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editoriali
Un nuovo presidente alla Scuola superiore della magistratura: perché no? Il caso di Silvana Sciarra
L'ex presidente della Corte Costituzionale, con una procedura assolutamente legittima, non è stata riconfermata alla presidenza della Scuola. Se l'è presa moltissimo, forse per una presunzione di inamovibilità se non per una successione concordata e corrispondente allo spirito di casta
Silvana Sciarra non è stata confermata alla presidenza della Scuola superiore della magistratura, a due anni dalla nomina, con una procedura assolutamente legittima, anche se inconsueta. Però se l’è presa moltissimo, perché evidentemente l’ex presidente della Corte Costituzionale pensava di essere indispensabile e inamovibile. L’organismo che ha preso la decisione è costituito da magistrati, in maggioranza, e da esponenti di nomina politica, ma è bastato che un togato, per una complicata vicenda che riguarda la sua carriera, non fosse in carica e che un altro abbia votato insieme ai “politici” e le decisione “inaudita” di non confermare la presidente uscente è stata assunta. Sciarra è una indefessa sostenitrice del No al referendum di domenica; il suo vice, ora chiamato sostituirla, Mauro Paladini, invece sostiene l’approvazione della riforma. Anche per questo si sono levate grida di protesta per “la voracità della destra”. Non potendo contestare la legittimità della scelta, si nega che essa sia bastata sul merito, perché è inconcepibile che un docente di Diritto finora vicepresidente della scuola stessa possa essere valutato per le sue qualità, e non per un suo più o meno accertato orientamento politico. Appare ora piuttosto bizzarro lo spirito “proprietario” della presidente uscente, che non accetta una decisione legittima che non le riconosce un diritto alla permanenza in carica che non ha. In sostanza si tratta di una presunzione, largamente presente soprattutto nei settori polarizzati della magistratura, di inamovibilità se non per una successione concordata e corrispondente allo stesso indirizzo. Insomma quello che, quando lo si riscontra in politica, viene chiamato spirito di casta. Anche il fatto che per la prima volta alla guida della scuola non ci sia un ex presidente della Consulta, che viene considerato uno scandalo. Sciarra ha naturalmente ha tutto il diritto di esprimere contrarietà, così come altri hanno quello di considerare le sue lamentele un po’ supponenti e persino fastidiose.