(elaborazione grafica del Foglio)

La nemesi di Trani. Sindaco assolto e pm condannato

Luciano Capone

L'accusatore, Michele Ruggiero, pochi giorni fa ha ricevuto una condanna definitiva per violenze sui testimoni. L'accusato, Luigi Riserbato, è stato assolto da tutte le accuse: "Ma 8 anni per dimostrare la mia innocenza sono un'infinità"

Assolto, dopo otto anni, perché il fatto non sussiste. Pochi giorni dopo che il suo accusatore, il pubblico ministero, è stato condannato in via definitiva proprio per i metodi violenti usati in quell’inchiesta. È una vicenda giudiziaria paradossale, che poteva accadere solo in Italia e, in particolare, solo a Trani, per anni sede di una procura fuori controllo. I protagonisti sono Luigi Riserbato, all’epoca sindaco di Trani, e Michele Ruggiero, allora pm di punta della procura pugliese che lo arrestò e fece cadere la sua giunta. “Sono soddisfatto ma anche molto amareggiato, otto anni per una sentenza di primo grado sono un’infinità”, dice Riserbato al Foglio.

 

Tutto inizia la notte del 20 dicembre 2014, quando la città di Trani viene invasa dalle sirene delle forze dell’ordine per arrestare il sindaco e altre cinque persone con l’accusa di associazione a delinquere, concussione, corruzione, truffa, turbativa d’asta e altro ancora per una vicenda legata a un appalto per la vigilanza notturna e assunzioni sospette. Un’operazione che finì sui media nazionali. Nella conferenza stampa, il procuratore capo di Trani Carlo Maria Capristo – ora rinviato a giudizio a Potenza per corruzione insieme a un altro giudice per un’altra vicenda – parla di un “comitato politico-affaristico” che imponeva “assunzioni lavorative” e “asservimento” attraverso “minacce di ritorsioni” e “sollecitando tangenti in danaro in cambio di appalti”. Mentre il pm autore dell’indagine, Michele Ruggiero, una star nazionale per le sue inchieste sulle agenzie di rating (tutte finite nel nulla), fa un paragone con la vicenda della cosiddetta “Mafia Capitale” che era appena esplosa.

 

Al vertice di questa presunta cupola, secondo l’accusa, c’era il sindaco di centrodestra della città, l’avvocato Luigi Riserbato, sottoposto agli arresti domiciliari che dureranno per 45 giorni. Le altre cinque persone arrestate passeranno il Natale in carcere. “Sono passati 2.935 giorni – dice al Foglio Riserbato – Tantissimi per arrivare a un’assoluzione piena a fronte di cinque capi d’imputazione. Per l’associazione a delinquere, in maniera surreale, è stato il pm a chiedere l’archiviazione al termine delle indagini preliminari. Eppure proprio quell’accusa era il motivo dell’arresto”. E fu anche la ragione per cui, per riottenere la libertà, fu costretto a dimettersi da sindaco. “Esattamente. E fu anche la ragione per cui la città passò dal centrodestra al centrosinistra, sovvertendo così l’esito delle elezioni. Per altri due capi d’imputazione, tentata truffa e tentata concussione, c’è stato il proscioglimento della gup”. E si arriva così agli ultimi due. “Tentata concussione politica e tentata turbativa d’asta, per cui il nuovo pm ha chiesto l’assoluzione per insufficienza di prove. Ma sono stato assolto perché il fatto non sussiste, con formula piena. Sono serviti otto anni per mostrare la mia assoluta innocenza. Ho rinunciato anche alla prescrizione, perché si sapesse che la città di Trani dal 2012 al 2014 è stata amministrata da una persona perbene”.

 

Cos’ha fatto in tutti questi anni? “Sono stati otto anni di silenzio, non ho rilasciato una dichiarazione per non influenzare il processo e per rispetto delle istituzioni. Sono stati anni di autoesilio, perché ho abbandonato la scena politica e pubblica. Mi hanno aiutato lo sport e la mia fede cattolica, che mi ha portato con convinzione ad avere la beata speranza promessa a chi ha fame e sete di giustizia. Sono grato alla mia famiglia, che non ha temuto e non ha dubitato. E sono grato anche alla mia città che, pur con il beneficio del dubbio, mi ha dato sostegno. Spero ora che chi ha dubitato si possa ricredere. Non mi sono mai attribuito particolari meriti, ma ci tenevo a dimostrare a tutti che la città è stata in mano a una persona onesta”.

 

Quali sono stati gli episodi più spiacevoli? “Una settimana dopo l’arresto, in città si tenne uno spettacolo dove era invitato un comico che fece una battuta sulle arance da portare al sindaco... Ma in generale, ho un’esperienza genitoriale particolare, sono con orgoglio padre di una bambina con sindrome di Down che all’epoca faceva la quinta elementare. Non è una cosa semplice, e tutto fu reso più difficile da queste notizie che circolavano a scuola, ma le insegnanti ci hanno aiutato. Abbiamo superato tutto con serenità e fiducia e oggi mia figlia era con me e mia moglie alla lettura della sentenza”.

 

Proprio pochi giorni fa, come una nemesi, il pm Ruggiero che l’accusava ha ricevuto una condanna definitiva per violenze sui testimoni proprio durante questa inchiesta. “Erano metodi che conoscevamo bene, tanta gente ha sopportato ma alla fine qualcuno ha denunciato. C’è una grande asimmetria, perché i sindaci accusati vengono arrestati e devono dimettersi, mentre i pm pure dopo le condanne restano al loro posto. I casi di malagiustizia sono tanti. Spero che il governo e il presidente Mattarella, che è anche presidente del Csm, possano accendere l’attenzione e intervenire. Perché non è un articolo di stampa dopo otto anni a risarcire, nulla potrà farlo. Il sacrificio ha senso solo se cambiano le cose”.

 

  • Luciano Capone
  • Cresciuto in Irpinia, a Savignano. Studi a Milano, Università Cattolica. Liberista per formazione, giornalista per deformazione. Al Foglio prima come lettore, poi collaboratore, infine redattore. Mi occupo principalmente di economia, ma anche di politica, inchieste, cultura, varie ed eventuali