Isabella Bertolini (foto Ansa)
l'intervista
“Pasticcio sull'Alta corte? Ennesima fake news del fronte del No”, spiega Isabella Bertolini (Csm)
“Nella riforma Nordio non c’è nessun ‘buco’ né ‘pasticcio’ sull’esercizio delle funzioni disciplinari nei confronti dei magistrati”, dice la consigliera laica del Csm. "E’ gravissimo che i magistrati, che sono i tutori della legalità, continuino a mentire ai cittadini per difendere la loro corporazione"
“Nella riforma Nordio non c’è nessun ‘buco’ né ‘pasticcio’ sull’esercizio delle funzioni disciplinari nei confronti dei magistrati”, dice al Foglio Isabella Bertolini, componente laica del Consiglio superiore della magistratura e segretaria del Comitato Sì Riforma, smentendo l’ultimo argomento avanzato dal fronte del No al referendum in queste ore. Secondo chi si oppone alla riforma costituzionale, la maggioranza si sarebbe dimenticata di adeguare l’articolo 107 della Costituzione all’istituzione dell’Alta corte, alla quale sarà affidata la funzione disciplinare nei confronti delle toghe. In realtà l’articolo è tra quelli adeguati dalla riforma alle modifiche sostanziali che riguardano gli articoli 104 e 105. In caso di vittoria del Sì al referendum, il nuovo articolo 107 stabilirà che i magistrati “non possono essere dispensati o sospesi dal servizio né destinati ad altre sedi o funzioni se non in seguito a decisione del rispettivo Csm” (e non più “del Consiglio”). Per i sostenitori del No, questo significa che l’Alta corte potrà adottare soltanto le decisioni disciplinari più lievi nei confronti dei magistrati, mentre quelle più pesanti (come la rimozione, la sospensione e il trasferimento di sede o di funzioni) rimarranno riservate ai due futuri Csm. “Si fa una gran confusione tra i provvedimenti disciplinari, che vengono affidati all’Alta corte, e i provvedimenti di tipo organizzativo e amministrativo che invece spettano ai Csm – spiega Bertolini –. Sarà l’Alta corte a sanzionare i magistrati, ma poi spetterà ai Csm, come avviene oggi, prendere atto di queste decisioni sul piano organizzativo, ridisegnando le piante organiche e quindi rimuovendo il magistrato o disponendo il suo inserimento in altra sede. Anche oggi la sezione disciplinare del Csm non decide nel merito delle tabelle degli uffici giudiziari. Spetta alle commissioni competenti prendere atto delle sentenze e adottare i provvedimenti conseguenti sul piano amministrativo”.
“Peraltro la dispensa può essere già oggi stabilita per motivi di salute, e non è certo la sezione disciplinare ad adottare la decisione, bensì la Quarta commissione del Csm”, aggiunge Bertolini. Insomma, “il fatto che la funzione disciplinare venga affidata a un’Alta corte esterna ai Csm non cambia la distinzione, già oggi esistente, tra le sanzioni e i provvedimenti organizzativi”.
Intanto l’Associazione nazionale magistrati continua a diffondere sui social dati falsi relativi proprio alle sanzioni disciplinari ai danni delle toghe, affermando che “il numero delle sanzioni è il più alto in Europa” (dato smentito dal Consiglio d’Europa) e che “il 40 per cento delle sanzioni è di condanna”, quando in realtà il dato si attesta al 26,7 per cento (l’Anm furbescamente elimina dal conteggio il numero di sentenze di non luogo a procedere). “E’ gravissimo che i magistrati, che sono i tutori della legalità, continuino a mentire ai cittadini per difendere la loro corporazione. E’ questo il vero dato inquietante del referendum”, afferma Bertolini. “L’Anm sarebbe dovuta rimanere fuori dalla diatriba referendaria”, aggiunge la consigliera. “Credo che i cittadini, votando Sì alle urne, ci dimostreranno che non hanno fiducia in questa magistratura. Votare Sì è l'unico modo per avviare un processo di cambiamento”.
Bertolini ha curato la scrittura di un libricino che raccoglie i contributi di diversi magistrati per il Sì, tra cui Alfonso D’Avino (procuratore di Parma), Giacomo Rocchi (presidente della prima sezione penale della Corte di Cassazione), Rosita D’Angiolella (consigliere di Cassazione), Paolo Itri (presidente di sezione della Corte tributaria di Napoli) ed Ettore Manca (presidente di sezione del Tar di Lecce). “Tanti magistrati preparati e coraggiosi hanno deciso di esporsi, spiegando ai cittadini perché è giusto votare Sì, e credo che detto da loro sia ancora più credibile che raccontato da chiunque altro. La casta che ha in mano le leve della magistratura impedisce a tanti pm e giudici di esporsi, ma le toghe per il Sì sono molte di più di quanto si possa credere”, conclude Bertolini.