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verso il voto

Nessuna iniziativa unitaria per il Sì al referendum

Giovanni Lamberti

Il centrodestra segue Meloni: non si ragiona come coalizione, una kermesse di questo tipo politicizzerebbe il voto e allontanerebbe chi nel perimetro della sinistra ha deciso di mettere la faccia sulla riforma. L'incognita astensionismo

Nessuna manifestazione unitaria del centrodestra sul referendum sulla separazione delle carriere di magistrati. La decisione è stata presa nel solco del convincimento di Giorgia Meloni: non si ragiona come coalizione, una kermesse di questo tipo non solo andrebbe a politicizzare il voto, ma allontanerebbe chi nel perimetro della sinistra ha deciso di mettere la faccia sulla riforma costituzionale. Anzi, l’input è quello di dialogare con questo fronte. “Bisogna aprirsi al confronto”, ha argomentato Antonio Tajani, “anche in prospettiva futura”. Se ci potrà essere “una collaborazione elettorale”, come la definisce il ministro degli Esteri citando tra gli altri Antonio Di Pietro e Pina Picierno, è prematuro dirlo.

Si guarda all’appuntamento del 22 e 23 marzo e pesa sempre di più, alla luce dei venti di guerra, l’incognita astensionismo. “Io guardo ai sondaggi con il beneficio dell’inventario”, dice al Foglio il ministro della Giustizia Carlo Nordio. “Il nostro elettorato è difficile da mobilitare. Ma siamo in ballo e balliamo”, osserva il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani. Il leader di FI ha chiamato alla mobilitazione, “come se fosse una battaglia con le preferenze”. Il partito azzurro è entrato ‘in modalità Tortora’. “Se non scende in campo Meloni si rischia di perdere”, osserva il ministro della Salute, Orazio Schillaci. Ma la premier ci sarà il 12 all’iniziativa di Fdi a Milano.

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