I vertici dell'Anm alla cerimonia di inaugurazione dell'anno giudiziario (foto Ansa)

le bestialità del No

L'Anm attacca Nordio pure all'inaugurazione dell'anno giudiziario in Cassazione

Ermes Antonucci

Il primo presidente della Cassazione D’Ascola auspica "un clima di rispetto tra le istituzioni", ma l'Associazione nazionale magistrati attacca Nordio appena finita la cerimonia al Palazzaccio, definendo le sue parole "inappropriate"

E’ durato poco l’invito, espresso ieri alla cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario dal primo presidente della Cassazione, Pasquale D’Ascola, a coltivare “un clima di rispetto reciproco e fattiva collaborazione tra le istituzioni, che permetta lo sviluppo di un dialogo pacato e razionale sul futuro della giustizia”. E’ bastato infatti che subito dopo il ministro Carlo Nordio prendesse la parola per escludere il pericolo di una sottoposizione della magistratura al potere politico – paventato dal fronte del No al referendum – per indurre l’Associazione nazionale magistrati a intervenire immediatamente per definire addirittura “inappropriate” le stesse dichiarazioni del ministro della Giustizia. “Ritengo blasfemo sostenere che questa riforma tenda a minare l’indipendenza della magistratura, un principio non negoziabile”, ha detto Nordio nel suo intervento al Palazzaccio. Il ministro ha poi letto il testo del nuovo articolo 104 della Costituzione previsto dalla riforma e che conferma l’indipendenza della magistratura: “Un’interpretazione diversa da questa letterale – ha sottolineato – è un’arbitraria e malevola distorsione offensiva della logica ermeneutica e dell’etica politica. L’attribuzione al legislatore dell’intenzione di sottoporre la magistratura al potere esecutivo è una grossolana manipolazione divinatoria di una realtà immaginaria”. Non cogliendo evidentemente l’invito di D’Ascola, il presidente dell’Anm Cesare Parodi, appena terminata la cerimonia in Cassazione, ha detto ai giornalisti: “Mi spiace che sia stato usato il termine ‘blasfemo’ che io userei per manifestazioni e situazioni diverse da questa. Noi abbiamo delle opinioni che riteniamo fondate e che difendiamo, che hanno la loro dignità. Quindi non mi sento di condividere il termine ‘blasfemo’: il ministro lo ha usato, ne prendo atto ma non mi pare il termine più appropriato”. Il sindacato dei magistrati ha dunque trovato opportuno giudicare l’“appropriatezza” o meno delle affermazioni dette dal ministro della Giustizia alla cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario. La cosa non sorprende, ma dà l’ennesima conferma dell’incredibile anomalia italiana. Che rende vano l’auspicio di D’Ascola in favore di un “clima di reciproca collaborazione”. 

 

Paradossalmente, il presidente dell’Anm Parodi ha aggiunto di aver trovato “molto bella” proprio la relazione tenuta in Cassazione da D’Ascola, “che ha sottolineato l’assoluta centralità in concreto dell’indipendenza della magistratura”. L’attenzione di Parodi è finita a una frase detta dal primo presidente della Cassazione: “La preoccupazione della magistratura è volta a garantire che resti effettiva l’indipendenza e l’autonomia della giurisdizione come caposaldo del sistema costituzionale”. Questa frase è stata letta da alcuni come un giudizio negativo nei confronti della riforma costituzionale che sarà oggetto di referendum. “La Cassazione difende l’indipendenza delle toghe”, si è spinta a titolare Repubblica, schierata ormai a testa bassa sul fronte del No (anche ricorrendo a fake news, come abbiamo raccontato nei giorni scorsi). 

 

Un altro passaggio dell’intervento di D’Ascola evidenziato dai sostenitori del No è quello in cui il primo presidente cita, tornando al 1959, l’insediamento del primo Csm: “Il presidente Gronchi, solennemente, ribadì che la Costituzione con la creazione dell’organo non ha voluto soltanto ‘riconoscere all’ordine giudiziario unicità ed autorità’, ma ‘assicurare soprattutto l’autonomia dei giudici’, intesa ‘nel senso di autogovernarsi’, il tutto ‘inquadrato per logica necessaria nel sistema della divisione dei poteri che è presupposto e cardine insieme dello stato di diritto’”.

 

Un’altra presunta critica rispetto all’assetto proposto dalla riforma Nordio? Niente affatto. Il passaggio di D’Ascola è stato infatti ripreso in modo incompleto, troncato della parte in cui il primo presidente di Cassazione ricorda che Gronchi “aggiunse che ‘l’autonomia e l’indipendenza che derivano dalla divisione dei poteri non possono né debbono condurre all’isolamento di alcuno degli organi che sono posti al vertice dell’ordinamento giuridico dello stato’”.

 

Insomma, il Csm non è l’organo di autogoverno della casta dei magistrati. Lo disse Gronchi già nel 1959, ma in tanti lo hanno dimenticato. 
 

  • Ermes Antonucci
  • Classe 1991, abruzzese d’origine e romano d’adozione. E’ giornalista di cronaca giudiziaria e studioso della magistratura. Ha scritto "I dannati della gogna" (Liberilibri, 2021) e "La repubblica giudiziaria" (Marsilio, 2023). Su Twitter è @ErmesAntonucci. Per segnalazioni: [email protected]