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Referendum giustizia: il No verso la vittoria. L'affluenza sfiora il 59 per cento
Per Opinio Rai il no è al 53,9 per cento, mentre il sì si fermerebbe al 46,1 per cento. Schlein al Nazareno. Conte si prepara a un punto stampa. Bignami: "Abbiamo sempre detto che non avrebbe inciso sul governo"
Le reazioni dal fronte del Sì. Bignami: "Il risultato non incide sul governo"
"Viva la democrazia, grande successo di affluenza. Le persone sono state molto coinvolte con messaggi anche non corretti ma comunque c'è stata una partecipazione. Credo che i termini di analisi difficilmente possiamo andare oltre nel dire che ce l'abbiamo messa tutta", ha detto il presidente del comitato Sì Riforma Nicolò Zanon nella conferenza stampa sul risultato del referendum. "Alcune battaglie sui diritti dei cittadini andranno riprese. Nessun rimpianto e nessuna critica al modo con cui abbiamo condotto la battaglia", ha concluso. Per Galeazzo Bignami, capogruppo alla Camera di FdI, è "sempre da accettare il risultato quando gli italiani si esprimono tanto più con una affluenza elevata, che è sempre positiva. Era un provvedimento che noi avevamo nel programma elettorale - ha detto il meloniano - avevamo il dovere di portarlo avanti perché era un impegno che avevamo assunto nei confronti degli italiani e abbiamo chiesto agli italiani di esprimersi". Il risultato del referendum, ha poi aggiunto, "non incide sulle sorti del governo. Lo abbiamo sempre detto e lo diciamo ora".
L'attesa del fronte del No
La segretaria del Pd Elly Schlein sta seguendo lo spoglio al Nazareno. Con la leader dem, stando a quanto si apprende, ci sono diversi esponenti, tra i quali il presidente dei senatori Pd, Francesco Boccia, i deputati Nico Stumpo e Arturo Scotto, la responsabile Giustizia del Pd, Debora Serracchiani, il responsabile delle iniziative politiche Marco Furfaro, il capo dell'organizzazione Igor Taruffi e l'ex ministro Roberto Speranza. Mentre dirigenti e parlamentari di Avs stanno seguendo questi primi momenti dello spoglio del referendum nella sede di Corso Rinascimento a Roma. Sono già arrivati Angelo Bonelli, Nicola Fratoianni, Fiorella Zabatta, i capigruppo Peppe De Cristofaro e Luana Zanella. Nel quartiere San Lorenzo, invece, il centro congressi ospita il Comitato Società Civile per il No, con il presidente Giovanni Bachelet. "Aspetterei a festeggiare ancora un pochino - ha detto Bachelet davanti alle prime proiezioni in favore del No - ma penso che sia coerente con quello che speravamo e anche che si poteva immaginare con questo aumento non previsto dell'affluenza e mi sembra un segnale importante". Il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, aspetterà i risultati della consultazione referendaria presso il Centro Congressi Frentani, a Roma.
L'attesa del fronte del Sì
Il vicepremier e segretario di Forza Italia Antonio Tajani è a Montecitorio negli uffici del gruppo per seguire lo spoglio del referendum costituzionale sulla riforma della giustizia. In occasione dello spoglio, Fi ha aperto alla stampa la Sala Colletti del Palazzo dei Gruppi parlamentari, dove sono attesi i capigruppo di Camera e Senato, Paolo Barelli e Maurizio Gasparri, e lo stesso Tajani. "Noi non abbiamo nulla da rimproverarci, abbiamo mantenuto un impegno con gli elettori", ha detto Lucio Malan, capogruppo di Fdi al Senato a Quarta Repubblica, commentando i dati che danno il no in vantaggio: "Avevamo un programma dove c'era questo, c'è stata una campagna pesante dove sono state attribuite cose che non esistevano". Sul fronte dei comitati, secondo Gian Domenico Caizza (comitato 'Sì separa') dai primi exit poll emerge un "paese spaccato a metà", segno "di una consultazione schiettamente politica" con "la natura dello scontro molto lontana dal quesito: dovremo commentare un risultato decisamente politico che in questo momento ci dà il segnale di un paese spaccato sia sul merito del quesito sia sul contesto politico nel quale si è svolto", ha detto Caiazza. Cautela anche dal Comitato Camere Penali: "Attendiamo le prime proiezioni prima di commentare".
I dati reali di Eligendo (aggiornati man mano che arrivano)
I dati reali sembrano ormai stabili: ha vinto il No. Con 21.511 sezioni scrutinate su 61.533 (circa un quarto del totale), il No è avanti al 54,4 contro il 45,6. Si tratta di circa 4 milioni di voti contro 4 milioni e 700 mila, con uno scarto che attualmente è di 700 mila voti.
Le seconde proiezioni danno il no al 53,9 per cento
Secondo le seconde proiezioni Opinio Rai su un campione del 37 per cento il no è al 53,9 per cento mentre il sì si ferma al 46,1 per cento.
Il presidente dell'Anm si è dimesso
Mentre è in corso lo spoglio, arriva la notizia delle dimissioni del presidente dell'Associazione nazionale magistrati, Cesare Parodi. Come ha potuto verificare il Foglio, la scelta sarebbe legata a motivi personali slegati dalla consultazione.
Primo exit poll: il no è in vantaggio
I primi exit poll di Opinio Rai danno il sì tra il 47 e il 51 per cento, il no tra il 49 e il 53.
L'affluenza al 58,9 per cento
Concluso il conteggio, l'affluenza si attesta al 58,9 per cento: uno dei più alti di tutte le consultazioni costituzionali che ci sono state negli ultimi venticinque anni.
Nel 2001, il quesito sulla modifica del Titolo V della Costituzione fu approvato con un'affluenza del 34,05 per cento. Invece per la legge sulla devolution del 2006, che, tra le altre misure, proponeva un senato federale, la diminuzione del numero dei parlamentari e maggiori poteri al premier, si è recato alle urne il 52,46 per cento che bocciò il testo.
Nel 2016, per la riforma costituzionale di Renzi ha votato il 65,5 per cento dei cittadini, con la vittoria del No. In quel caso gli elettori dovevano esprimersi per il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei parlamentari e la soppressione del Cnel e la revisione del Titolo V della parte seconda della Costituzione.
All'ultimo referendum costituzionale, quello sul taglio dei parlamentari, ad andare a votare fu poco più della metà degli aventi diritto: il 51,12 per cento.
L'affluenza regione per regione
Secondo i dati di Eligendo, le regioni con l'affluenza più alta sono state quelle del centro-nord. In tre regioni si è recato a votare più del 65 per cento dei cittadini: Emilia-Romagna (66,73 per cento), Toscana (66,27 per cento) e Umbria (65,05), tutte e tre amministrate dal centrosinistra. A seguire ci sono Lombardia (63,77 per cento), Marche (63,74 per cento) e Veneto (63,45).
Al sud e nelle isole, la partecipazione più alta si è registrata in Molise (54 per cento), Basilicata (53,27 per cento) e in Sardegna (52,21 per cento). In Sicilia il dato più basso: 46,23 per cento.
Il voto di Giorgia Meloni a Spinaceto
L'ultima a votare è stata proprio Giorgia Meloni, ieri a Pontida per i funerali di Umberto Bossi e oggi a Roma, in zona Spinaceto, al seggio della scuola Rosalba Carriera. "L'affluenza è una buona notizia – ha detto la premier – in generale la democrazia è una buona notizia". In mattinata sul suo profilo X Meloni aveva rivolto un ultimo invito a partecipare al referendum con un tweet: "Pronta per il voto. Ricordate: c'è tempo fino alle 15 di oggi per recarsi al seggio. Partecipare è importante".
Il garantismo della nostra Costituzione
Nel giorno del voto sul referendum sulla giustizia, il confronto non riguarda solo la modifica degli articoli 104 e 105 della Costituzione – separazione delle carriere e nuova giustizia disciplinare – ma un nodo più concreto: se e quanto l’attuale sistema rispetti davvero i principi garantisti già scritti nella Carta. Nel dibattito, il fronte del No ha difeso l’intangibilità della “Costituzione più bella del mondo”, mentre i favorevoli hanno insistito su dati difficili da ignorare: circa mille casi l’anno di ingiusta detenzione, valutazioni di professionalità positive per oltre il 99 per cento dei magistrati, richieste dei pm accolte in più del 90 per cento dei casi. Numeri che, per i promotori della riforma, segnalano squilibri reali tra accusa e difesa e un deficit di responsabilità interna alla magistratura. Su questo sfondo si inserisce il voto di oggi, che misurerà non solo l’orientamento degli elettori sulle modifiche costituzionali, ma anche il peso politico di una critica al funzionamento concreto della giustizia italiana.