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L'evento
A Firenze il grande giorno del “Sì pride” della sinistra per il referendum
All'evento organizzato da Libertà Eguale hanno partecipato, tra gli altri, il presidente emerito della Corte Costituzionale Augusto Barbera, il professor Stefano Ceccanti e gli uomini e le donne che vogliono dire Sì anche se lo dice la destra. All'evento una folla inattesa
Firenze. E’ la giornata del grande orgoglio e del grande stupore di ritrovarsi, diranno i convenuti, “con una forte domanda” presso la sinistra che al referendum vuole votare Sì. Ed allora eccola, la sinistra che vuole votare Sì, riunita a Firenze per l’evento organizzato da Libertà Eguale con, tra gli altri, il presidente emerito della Corte Costituzionale Augusto Barbera, il professor Stefano Ceccanti e gli uomini e le donne che vogliono dire Sì anche se lo dice la destra, ma in nome della storia della sinistra, nel senso delle riforme un tempo pensate e volute da quel Pci-Pds e Ds che, dirà poi l’ex ministro nel governo D’Alema Cesare Salvi, può essersi pure perso la “d” di Pds e pure tutti i Ds e poi pure tutta Rifondazione, ma, come dirà l’ex presidente Rai Claudio Petruccioli, non vuole mettere “il timbro” su una sinistra che “si organizza lungo l’asse Landini-Conte”.
E dunque la giornata del “Sì pride” a sinistra prende slancio tra i saluti di chi è felice, dice Barbera, di vedere “tanti volti amici”, al primo piano della Palazzina Reale accanto alla stazione di Santa Maria Novella, dopo immensi giri nell’enorme piazza dove, per trovare il numero 50, si torna magari indietro due volte. Ma non importa. L’importante, a due giorni dal meno allegro (nei volti) evento della sinistra che vota No con, tra gli altri, Elly Schlein, Giuseppe Conte, Maurizio Landini e Nicola Fratoianni, è ritrovarsi accanto ai treni a Firenze senza ombra dei famosi manifesti del No targati Anm. Anzi: ci si ritrova sollevati in una sala troppo piccola per contenere entusiasmo e presenti. Si salutano e sorridono, dunque. Salvi, anche detto “Cesarone”, Barbera, Petruccioli, la filosofa ed ex parlamentare Pds-Ds Claudia Mancina e l’ex deputata pd Anna Paola Concia, stanca di sentire dare di “fascista” a chiunque a sinistra voglia votare Sì. Instancabile, Ceccanti ripete che le due principali critiche alla riforma, “opposte tra loro e quindi difficilmente sostenibili in contemporanea”, ovvero “quella di creare un presunto controllo del governo sui magistrati e quella di creare un super pm, sono in realtà rivolte al nuovo processo di tipo accusatorio e non alla riforma costituzionale”.
Ci si guarda riconoscendosi tra simili, e non tra bastian contrari. Il professor Carlo Fusaro, con Ceccanti ed Enrico Morando componente del triumvirato ufficioso che da mesi organizza la batteria mediatico-teorico-logistica con un “vademecum” citatissimo tra i presenti, ricorda il punto a cui si dovrebbe guardare: 1988-89, riforma Vassalli. E, in nome della terzietà del giudice, e del rifiuto della paura di uscire dalla foto ristretta del campo largo del No, si cerca di rispondere punto per punto, con le parole di uno spumeggiante Barbera, alle obiezioni di chi dice alla sinistra del Sì: votate No per dire no a Giorgia Meloni. Invece, nel merito, dice Barbera, la riforma “garantisce le toghe dalle correnti. Non è un voto pro o contro Meloni, ci saranno le elezioni politiche per questo”. Petruccioli e Morando applaudono, appollaiati sullo strapuntino della finestra. Arrivano, in nome del campo super-largo del Sì e del campo potenzialmente allargato al centro, la renziana Raffaella Paita e l’ex ministro Enrico Costa. Raccolgono consensi tre avvocati: Francesco Petrelli, presidente Unione Camere Penali, Vittorio Manes, docente e direttore della rivista “Diritto di Difesa”, e Vittorio Minervini, vicepresidente Fondazione avvocatura italiana. Sperano di ripetere la stagione del 2017, con gli avvocati per strada in nome dei diritti dei cittadini. Nessuno ne può più della “maledizione”: quella per cui non si può votare Sì per non favorire l’avversario, dice Anna Bucciarelli.
Assaliti dalla realtà del successo dell’iniziativa, gli esponenti dell’ex Pci migliorista e dell’attuale Pd riformista (manda un messaggio anche Pina Picierno da Vilnius), stanno come d’inverno in una piccola sala calda non tanto a contarsi, ma a sperare di contare sempre di più. “Cavalchiamo un sentimento reale”, dicono, rincuorandosi di voler dire Sì nell’urna senza essere tacciati di intendenza con il nemico meloniano. Anna Paola Concia ricorda che non esiste “un Sant’Uffizio della sinistra”. Parlano, tra gli altri, la professoressa Marilisa D’Amico, e – da Più Europa e da “pannelliano-boniniano” – Benedetto Della Vedova, per lasciare spazio all’ex ministro ed ex sindaco di Catania Enzo Bianco: “Se votiamo Sì in tanti da sinistra diamo al Sì un significato diverso”. Mancina evoca, in senso negativo, gli “ayatollah della Costituzione”. Salvi rievoca i tempi in cui, su temi simili, a Botteghe Oscure si decideva anche di votare per riforme bipartisan. Altri tempi. Possono tornare? Chissà.