giustizia
Il centrodestra vuole impedire brogli dall'estero al referendum. Tensioni con la Farnesina
Schede false e racket dei voti. Negli ultimi anni sono emersi numerosi casi di manipolazione del voto dall’estero, che per i referendum avviene per corrispondenza. La proposta di Forza Italia e le resistenze del ministero degli Esteri
Al referendum sulla giustizia della prossima primavera saranno chiamati a votare anche i sei milioni e trecentomila cittadini iscritti all’Anagrafe degli italiani residenti all’estero (Aire). Un bacino elettorale non indifferente, ancora di più se la distanza tra i favorevoli (ora in vantaggio) e i contrari alla riforma Nordio dovesse ridursi in prossimità del voto. Anche perché la volontà degli emigrati può differenziarsi in maniera notevole da quella di chi è residente in Italia (al referendum del 2016 sulla riforma Renzi, su quattro milioni di elettori all’estero il 64,7 per cento votò Sì, contro il 30,76 per cento dei No: un risultato opposto a quello che si registrò all’interno dei confini italiani, dove il No prevalse col 60 per cento). Sul voto degli italiani all’estero, però, pesa il rischio dei brogli. A differenza delle elezioni europee, infatti, il voto per le elezioni politiche e per i referendum si svolge per corrispondenza, attraverso l’invio automatico della scheda elettorale a casa dell’elettore, anche se nel frattempo questo potrebbe aver cambiato indirizzo di residenza o essere addirittura morto. Inoltre non c’è nessuna garanzia che a votare sia effettivamente il vero destinatario della scheda: chiunque riceve il plico elettorale può votare al posto dell’elettore indicato.
Negli ultimi anni diverse inchieste, sia giudiziarie sia giornalistiche, hanno messo in luce casi di manipolazione del voto dall’estero. E l’ex pm Antonio Di Pietro, tra i fondatori del Comitato Sì Separa, prima di Natale ha lanciato un allarme in vista del referendum sulla giustizia: “Ci sono apposite organizzazioni che, come già avvenuto in passato, raccolgono gli elenchi degli elettori, costruiscono e spediscono queste lettere, ci mettono il voto, anche all’insaputa del diretto interessato. Per questa ragione, noi denunciamo subito che questo sta già avvenendo, si stanno già costituendo queste organizzazioni criminali”, ha detto.
Il centrodestra sta provando a correre ai ripari. Il 29 dicembre la Camera ha dato parere favorevole a un ordine del giorno presentato da Andrea Di Giuseppe, deputato di Fratelli d’Italia eletto nella circoscrizione estero in nord e centro America, che impegna il governo a rivedere le procedure di votazione per gli italiani all’estero, superando il voto per posta e prevedendo che gli elettori vadano a votare fisicamente nelle sezioni elettorali istituite nelle ambasciate e nei consolati italiani. “Nell’attuale sistema elettorale – si legge nell’ordine del giorno – si possono verificare degli errori del servizio postale, o che i plichi vengano intercettati nelle cassette postali da terzi o da truffatori che li rivendono a candidati disonesti, oppure che gli stessi plichi elettorali vengano addirittura spediti più volte, come è successo, ad esempio, a un cittadino italiano residente a Praga in occasione del referendum costituzionale del 2016, concedendo a un singolo elettore l’occasione di votare due volte”.
A quanto risulta al Foglio, tuttavia, i funzionari del ministero degli Esteri hanno alzato un muro rispetto alla possibilità di far votare gli elettori all’estero fisicamente, lamentando problemi sia organizzativi sia legati alla vicinanza temporale al referendum.
Forza Italia è così intenzionata a proporre un piano B: l’introduzione della cosiddetta “opzione inversa”, secondo cui deve essere il cittadino iscritto all’Aire a dover esplicitare la sua volontà di ricevere la scheda e votare per corrispondenza, diventando garante che il plico arrivi direttamente a lui per poter esercitare personalmente il proprio diritto di voto. Questo sistema non solo aumenta la sicurezza del voto per corrispondenza ma contribuisce a ridurre i costi delle operazioni, perché il plico viene recapitato soltanto a coloro i quali intendono espressamente esercitare il diritto di voto.
Resta da vedere se anche questa ipotesi sarà bocciata dalla Farnesina. In gioco c’è la necessità di garantire trasparenza e regolarità a un referendum che si prospetta fondamentale per il futuro del paese.