Agenti di polizia penitenziaria e sanitari al carcere Sant'Anna durante la protesta del marzo 2020 ANSA / ELISABETTA BARACCHI 

Tutti i dubbi sulla morte dei detenuti nelle rivolte del carcere di Modena

Enrico Cicchetti

La procura ha chiesto l'archiviazione per i casi di otto reclusi deceduti per overdose. "Una vicenda complessa sulla quale restano molti interrogativi", dice Simona Filippi, avvocato di Antigone

A quasi un anno dalle rivolte carcerarie del marzo scorso, nelle quali hanno perso la vita tredici detenuti in tutt'Italia, la procura di Modena ha chiesto l'archiviazione per la morte di otto dei nove detenuti avvenute nella casa circondariale di Sant'Anna. La richiesta di archiviazione è per cinque persone morte all'interno del carcere modenese e per tre delle quattro morte durante o dopo il trasferimento in altri penitenziari. Secondo la magistratura, tutti gli otto decessi sarebbero da ricondurre a overdose di metadone e benzodiazepine, in seguito al saccheggio della farmacia del Sant'Anna. È stata invece esclusa dalla richiesta d'archiviazione la morte di Salvatore Piscitelli, il 40enne trasferito nel carcere di Ascoli Piceno, in merito alla quale cinque detenuti hanno presentato un esposto in cui si denuncia anche l'omissione di soccorso nei suoi confronti.
      

"Restano molti interrogativi su quella che è una vicenda molto complessa, a cominciare dal fatto che si tratta di tre situazioni distinte", dice al Foglio Simona Filippi, l'avvocato dell'associazione Antigone che si occupa del caso. "La prima: tre detenuti muoiono nel corso della rivolta. In quei momenti il carcere è nel caos totale e tornerà nelle mani dello stato solo nei giorni successivi. I tre vengono portati dai compagni davanti ai cancelli dell'istituto, per essere soccorsi. Secondo caso: altre quattro persone muoiono nel corso del trasferimento o appena arrivate negli istituti di altre località. Terzo scenario: due detenuti muoiono il 10 di marzo al Sant'Anna, quando la struttura era già tornata nelle mani dello stato".

   

Secondo Antigone – che si opporrà alla richiesta di archiviazione per alcuni di questi casi e che ha visto il fascicolo con le autopsie e ha sentito il parere di medici esperti – il problema è soprattutto questo: una persona che è in overdose non va trasferita ma va curata. In fretta, se possibile. "Il metadone, in particolare", continua Filippi, "è a lento rilascio rispetto all'eroina. E il suo effetto è anche piuttosto soggettivo. Ci sono protocolli medici per intervenire in caso di overdose, con un ricovero e poi mantenendo il paziente in osservazione per almeno 48 ore. Se i detenuti fossero stati ricoverati forse sarebbe stato possibile salvarli. Tanto più che davanti al Sant'Anna era stato allestito – dai medici del carcere, dalla polizia penitenziaria, dalla croce rossa e dalla protezione civile – un 'pronto-soccorso' d'emergenza, dove arrivavano i reclusi intossicati. Uno di loro, per esempio, è stato trasferito e sarebbe dovuto andare nel carcere di Trento ma già a Verona stava talmente male che è stato fatto scendere insieme ad altri. Lì è morto".

   

Per andare da Modena a Verona, se si prende l'autostrada del Brennero, si impiega circa un'ora e mezza. Quel tempo non sarebbe potuto essere usato diversamente? È vero che la pandemia, con tutto lo scompiglio che ha portato nel sistema sanitario, era solo all'inizio e che la situazione nelle carceri era di caos assoluto. Ma invece di pensare ai trasferimenti non si poteva dare la piorità a salvare la vita di un uomo in overdose? Anche se si tratta di un recluso, di un criminale: in quel momento era affidato alla custodia dello stato.

   

"Tutto avviene la notte tra l'8 e il 9 marzo", dice Filippi, che ricostruisce la vicenda affidandosi alle carte della procura. Alcuni dei detenuti che sarebbero poi morti sono stati portati ad Alessandria (circa due ore e mezza percorrendo l'A1), un altro a Parma (un'oretta di viaggio sulla stessa autostrada) ed è morto la mattina seguente. "La legge penitenziaria prevede un controllo sanitario prima del trasferimento e uno all'ingresso nelle nuove strutture. Queste persone erano già in overdose: altri detenuti hanno raccontato che barcollavano, che avevano gli occhi semichiusi. Ci chiediamo se sia stato fatto tutto il possibile per salvarli".

 

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  • Nato nelle terre di Virgilio in un afoso settembre del 1987, cerca refrigerio in quelle di Enea. Al Foglio dal 2016