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Botta e risposta

I sassolini di Meloni: le risposte a Barbero e a Gratteri sul referendum

Redazione

Dopo la puntanta di Pulp podcast, Meloni isola sui social due momenti in cui risponde allo storico e al magistrato sulle argomentazioni del No al sorteggio diventate più virali

La lista dei membri laici da eleggere "dovrà essere molto lunga e verrà fatta con l'opposizione, quindi tutte le tesi che sta sostenendo Barbero non hanno francamente molto senso". E ancoara: "Gratteri e Colombo sanno come funziona oggi l'elezione dei membri laici, con la riforma rafforziamo ancora di più l'incapacità della politica di incidere in questo meccanismo". Dei 55 minuti di puntata a Pulp Podcast condotto da Fedez e Mr. Marra, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha isolato, pubblicandoli sui suoi social, due momenti in cui ha parlato del referendum sulla giustizia rispondendo alle dichiarazioni diventate più virali dello storico Alessandro Barbero e a quelle dei due magistrati Nicola Gratteri e Gherardo Colombo schierati a sostegno del No.

 

Le parole di Barbero

 

 

In un suo intervento, lo storico Alessandro Barbero, che da tempo ha preso posizione a favore del No, ha parlato della riforma della giustizia, avanzando alcuni dubbi soprattutto sull'elezione dei membri laici nel Consiglio superiore della magistratura. "Mentre adesso nel Csm ci sono una componente di magistrati eletti dai colleghi e una componente designata dal Parlamento (e quindi dal governo), nel nuovo sistema previsto dalla riforma è tecnicamente è vero che ci sarà sempre il sorteggio. Ma dove sta la malafede? Sta nel fatto che i rappresentanti dei magistrati saranno sorteggiati fra le migliaia di magistrati italiani, i magistrati nominati dalla politica saranno sorteggiati in una lista stabilita dalla politica", ha detto il professore. Barbero ha poi aggiunto che "non si dice neanche quanti nomi dovrà comprendere. Per cui se devono sorteggiare dieci membri laici, il Parlamento potrebbe benissimo fare una lista di undici nomi e dire 'sorteggiamone dieci'".

 

La risposta di Meloni allo storico

 

 

Nel passaggio del podcast di Fedez e Mr Marra che Meloni ha pubblicato sui suoi social, la premier replica così allo storico: "La risposta lapidaria che voglio dare a Barbero è che la mia immaginazione non arriva dove arriva quella di Barbero. La mia 'malafede' non ha questa immaginazione. Barbero dice che 'il Parlamento fa quello che dice il governo'. Temo che per uno storico sia una tesi un po' forzata: il Parlamento fa quello che dice la maggioranza del Parlamento. Perché Barbero fa questo errore apparentemente grossolano? Per dire che io al governo mi posso stilare da sola questa lista. Ma Barbero sa benissimo che questo sarebbe incostituzionale: la lista va fatta per forza da maggioranza e opposizione insieme". La presidente del Consiglio ha poi spiegato che, se dovesse vincere il Sì, nella legge di attuazione della riforma, "voglio mantenere i 3/5 che sono necessari per eleggere la lista, vuol dire che tu non puoi fare una lista senza il concorso delle opposizioni".

Sull'altro argomento usato da Barbero - Il parlamento "potrebbe benissimo fare una lista di undici nomi e dire 'sorteggiamone dieci'"  -  la premier risponde ancora più seccata: "Qui esco pazza, signori, perché stiamo parlando della Costituzione, del Parlamento della Repubblica italiana, non stiamo parlando della nomina del responsabile di una bisca clandestina. E' chiaro?. Se provassi a fare una legge del genere il Presidente della Repubblica non me la controfirmerebbe, perché tutte queste tesi surreali sono, consentitemelo, anche un po' una mancanza di rispetto verso il Presidente della Repubblica che la riforma l'ha controfirmata. Quindi è evidente che questo non può accadere: la lista dovrà essere molto lunga e verrà fatta con l'opposizione e quindi tutte le tesi che sta sostenendo Barbero non hanno francamente molto senso dal mio punto di vista".

 

Le parole di Gratteri

 

 

"Questa mi pare una mezza truffa, non mi pare un sorteggio", ha detto in diversi interventi il procuratore di Napoli Nicola Gratteri. Per il magistrato "sorteggio temperato vuol dire che il Parlamento si sceglie, per esempio, cinquanta tra professori ordinari di diritto e avvocati cassazionisti di provata fede, proporzionalmente alla percentuale di ogni partito, li mette in un'urna ed estrae dieci nomi per il Csm dei giudici e dieci per il Csm dei pubblici ministeri, poi quelli per l'Alta corte disciplinare. Questo non è un sorteggio: queste sono delle persone già selezionate".

 

La risposta di Meloni ai due magistrati

 

"Gratteri e Colombo sanno come funziona oggi l'elezione dei membri laici. Funziona così: i segretari dei partiti politici si mettono d'accordo e nominano ciascuno il proprio o i propri rappresentati in base a quanto pesano. Vi pare una logica estranea alla politica o estranea a essere pilotata dalla politica? No, è una logica in cui i partiti si nominano il loro referente nel Csm, ha risposto Giorgia Meloni ricordando che il vicepresidente del Csm è un membro laico: "Vogliamo, signori, ricordare chi sono stati alcuni di loro negli ultimi venticinque anni?". Giovanni Legnini, sottosegretario alla presidenza del Consiglio con il governo Renzi, parlamentare del Pd, "cioè come se io ci mettessi Alfredo Mantovano", Michele Vietti, parlamentare del Centro Cristiano Democratico, David Ermini, parlamentare del Pd e responsabile giustizia, Nicola Mancino, ministro degli Interni del governo Amato, "è come se io ci mettessi Piantedosi". "Vi pare - ha chiesto retoricamente Meloni - che la politica sia stata estranea dal contesto? Dopodiché noi stiamo costruendo un meccanismo completamente diverso, nel quale i partiti, maggioranza e opposizione, stilano una lunga lista di persone che hanno un curriculum adeguato e tra quelle persone si sorteggia. E quindi il condizionamento politico diventa molto inferiore", ha detto la premier che poi ha aggiunto: "Sono dell'idea che nei decreti d'attuazione dobbiamo mettere una norma che impedisca almeno per un periodo di tempo a chi fa politica di entrare al Csm rafforzando ancora di più l'incapacità della politica di incidere in questo meccanismo. Perché questo è l'obiettivo della riforma".