(foto Ansa)
L'editoriale del direttore
Salvare il garantismo della Costituzione più bella del mondo
La Carta non si tocca, dicono i sostenitori del No alla riforma della giustizia. Ma non hanno fatto nulla per evitare che fosse calpestata nei suoi più nobili princìpi garantisti. Quattro articoli da imparare a memoria per capire la posta in gioco col referendum
La Costituzione più bella del mondo, già. E quanto è bella, signora mia. Ma quanto? Davvero. Quanto? Tra i molti e comprensibili argomenti utilizzati in questi giorni dal fronte del No al referendum sulla giustizia ce n’è stato uno che fa ogni volta capolino quando ci si ritrova di fronte alla scelta se accettare o no una riforma della Costituzione. Sintesi estrema. La Costituzione, signora mia, è la fotografia perfetta di un’Italia antifascista e ogni tentativo di scalfirne anche un solo articolo, anche se la modifica della Costituzione è stata prevista dagli antifascisti che la Costituzione l’hanno scritta (articolo 138), è una grave ferita alla cultura dell’antifascismo. Quello vero, profondo, puro, genuino, sincero. Nel caso specifico, la violenza alla Costituzione sarebbe legata alla modifica di due articoli che ormai conoscete a memoria, che sono quelli per cui si voterà anche oggi (fino alle 15). L’articolo 104, che introduce la separazione delle carriere tra magistratura giudicante e requirente, che istituisce i due rispettivi Csm e che stabilisce il sorteggio come metodo per la loro nomina.
E poi l’articolo 105, che istituisce un’Alta corte a cui è affidata la giurisdizione disciplinare nei confronti dei magistrati sia giudicanti sia requirenti (gli altri cinque articoli – 87, 102, 106, 107 e 110 – come ricordato da Luciano Capone sul nostro giornale più volte durante la campagna referendaria, vengono cambiati semplicemente per rendere coerente e consequenziale il testo costituzionale con la separazione delle carriere). Nel corso di questi mesi, gli araldi della Costituzione-più-bella-del-mondo hanno però sistematicamente dimenticato di ricordare o di notare un fatto che pure non dovrebbe essere di poco conto e che riguarda proprio un’indicazione scritta nero su bianco nella Costituzione: il garantismo. I custodi della Costituzione più bella che c’è sono spesso attenti a ciò che la politica vuole cambiare, quando si parla della Carta, ma sono molto disattenti a chi la Costituzione, nella pratica quotidiana, sceglie di calpestarla, producendo lo stesso effetto delicato che possono offrire dei tacchetti a spillo infilati nella coscia. La Costituzione più bella del mondo, in questo davvero eccezionale, considera il garantismo un principio non negoziabile. Ed essere garantisti oggi, tra le altre cose, vuol dire imparare a memoria quattro articoli. Ripetiamoli insieme. Articolo 24: “La difesa è diritto inviolabile in ogni stato e grado del procedimento”. Articolo 27: “L’imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva”. Articolo 101: “I giudici sono soggetti soltanto alla legge”. Articolo 111: “Il processo si svolge nel contraddittorio tra le parti, in condizioni di parità, davanti a un giudice terzo e imparziale”.
Essere garantisti, come è evidente, non significa solo difendere la Costituzione, ma significa anche conoscerla. Ma essere garantisti, oggi, significa anche chiedersi se i quattro articoli della Costituzione citati, nella pratica quotidiana, siano rispettati oppure no. E significa chiedersi se questi quattro articoli siano stati per caso messi in discussione nel nostro paese a causa di un sistema giudiziario difettoso, diciamo, che tende a rendere la difesa di ogni cittadino un diritto violabile (vedi l’articolo 24), che tende a trasformare ogni cittadino in un colpevole fino a prova contraria (vedi l’articolo 27), che tende a evitare che i giudici siano soggetti soltanto alla legge (vedi l’articolo 101), che tende a evitare che vi sia un giudice davvero terzo e davvero imparziale (vedi l’articolo 111). La domanda è dunque evidente: come si fa a credere che i difensori della Costituzione più bella del mondo siano davvero così innamorati della Costituzione se negli ultimi anni, negli ultimi decenni, non hanno fatto nulla per evitare che la Costituzione fosse calpestata ogni giorno nei suoi più nobili princìpi garantisti? Chi ama il garantismo non può non riconoscere che tra i fattori che in questi anni hanno indebolito la Costituzione vi siano anche alcuni elementi oggetto della riforma della Costituzione per la quale si sta votando in queste ore. Non può non riconoscere che la Costituzione è stata indebolita dalla presenza, nel nostro sistema giudiziario, di un pubblico ministero che quando sbaglia, se sbaglia, non paga quasi mai. Non può non riconoscere che la Costituzione è stata indebolita dalla presenza, nel nostro sistema giudiziario, di una forma di correntismo che ha impedito ai magistrati più meritevoli di far carriera sulla base del merito. Non può non riconoscere che la Costituzione è stata indebolita anche dalla presenza di una impossibilità sostanziale per chiunque si difenda in un processo di vedere, in un’aula di tribunale, un pubblico ministero vestire i panni non di un custode della verità e del bene, ma di una figura paritetica a quella dell’avvocato. Si parla spesso di quelli che sono gli articoli della Costituzione che verrebbero cambiati. Ma si parla poco degli articoli della Costituzione che grazie a questa riforma verrebbero finalmente tutelati, applicati, rispettati, non più calpestati. E quando si parla di garantismo non si parla di fatti generici. Si parla di alcuni concetti precisi. Si parla di quanto sia grave non fare nulla di fronte a un’anomalia del nostro sistema giudiziario piuttosto importante: ogni anno circa mille persone vengono arrestate e subiscono una ingiusta detenzione e mille ogni anno vuol dire una ogni otto ore. Si parla di quanto sia grave il fatto che oggi non esista un sistema in grado di responsabilizzare chi sbaglia: dal 2021 al 2025 i magistrati che hanno ottenuto una valutazione positiva di professionalità al Csm sono stati il 99,2 per cento: abbiamo tutti Ronaldo e non lo sapevamo. Si parla di quanto sia grave che i giudici per le indagini preliminari accolgano le richieste dei pm in oltre il 90 per cento dei casi, il che vuol dire che spesso i giudici non hanno margine d’azione per essere una controparte dei pm. Quello che gli apostoli della Costituzione dimenticano di dire è che gli articoli della Costituzione cambiati attraverso la riforma della giustizia possono aiutare la Costituzione più bella del mondo a essere coerente con i suoi princìpi garantisti. Attraverso un sistema certamente perfettibile ma costruito un po’ meno per assecondare (a) correnti che costringono i magistrati a fare carriera più per appartenenza che per merito, (b) magistrati che possono utilizzare teoremi al posto di prove mandando in galera un innocente ogni otto ore, (c) processi mediatici usati come clave per fare carriera, (d) pieni poteri utilizzati in modo discrezionale senza paura di pagare per eventuali errori e (e) un’idea di giustizia malata in cui l’unico modo per essere indipendenti è considerato essere irresponsabili. Chi ama la Costituzione più bella del mondo non può che amare il garantismo. Chi ama il garantismo non può non accorgersi che se c’è una Costituzione in cui gli articoli garantisti vengono calpestati ogni giorno, cambiare la Costituzione per renderla più forte non è un cedimento all’autoritarismo ma è una lotta contro la giustizia malata in cui il garantismo è stato calpestato e sostituito da un grande e scandaloso giustizialismo che ogni giorno nell’indifferenza dei custodi della Carta si mangia un pizzico della nostra libertà. Non sappiamo come finirà la battaglia referendaria, anche se avrete capito come speriamo che finisca. Sappiamo solo che anche se dovesse vincere il No un auspicio è doveroso: sperare che chi ha difeso in questi giorni la Carta, per non cambiarla, faccia qualcosa, nel futuro, per onorare gli articoli che ci sono, quelli che ci ricordano che l’Italia è una repubblica fondata sul rispetto dello stato di diritto, della libertà dell’individuo, e non sulla cultura dello sfregio.