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editoriali
L'Anm contro sé stessa: le due tesi opposte e incociliabili di Maruotti e Grosso
Il segretario generale dell'Associazione Nazionale Magistrati critica e disprezza il modello di giustizia americano, mentre il costituzionalista sostiene il contrario. Il vero problema però è più profondo: le posizioni sono entrambe sbagliate perché con il sistema statunitense la riforma Nordio non c'entra nulla
La propaganda dell’Anm è una continua sfida alla logica, prima che al diritto. Solo poche settimane fa, il segretario generale dell’Anm, Rocco Maruotti, ha pubblicato un commento sull’omicidio di Alex Pretti a Minneapolis da parte dell’Ice: “Anche questo omicidio di stato rimarrà impunito in quella ‘democrazia’ al cui sistema giudiziario è ispirata la riforma Meloni-Nordio”. Il magistrato ha poi rimosso il post e chiesto scusa, ma la sua tesi è che il modello americano non garantisce lo stato di diritto. Ora succede che Enrico Grosso, il costituzionalista messo dall’Anm a capo del suo comitato per il No, sostiene il contrario: “Un cittadino americano – ha detto a Lilli Gruber a Otto e mezzo – fa un ricorso a un giudice sostenendo che la politica dei dazi di Trump non sia conforme allo stato di diritto. Un giudice indipendente gli dà ragione e la Corte suprema dice che quell’indirizzo politico non è conforme alla costituzione”. La tesi di Grosso è opposta a quella di Maruotti: il modello americano dimostra come funziona una giustizia indipendente. Italo Bocchino ci prova a segnalare a Grosso che negli Stati Uniti i giudici supremi li sceglie direttamente il presidente, ovvero il capo del governo, ma viene brutalmente interrotto. Il vero problema non è tanto che l’Anm sostenga due tesi inconciliabili, ma il fatto che sono entrambe sbagliate. Perché la riforma oggetto del referendum non c’entra nulla con il sistema americano. Lì i procuratori vengono eletti dai cittadini, i giudici nominati dal governo e i giudici costituzionali scelti dal presidente. Qui i pm e i giudici continuano a essere selezionati per concorso e sono completamente autonomi e indipendenti dal potere sia legislativo sia esecutivo, mentre i giudici della Corte costituzionale non vengono affatto toccati della riforma. Quindi non c’è da capire chi abbia ragione tra Maruotti e Grosso: hanno torto entrambi. Che a dire balle in una campagna elettorale siano i politici è normale, ma che lo facciano ripetutamente i tecnici del diritto – professori e magistrati dell’Anm – è deprimente.