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L'editoriale dell'elefantino

Le ridicole ragioni del No al Referendum

Giuliano Ferrara

La tendenza a fare dei referendum un test di simpatia o antipatia politica per il governo, e dunque a usare in modo specioso e incomprensibile argomenti che non hanno relazione alcuna con il testo da convalidare o respingere, è psicologicamente e politicamente comprensibile. Ma non bisogna esagerare

La condizione della conversazione pubblica sulla giustizia in questo momento è surreale. Si dicono e scrivono, su questioni le più varie, stramberie ineguagliate negli ultimi anni. Non è solo opera di opinionisti, che sono istituzionalmente deputati alle circonvoluzioni logiche, contribuiscono politici e magistrati. Si deve stabilire, con l’espressione di una volontà positiva o negativa, sì o no, se debba essere confermata la decisione parlamentare di separare le carriere tra magistrati che indagano e giudici che emettono sentenze, corrispondente al processo accusatorio in vigore da decenni, ed escludere le correnti sindacali dalla elezione dell’organo di autogoverno della magistratura. Tutto questo non ha a che vedere con il rafforzamento o l’indebolimento delle procure, con la loro sottomissione al potere politico, con un vantaggio offerto alla criminalità organizzata, alla mafia.

 

La riforma Nordio è solo la tardiva ratifica e la codificazione definitiva di una ovvia tendenza, quella alla separazione delle carriere requirenti e giudicanti, che da tempo immemorabile avrebbe dovuto essere stabilita dal legislativo, dopo che due persone della sinistra politica e istituzionale e illustri giuristi, Giuliano Vassalli e Gian Domenico Pisapia, avevano varato il Codice di procedura penale nuovo, anche per adeguare le nostre norme a convenzioni e usi di diritto internazionale, nel lontano 1989. Chi attacca la riforma usa lo strambo e primitivo argomento che è già così, perché i passaggi di carriera sono pochi. Bene, vuol dire che la situazione corretta in termini di legge dalla riforma era già di fatto intenibile, e che la correzione è giusta. Che relazione questo abbia con una presunta volontà di assoggettare ai voleri del governo pro tempore il pm è pura e astratta speculazione. Che cosa questo implichi nella iniziativa di contrasto alla mafia, è un’altra fumisteria. C’è poi la questione del Consiglio superiore della magistratura, di cui si stabilisce l’elezione in larga misura per sorteggio o per una combinazione di sorteggio e nomina presidenziale o parlamentare.

 

Una quantità di fatti, dalle campagne deviate sulle logge massoniche nel Csm, al termine delle quali stimati magistrati sono stati condannati per violazioni del Codice, alle ricorrenti polemiche sulla gestione politicizzata delle faccende disciplinari dell’ordine giudiziario, resa possibile dall’elezione per correnti sindacalizzate e politicizzate, per esempio l’affaire Palamara di cui si è parlato per mesi, o altri fatti analoghi che durano da decenni, tutto consiglia di cambiare il modo di scelta di chi giudica i giudici all’interno dell’ordine. Ed è quello che è stato fatto dalla riforma Nordio. La tendenza a fare dei referendum un test di simpatia o antipatia politica per il governo o la maggioranza in carica, e dunque a usare in modo specioso e incomprensibile argomenti che non hanno relazione alcuna con il testo da convalidare o respingere, è psicologicamente e politicamente comprensibile. Ma non bisogna esagerare. Non so se blasfemo è la parola giusta per definire certe posizioni oltranziste prive di sostanza e verità. Ridicolo è un termine adatto.

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  • Giuliano Ferrara Fondatore
  • "Ferrara, Giuliano. Nato a Roma il 7 gennaio del ’52 da genitori iscritti al partito comunista dal ’42, partigiani combattenti senza orgogli luciferini né retoriche combattentistiche. Famiglia di tradizioni liberali per parte di padre, il nonno Mario era un noto avvocato e pubblicista (editorialista del Mondo di Mario Pannunzio e del Corriere della Sera) che difese gli antifascisti davanti al Tribunale Speciale per la sicurezza dello Stato.