Silvia Albano (foto Ansa)

l'intervista

“Al referendum voto Sì”, dice il marito di Albano, capo delle toghe rosse

Ermes Antonucci

"Il paese ha bisogno della separazione delle carriere e di liberare il Csm dal correntismo": parla l'avvocato Merluzzi, marito della presidente di Magistratura democratica, schierata per il No. "Mia moglie ha una posizione ideologica"

“Al referendum sulla giustizia andrò a votare convintamente Sì”, dice Fabrizio Merluzzi al Foglio. Merluzzi non è soltanto un noto avvocato penalista dalla carriera quarantennale (presidente della Camera penale di Roma dal 2010 al 2012), ma anche marito di Silvia Albano, presidente di Magistratura democratica, cioè la storica corrente di sinistra dei magistrati. Il capo delle toghe rosse conduce da mesi una battaglia per il No contro la riforma Nordio, suo marito invece fa sapere che voterà Sì: una spaccatura domestica clamorosa. “Credo che la separazione delle carriere sia un cambiamento culturale di cui il paese ha bisogno – dice Merluzzi –. Ci deve essere una netta distinzione tra chi accusa, chi difende e chi giudica. E non mi fa paura un pm separato dal giudice, perché il giudice deve avere la cultura del dubbio, mentre il pubblico ministero deve avere la cultura della prova”.

 

“Troppo spesso accade che il pm smarrisca questa cultura, e invece di valutare quello che è effettivamente il contenuto della prova, cioè il fatto, si lasci andare a illazioni, congetture, ipotesi che non hanno nulla a che vedere con una prova”, aggiunge Merluzzi. “Con la separazione delle carriere, il giudice si sentirà veramente terzo e non vedrà più nel pubblico ministero colui che, anziché rappresentare l’accusa rispetto alla difesa, rappresenta una battaglia dello stato nei confronti della criminalità”. 

 

Troppo spesso il giudice, soprattutto durante le indagini, appare appiattito alle tesi dei pm. “Non parlerei di appiattimento – replica il penalista –. Il tema è che il giudice tende a lasciarsi convincere dal pm perché pensa che questi, quando propone l’accusa, lo fa a ragion veduta. E’ questo il cambiamento culturale che va fatto, soprattutto in un paese in cui sovente i pm si atteggiano a sacerdoti del diritto, facendo proclami sui giornali o presentando le loro inchieste come verità assoluta. E’ chiaro che l’eco che questo crea nell’opinione pubblica mette il giudice in una condizione di imbarazzo. Se passasse la riforma prenderebbe piede una nuova cultura, che è l’esatto opposto di quella inquisitoria, in cui i cittadini, di fronte allo sbandierare delle indagini del pm, cominceranno a pensare che forse è bene aspettare che si esprima prima un giudice terzo”.

 

Non rintraccia, come fa qualcuno, il pericolo che il pm possa finire sotto il controllo della politica? “Assolutamente no, perché per poter assoggettare il pm al potere politico occorrerebbe fare una nuova riforma costituzionale, diversa da quella approvata dal Parlamento, che invece riconosce al pm le stesse garanzie di autonomia e indipendenza del giudice. Se mai il Parlamento decidesse di fare una nuova riforma costituzionale in questo senso io sarei il primo a scendere in piazza a fare le barricate”.

 

Il sorteggio per l’elezione del Csm delegittima la magistratura? “Non sono mai stato contrario al pluralismo culturale nella magistratura. Quindi non sono contrario alle correnti, ma se queste rimangono  correnti di pensiero: se diventano ideologie allora diventano pericolose, perché a quel punto la funzione giurisdizionale viene deviata dal suo corso naturale – afferma Merluzzi –. La scelta del sorteggio secco per l’elezione dei Csm non mi ha entusiasmato, ma d’altra parte riconosco che la perfezione è nemica del bene. E’ difficile fare una riforma perfetta. Questa, secondo me, è la riforma migliore possibile, perché da più trent'anni ormai il meccanismo delle correnti incide in modo esasperato sull’autogoverno della magistratura, e questo è sotto gli occhi di tutti”.

 

La terza novità della riforma Nordio è l’istituzione dell’Alta corte disciplinare. “Non ci vedo nulla di scandaloso. La riforma della legge professionale ha tolto  ai consigli dell’ordine di appartenenza la funzione disciplinare proprio perché questo assetto non garantiva terzietà. Mi chiedo allora perché un’Alta corte di giustizia, che peraltro sarà composta per tre quinti da magistrati, dovrebbe rappresentare un pericolo. Non comprendo  le resistenze dei magistrati. Evidentemente stimiamo più noi i magistrati di quanto loro stessi non si stimino”.

 

Le sue posizioni sono chiaramente diverse da quelle di sua moglie, Silvia Albano. C’è dunque un dibattito democratico in casa Merluzzi-Albano? “Assolutamente sì. Ci confrontiamo sulla riforma, anche con i nostri due figli. Ciascuno di noi sostiene le sue idee. Lei mi rimprovera di non vedere oltre il mio naso, io le rimprovero di avere una posizione piuttosto ideologica e slegata dal merito. Ma tutto avviene con rispetto ed estrema pacatezza”. Forse sono i toni che avrebbe dovuto avere la campagna referendaria. “Sì, sono scandalizzato dai toni che sono stati usati da entrambe le parti. Non credo che questa campagna elettorale abbia reso un buon servizio ai cittadini”, conclude Merluzzi. 
 

  • Ermes Antonucci
  • Classe 1991, abruzzese d’origine e romano d’adozione. E’ giornalista di cronaca giudiziaria e studioso della magistratura. Ha scritto "I dannati della gogna" (Liberilibri, 2021) e "La repubblica giudiziaria" (Marsilio, 2023). Su Twitter è @ErmesAntonucci. Per segnalazioni: [email protected]