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Boeri e Zucchi a processo in base a un teorema che piace ai pm di Milano 

Redazione

Gli architetti dovranno rispondere in tribunale sul perché hanno assegnato la Biblioteca europea di informazione e cultura a una società con la quale, secondo l'accusa, avrebbero avuto rapporti

 

Gli architetti Stefano Boeri e Cino Zucchi dovranno rispondere in tribunale della loro decisione di assegnare la costruzione della Biblioteca europea di informazione e cultura, più nota come Beic, che si sta costruendo a Porta Vittoria a Milano, a una società con la quale, secondo l’accusa confermata dal gup Fabrizio Filice, avrebbero avuto rapporti, il che li avrebbe dovuti indurre ad astenersi. Il clima che si respira in queste e in altre inchieste, spesso zoppicanti, è quello del sospetto preventivo, per cui chiunque tiri su un muro in città deve essere per forza un corrotto o un corruttore. Il fatto che i progetti fossero presentati in forma anonima pare non conti niente, mentre si mette in evidenza, con scandalo, il fatto che due tra i più importanti architetti milanesi abbiano avuto rapporti con aziende del proprio settore. E’ ovvio che se si scelgono come membri della commissione aggiudicataria personalità di questo calibro, si può sempre trovare un qualche rapporto passato con le società che gareggiano, anche perché a chiunque dovrebbe essere chiaro che non sono molte le aziende in grado di affrontare una progettazione costruzione.

 

 

Oppure l’amministrazione dovrebbe affidare il delicato incarico di valutare progetti complessi a illustri sconosciuti? E’ proprio la base sulla quale sono stati costruiti i teoremi accusatori sull’edilizia milanese che è assolutamente fragile, basata in sostanza su un pregiudizio. Progettare un edificio di questo valore nel centro di Milano è un’impresa alla quale si possono candidare solo società con una forte carica professionale, il che rende plausibile, ma non è evidenza di reato o “turbativa d’asta” che alcune di queste società abbiano o abbiano avuto rapporti con gli architetti. Naturalmente nessuno è al di sopra della legge, se ci fossero indizi oggettivi di corruzione o di altri reati concreti sarebbe giusto andare a processo; ma a quanto pare qui c’è solo la constatazione che quelli che operano nell’architettura si conoscono tra loro, ma per saperlo non sembra sia necessario scomodare un tribunale.

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