Michele Emiliano (foto LaPresse)

l'intervista

“Il ritorno di Emiliano in magistratura? Inopportuno”. Parla il pm Giuseppe Visone

Ermes Antonucci

Il magistrato antimafia di Napoli critica il collega: "Non è giustificabile tornare a svolgere l’attività giurisdizionale dopo più 20 anni che si sono ricoperti ruoli politici apicali, come quello di governatore. Dobbiamo tutelare anche l'immagine esterna di imparzialità"

“Una decisione assolutamente inopportuna”. Così, interpellato dal Foglio, Giuseppe Visone, pubblico ministero in servizio presso la Direzione distrettuale antimafia di Napoli, commenta la richiesta avanzata da Michele Emiliano di rientrare in magistratura dopo 22 anni trascorsi svolgendo attività politica tra il Comune di Bari e la guida della Regione Puglia. Emiliano ha chiesto al consiglio giudiziario di Bari il riconoscimento della settima valutazione di professionalità, quella che gli permetterebbe di rientrare in servizio con uno stipendio quasi doppio rispetto a quello percepito quando lasciò la toga. “Non è giustificabile tornare a svolgere l’attività giurisdizionale dopo più 20 anni che si sono ricoperti ruoli politici apicali, come quello di presidente di Regione”, ribadisce Visone. “C’è un problema di apparenza e di esternazione dell’imparzialità della magistratura, che è un tema fondamentale non solo sul piano giuridico ma anche etico: la manifestazione all’esterno dell’imparzialità è uno dei valori principali che dovrebbe ispirare la nostra attività. Abbiamo un dovere rispetto ai cittadini che si lega alla funzione che ci viene riconosciuta”.

 

Visone ricorda di aver espresso critiche dello stesso tenore anche nei confronti della vicenda di Catello Maresca. Il magistrato era in servizio a Napoli, dove decise di candidarsi a sindaco  e venne collocato in aspettativa. Non vinse le elezioni ma risultò eletto come consigliere comunale e accettò l’incarico. A quel punto Maresca chiese pure di rientrare in magistratura. Il Csm accolse la richiesta assegnandolo alla Corte d’appello di Campobasso. Dal 2022, quindi, Maresca è sia consigliere comunale che magistrato. Un altro caso paradossale. “La manifestazione di imparzialità all’esterno è parte integrante della funzione di magistrato”, ripete Visone, secondo cui l’operazione di Emiliano “non potrà che ledere ulteriormente l’immagine della magistratura”.

 

A rendere surreale il caso Emiliano è che quest’ultimo, nella sua domanda di rientro in magistratura e di avanzamento di carriera, ha elencato gli atti amministrativi da lui firmati prima come sindaco e poi come governatore. “Il testo unico sulla dirigenza giudiziaria prevede in alcuni casi per gli incarichi fuori ruolo una valutazione delle capacità organizzativa. Ma queste sono cosa ben diversa dall’essere stato leader politico. Questa attività non c’entra nulla con la componente gestionale e amministrativa che invece compete a chi, per esempio, ha fatto il capo di un dipartimento presso un ministero”, sottolinea Visone. In ogni caso, la recente riforma Cartabia stabilisce che il magistrato che ha svolto attività politica e chiede di rientrare in servizio deve essere collocato fuori ruolo al ministero della Giustizia.

 

Ma per Visone la questione della garanzia  di imparzialità va al di là del caso Emiliano. E si lega anche all’atteggiamento mostrato dall’Associazione nazionale magistrati contro la riforma costituzionale della giustizia: “Ognuno può avere la propria idea sui singoli aspetti della riforma, ma che la magistratura si sia costituita in un comitato per il No è inaccettabile. In questo modo ci si è autolegittimati come oppositori politici. Abbiamo fatto ciò che non hanno fatto neanche i partiti di opposizione, e questo dovrebbe far riflettere tutta la categoria”.

 

  • Ermes Antonucci
  • Classe 1991, abruzzese d’origine e romano d’adozione. E’ giornalista di cronaca giudiziaria e studioso della magistratura. Ha scritto "I dannati della gogna" (Liberilibri, 2021) e "La repubblica giudiziaria" (Marsilio, 2023). Su Twitter è @ErmesAntonucci. Per segnalazioni: [email protected]