Foto:Ansa. 

Ma cosa dici?

Come smontare le bugie di Barbero sul referendum

Luciano Capone

Il popolare storico spiega in un video le sue ragioni del no alla riforma Nordio, sommando falsità e disinformazione

La campagna referendaria per il No alla riforma della magistratura è sempre più sorprendente per quanto in basso si possa scendere. Dal Fatto quotidiano, ad esempio, si scopre che a sostegno del Sì ci sono molti “impresentabili” e, tra questi, il prof. Barbera (Augusto). L’impresentabilità dell’ex presidente della Corte costituzionale, un esponente storico della sinistra garantista, sarebbe dovuta al fatto che una decina di anni fa il giurista era stato indagato e poi archiviato su richiesta della stessa procura. Un argomento talmente surreale, perché mette in ridicolo chi lo usa più che la persona oggetto dello schizzo di fango, da non meritare commenti. Qualche commento, invece, lo merita la perorazione a favore del No del prof. Barbero (Alessandro). 

Il popolare storico e divulgatore ha infatti pubblicato un video in cui spiega le sue ragioni a favore del No che, dice, non sono dovute a motivazioni di battaglia politica ma allo studio attento della riforma costituzionale. Gli argomenti di Barbero (Alessandro) sono sostanzialmente due, entrambi falsi. Il primo è che questo “non è un referendum sulla separazione delle carriere” perché “la separazione di fatto c’è già”, in quanto i magistrati adesso devono scegliere tra la funzione requirente e quella giudicante e possono cambiare ruolo (pm o giudice) solo una volta nella vita. E’ un argomento falso perché, ovviamente, la separazione delle funzioni è cosa completamente diversa dalla separazione delle carriere. C’è un banale motivo di forma, che non dovrebbe passare inosservato a chi usa questo argomento: la separazione delle funzioni è avvenuta con legge ordinaria (riforma Cartabia), mentre per la separazione delle carriere è necessaria una legge di revisione costituzionale. Come ha sottolineato Barbera (Augusto) in un articolo sul Foglio, il problema è che “giudici e pm sono rimasti insieme nel medesimo Csm (i pm a giudicare le carriere degli altri giudici e viceversa) e soprattutto raggruppati nelle medesime correnti in esso presenti”. E’ qui che interviene la separazione delle carriere, a completamento del lungo processo di riforme del sistema che ha avuto una tappa fondamentale nel nuovo art. 111 della Costituzione sul “giusto processo” il “giusto processo” nel contraddittorio fra le parti” in “condizioni di parità”.

L’altro argomento di Barbero (Alessandro) è che con lo sdoppiamento del Csm (in realtà tripartizione con la nascita dell’Alta corte disciplinare), e il sorteggio per la nomina dei suoi membri, si distrugge l’“organo di autogoverno dei magistrati”: “Se i membri magistrati sono tirati a sorte – dice Barbero (Alessandro) – mentre il governo continua a scegliere quelli che nomina lui, in questi organismi il peso della componente politica sarà molto superiore”. E conclude, riferendosi al sistema fascista: “Di fatto il governo potrà di nuovo, come in uno stato autoritario, dare ordini ai magistrati e minacciarli di sanzioni”. La considerazione finale, legittima, si basa però su affermazioni false. Tutti i membri del Csm verranno estratti a sorte, anche quelli laici, da una lista votata dal Parlamento. Poi non è affatto vero che “il governo continua a scegliere” i membri laici, semplicemente perché il governo non l’ha mai fatto. La Costituzione prevede che la nomina di un terzo dei membri laici spetti al Parlamento (potere legislativo, non esecutivo) peraltro con una maggioranza qualificata di tre quinti: un meccanismo che implica la ricerca di accordi con l’opposizione. Questo non cambierà con la riforma. Se gli assunti sono falsi, la conclusione di Barbero sulla svolta fascio-autoritaria risulta infondata.

Anzi, come sostiene Barbera (Augusto), il Sì al referendum potrà far superare alcune scorie del vecchio regime fascista che hanno resistito fino a oggi: “La riforma della giustizia di cui stiamo parlando – ha scritto l’ex presidente della Corte costituzionale sul Foglio – è una riforma liberale divenuta inevitabile dopo la così detta riforma Vassalli che aveva smantellato il vecchio codice di impronta autoritaria e introdotto il sistema accusatorio”.

 

 

 

  • Luciano Capone
  • Cresciuto in Irpinia, a Savignano. Studi a Milano, Università Cattolica. Liberista per formazione, giornalista per deformazione. Al Foglio prima come lettore, poi collaboratore, infine redattore. Mi occupo principalmente di economia, ma anche di politica, inchieste, cultura, varie ed eventuali