimenti della maggioranza in materia carceraria. Il nome del successore di Delmastro, comunque, ancora non c’è.

 

Molto più turbolenta è la situazione attorno alla scelta del nuovo capo di gabinetto del ministro Nordio. Una zarina non muore mai, almeno nella sua volontà. Bartolozzi martedì si è dimessa, ma si sente ancora zarina.

 

Lo ha dimostrato intanto nel momento del suo addio, inviando la notizia del suo passo indietro alle agenzie di stampa quando era ancora in riunione dal ministro Nordio. La zarina ha prima inviato un messaggio a un giornalista dell’Ansa, per poi cancellarlo subito dopo, ritenendo l’Ansa “traditrice” per non averla citata in un’agenzia di alcuni giorni prima. Poi ha dato la notizia a Italpress, agenzia di stampa siciliana (Bartolozzi è di Gela).

 

Ma Giusi si sta dimostrando zarina anche adesso, dopo le sue dimissioni, cercando di determinare il destino della poltrona da lei lasciata libera.

 

Bartolozzi vorrebbe che il suo testimone passasse all’attuale vicecapo di gabinetto, Vittorio Corasaniti, a lei molto vicino, e starebbe facendo di tutto per concretizzare questo scenario. Un tentativo disperato di continuare in qualche modo a comandare dall’esterno il gabinetto del ministro, ufficio fondamentale nel coordinamento di tutte le attività dei vari dipartimenti. L’unica nomina alla guida dell’ufficio di gabinetto in grado di spezzare definitivamente il regno di Bartolozzi appare quella di Antonello Mura, attuale capo dell’ufficio legislativo, ex procuratore generale alla Corte d’appello di Roma. La scelta di Mura segnerebbe una discontinuità immediata e farebbe tornare la tranquillità nel ministero, che negli ultimi tre anni – a causa di Bartolozzi – ha visto scappare i principali dirigenti dei dipartimenti, prontamente sostituiti da nomi graditi alla zarina.

 

Da quel che si apprende, la nomina del successore di Bartolozzi è stata affidata direttamente a Palazzo Chigi, in particolare al sottosegretario Mantovano. Nordio, che in prima battuta si era persino spinto a legare le eventuali dimissioni di Bartolozzi alle proprie (ricevendo il niet di Meloni), vive una sorta di commissariamento. Troppi i guai combinati da Bartolozzi, ignorati sistematicamente (e colpevolmente) dal Guardasigilli. Sarà Chigi a stabilire se il ministero di Via Arenula potrà rinascere o crollare in modo definitivo.