La decisione

La Cassazione accoglie un nuovo quesito per il referendum sulla giustizia: si rischia un rinvio del voto

Redazione

L'Ufficio centrale presso la Corte di Cassazione ha accolto la versione formulata dai 15 giuristi promotori della raccolta di firme di 500mila cittadini. È possibile che si debba procedere con un riconteggio dei termini, con un rinvio almeno a metà aprile Sulla data comunque, dicono i giudici, la decisione spetta a Consiglio dei ministri e Quirinale. Ma il rischio ricorsi è dietro l'angolo

L'Ufficio centrale presso la Corte di Cassazione ha accolto il nuovo quesito per il referendum sulla riforma della Giustizia, nella versione formulata dai 15 giuristi promotori della raccolta di firme di 500mila cittadini. Il nuovo quesito era stato depositato per il vaglio dei giudici lo scorso 28 gennaio. Mentre l'indizione del voto è avvenuta lo scorso 13 gennaio tramite un decreto del presidente della Repubblica, su proposta del Consiglio dei ministri. La procedura rispettava i termini indicati dalla legge, che prevedono che il voto venga indetto non oltre sessanta giorni dall'ordinanza della Cassazione che accoglie il quesito referendario. L'ordinanza per il quesito presentato dai parlamentari di centrodestra in Cassazione era infatti stata emessa lo scorso 18 novembre. E i termini per indire il referendum con quel quesito sarebbero dunque scaduti il 18 gennaio. Come si spiega dunque questo colpo di scena?

 

In caso di referendum confermativi, la Costituzione concede a chiunque di presentare un quesito entro tre mesi dall'approvazione definitiva di una riforma costituzionale. Questo termine scadeva lo scorso 30 gennaio. E, due giorni prima, i promotori hanno presentato il nuovo quesito. Ora dunque cosa succede? Nell'ordinanza i giudici della Cassazione rinviano questa decisione agli organi a cui spetta la scelta sulla data, e dunque a Consiglio dei ministri e Quirinale. E però la Suprema corte sottolinea come nell'attuale decreto d'indizione del voto del presidente della Repubblica il quesito sia quello vecchio.

Servirebbe dunque un nuovo Dpr per modificarlo. Ma un provvedimento del genere non c'è mai stato. E il rischio dunque è quello ovvio di complicatissimi ricorsi. L'alternativa è ritirare in autotutela il precendente decreto d'indizione e far ripartire la procedura con un nuovo decreto d'indizione, da fissare questa volta in base alla nuova ordinanza di oggi. La legge prevede che, anche se il nuovo decreto arrivasse nei prossimi giorni, la nuova data del voto andrebbe fissata tra il cinquantesimo e il settantesimo giorno succesivo al decreto d'indizione. E dunque difficilmente si voterebbe prima di aprile. Con un calcolo approssimativo la prima data utile potrebbe essere il fine settimana del 12 e 13 aprile.