Il ministro Carlo Nordio
Il testo
Su spinta di Delmastro, Nordio bacchetta i parlamentari sulle visite in carcere. La lettera
Il Guardasigilli manda una missiva ai presidenti delle Camere perché ricordino agli onorevoli le modalità con le quali si effettuano le visite negli istituti di detenzione. Le opposizioni al Foglio: "Atto grave". L'ultimo episodio della "Giustizia secondo Delmastro"
"Nordio ci sta dicendo cosa fare e non fare? Servono delle scuse. Le visite nelle carceri sono una prerogativa per i parlamentari". Dalle parti del Pd la lettera che il ministro della Giustizia ha inviato circa dieci giorni fa ai presidenti delle Camere, in cui invitava a "sensibilizzare" gli onorevoli su come fare le visite nelle carceri, è sembrata tutt'altro che un invito. Piuttosto, un'avvertimento: "È molto grave", dice al Foglio Filippo Sensi, senatore dem.
Ma la missiva – spiegano al Foglio – è l'ennesimo tassello della "Giustizia secondo Delmastro". E dunque è l'ultimo atto di Andrea Delmastro delle Vedove, sottosegretario in quota FdI con delega al corpo di polizia penitenziaria, che è garantista a targhe alterne: sostenitore della riforma Nordio a favore di camera, suo detrattore in privato (ricorderete la conversazione confidenziale col Foglio). Uomo che a novembre ha accentrato i poteri del Dap, e che ora ha voluto ricordare ai colleghi onorevoli come parlare ai detenuti, quanto trattenersi e come comportarsi. Ricapitoliamo.
Il fatto è questo. Il Guardasigilli, su spinta del sottosegretario, intorno a metà gennaio ha inviato una missiva a Lorenzo Fontana e Ignazio La Russa con l'invito di ricordare ai loro rispettivi parlamentari le modalità con le quali questi possono effettuare una visita in un carcere. La notizia l'ha data proprio il presidente di Montecitorio martedì, in occasione di una riunione dei capigruppo. La "bacchettata" del ministro della Giustizia è arrivata dopo una visita di due parlamentari del Movimento 5 stelle, il senatore Roberto Cataldi e il deputato Enrico Cappelletti alla casa circondariale di Verona, lo scorso novembre. Nella lettera, che il Foglio ha potuto visionare, si legge che "in spirito di leale collaborazione", il ministro desidera "sottoporre il verbale delle visite", invitando i presidenti a "sensibilizzare senatori e deputati in ordine alla conoscenza delle norme ai fini del miglior esercizio del potere di visita, nell'ambito delle attività di ispezione, di divulgazione, di critica e di denuncia politica, connesse alla funzione di parlamentare".
Un "invito", rivolto ai due presidenti, che le opposizioni non hanno gradito. Maestra e alunno. "È molto inusuale una lettera del genere", commenta al Foglio Cecilia D'Elia, dem spesso in missione all'interno delle carceri. "Aspettiamo di leggere nel dettaglio le motivazioni – dice – ma di base non ci devono essere ingerenze del governo su una funzione essenziale dei parlamentari". Più duro è Sensi: "Il governo vuole mettere il Dap davanti alla Costituzione? Una comunicazione del genere è inappropriata e arrogante". Infatti nella lettera di Nordio viene citata anche una circolare del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, che ricorda come i parlamentari possono comunicare con i detenuti. Nello specifico, si legge, gli onorevoli "possono rivolgere la parola ai detenuti e agli internati al fine di rendersi conto in maniera più completa delle condizioni di vita degli stessi. Tali dialoghi, però, non possono travalicare in veri e propri colloqui o interviste".
A innescare una tale precisazione, che ha un po' il sapore del "cazziatone", sono state due visite dei due parlamentari 5 stelle gli scorsi 20 e 21 novembre. I due pentastellati si sono recati nella casa circondariale di Verona per valutare le condizioni di detenzione di Monica Busetto, in carcere da dodici anni per un omicidio – quello della 87enne Lida Taffi Pamio – che però è stato confessato essere stato commesso da un'altra persona. Secondo la lettera di Nordio, durante la visita, i due parlamentari potrebbero essersi trattenuti più a lungo del dovuto. "Ma lui è in possesso di informazioni false", dice al Foglio Cataldi, commentando la vicenda. Il Guardasigilli nella lettera comunica le sue considerazioni basandosi sui verbali di quella che è stata la visita dei due parlamentari. Verbali ricevuti proprio dal carcere veronese. Tuttavia "sono pronto a dimostrare che si sbaglia e a confutare tutte le accuse", risponde il contiano.
Cataldi spiega di non essere nemmeno stato contattato per chiarimenti: "Tutto ciò che volevo sapere era cosa succede in quel carcere e, nello specifico, come vive Busetti". Invece la visita ha provocato un richiamo direttamente alla seconda e terza carica dello stato e, per estensione, ai parlamentari tutti. "Se Nordio vuole ridurre le prerogative degli eletti, porta avanti un attacco alla democrazia", continua il senatore. La garanzia che però questo non avverrà emerge dalla stessa lettera di Nordio: "Tale conoscenza potrà senz'altro agevolare il migliore esercizio delle prerogative parlamentari, che il Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria continuerà a garantire e assistere con impegno ed efficacia". Ma la vicenda non finisce qui: "Valutiamo una risposta, anche a tutela della mia reputazione", dice ancora Cataldi. Della stessa linea sono i dem.
Il testo della lettera