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botta e risposta

Nordio: "Il No di Bettini per principio è il miglior sponsor del Sì". La replica: "Voto nel merito"

Redazione

Il ministro della Giustizia: "Chi vota No per far cadere il governo si terrà questa giustizia e questo governo. Bettini ha detto che questa riforma gli piace ma voterà No". La giravolta del fondatore del Pd: "Mai pronunciate le frasi che Nordio mi attribuisce"

"Coloro che dicono 'la riforma è giusta, ma io voto No per principio', non solo sono tanti ma ce n'è uno in particolare che io non ho il piacere di conoscere, ma che si è esposto molto ed è Goffredo Bettini, uno dei fondatori del Partito democratico e, secondo me, è il nostro migliore sponsor". A dirlo all'AdnKronos è il ministro della Giustizia Carlo Nordio, in un discorso rivolto a chi andrà alle urne con un unico obiettivo: votare contro la premier Giorgia Meloni. Tra questi ci sarebbe proprio Bettini, a cui "questa riforma piace ma voterà No per dare una spallata al governo", dice Nordio. Una scelta che il Guardasigilli non critica, anzi, poiché questa "beata sincerità" dimostra come "il contenuto della riforma è un buon contenuto". Ma, ci tiene ad avvisare il ministro, "se poi votano No per dare un significato politico nella vana speranza di far cadere il governo allora, come ha detto la nostra presidente del Consiglio, se vincesse il No, si terrebbero questa giustizia e anche questo governo". Un tentativo legittimo ma con uno scopo inutile, insomma.

La risposta di Bettini non si è fatta attendere. "Non ho mai pronunciato le frasi che Nordio mi attribuisce", ha replicato l'esponente dem interpellato dall'AdnKronos. "Quando si è discusso alle Camere Penali il tema della separazione delle carriere - ha aggiunto - ho dichiarato un'adesione al principio. Mi sembrava un segnale per garantire un processo penale più equo. Ma questo segnale è svanito via via di fronte al complesso della riforma presentata e al contesto culturale, ideale e politico che la circonda e la soffoca". Non solo, perché la separazione delle carriere si accompagnerebbe "ad una serie di organismi e meccanismi non condivisibili" e non affronterebbe "nulla dei problemi che a me stanno più a cuore: le carcerazioni facili, la lunghezza dei processi, la condizione medioevali dei carceri". Piuttosto è una riforma che rappresenta "un tassello di una politica generale del governo, autoritaria, repressiva e sprezzante dei più deboli", dice Bettini. 

Eppure, a gennaio, i motivi che lo hanno portato a dichiarare il suo voto contrario al referendum erano abbastanza chiari: "Mi sono espresso più volte a favore della separazione delle carriere. La formulazione della legge proposta dal governo include questa misura, ma oggi il dibattito è così politicizzato che il voto è diventato un sì o un no a Giorgia Meloni". Frasi che neanche Nordio sembra aver dimenticato: "Capisco che il povero Bettini sia stato costretto all'autocritica, nella migliore tradizione dei processi stalinisti, da Koniev a Kamenev a Bucharin. Ma non siamo più nell'URSS, dove i libri erano stampati a fogli mobili, che si sostituivano per modificare il passato. Le sue parole sulla riforma rimangono e la sua retromarcia mi suscita una tenera pietà", ha replicato ancora il Guardasigilli.

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