il caso

"Quella di Gratteri al Foglio è intimidazione", dice il Comitato Camere Penali per il Sì

Redazione

"È inaccettabile che chi esercita una funzione così delicata utilizzi toni e immagini che paventano ritorsioni nei confronti di giornalisti colpevoli soltanto di fare il proprio lavoro", scrive il Comitato

In una nota diffusa oggi, il Comitato esprime "piena solidarietà al quotidiano Il Foglio e ai suoi giornalisti" e definisce le parole di Gratteri "una vera e propria intimidazione nei confronti di un organo di stampa". La nota è netta: "L’immagine di questa 'rete' evoca, infatti, in modo sinistro e inquietante quelle note operazioni di pesca a strascico a cui purtroppo ci ha abituato negli anni Gratteri e che sistematicamente si sono concluse con le vite distrutte di centinaia di persone innocenti, ingiustamente private della libertà personale. È inaccettabile che chi esercita una funzione così delicata utilizzi toni e immagini che paventano ritorsioni nei confronti di giornalisti colpevoli soltanto di fare il proprio lavoro". Il punto sollevato dal Comitato delle Camere Penali è istituzionale prima che politico: il referendum sulla separazione delle carriere in magistratura è una competizione legittima, nella quale ogni cittadino ha diritto di schierarsi. Compreso un procuratore. Ma chi rappresenta lo stato in una delle funzioni più delicate della Repubblica ha un vincolo in più: quello di non usare la propria posizione, anche solo retoricamente, per intimidire chi esercita la libertà di stampa. "In una democrazia liberale", scrive il Comitato Camere Penali per il Sì, "la libertà di stampa non può essere oggetto di minacce, tanto meno da parte di chi rappresenta lo Stato e dovrebbe per primo garantire equilibrio, misura e rispetto delle istituzioni".  

 

Le parole di Gratteri

Tutto è cominciato con Sal Da Vinci. Il procuratore di Napoli Nicola Gratteri, ospite fisso di La7 e volto più riconoscibile della campagna referendaria per il No, aveva lasciato intendere in tv che il vincitore del festival di Sanremo, autore della canzone "Per sempre Sì", avrebbe in realtà votato No. Ma lo stesso Sal Da Vinci ha smentito. Interpellato dal Foglio su questo episodio, Gratteri ha detto che scherzava, che era un gioco con il conduttore Massimo Gramellini, che bisognava ridere. Fin qui, una scaramuccia. Ma poi, nel mezzo dell'intervista, il procuratore ha cambiato registro. "Senta, con voi del Foglio – ha detto – se dovete speculare e diffamare persino su Sal Da Vinci, fate pure. Non è un problema. Tanto, dopo il referendum, con voi del Foglio faremo i conti". I conti come? "Nel senso che tireremo una rete". Un avvertimento che non suona come una battuta. E che nemmeno il Comitato Camere Penali per il Sì ha preso come tale.