Come semplificare l’Italia

Giacinto Della Cananea

02/08/2020

Come semplificare l’Italia

(foto LaPresse)

L’Europa può aiutare Roma a migliorare la giustizia. Come? Valutando meglio i magistrati

Per poter ricevere le risorse che l’Unione europea metterà a disposizione nel quadro della strategia Next Generation EU, tutti gli Stati membri dovranno realizzare le riforme previste nei rispettivi programmi nazionali. Tali programmi dovranno tenere nel debito conto le raccomandazioni specifiche rivolte a ciascuno Stato nel mese di maggio. Per l’Italia, una delle quattro principali raccomandazioni è la necessità di “migliorare l’efficienza del sistema giudiziario e il funzionamento della pubblica amministrazione”. Il governo italiano, pur non avendo ancora tramesso il proprio programma alle istituzioni europee, ha reso noto le linee generali cui intende attenersi. Ha condiviso la necessità d’interventi per rimuovere le disfunzioni croniche della giustizia.

 

Tali disfunzioni riguardano l’ampiezza del contenzioso, la durata dei processi e la qualità delle decisioni giudiziarie. L’Italia, che è al diciottesimo posto per il numero di cause in generale, raggiunge il settimo posto per il numero di cause civili e commerciali, mentre ne ha assai meno per le cause amministrative. Quanto alla durata dei processi e alla qualità delle decisioni, il giudizio del governo italiano è assai critico: “la lunga durata dei processi e l’imprevedibilità delle decisioni giurisprudenziali hanno prodotto effetti negativi” sulle imprese, hanno “peggiorato le condizioni di finanziamento per le famiglie”, hanno inciso negativamente “in termini di ritardi sulla consegna di opere pubbliche”. In effetti, alla fine del 2018, il nostro Paese si collocava tra gli ultimi posti per la lunghezza delle cause civili e commerciali (per quelle penali, bisogna tenere conto della prescrizione). Si aggiunga che vi sono numerose sentenze della Corte europea dei diritti dell’uomo rivolte all’Italia, ma che non hanno avuto esecuzione.

 

Alcuni, non solo nella magistratura, pensano che si possa porre rimedio a tali disfunzioni semplicemente aumentando le risorse disponibili e assumendo nuovi magistrati. Ma questa opinione trascura un importante dato statistico, sottolineato dalla Commissione tecnica per la finanza pubblica nel 2008: l’Italia destinava alla giustizia risorse finanziarie non inferiori, e talora anzi superiori rispetto ai paesi che avevano una migliore performance e disponeva di un numero di magistrati equivalente. La commissione ne traeva un’indicazione che non ha perso importanza, cioè che vi era uno spazio promettente d’intervento per spendere meglio sotto il profilo organizzativo.

 

Per spendere meglio, è necessario e urgente intervenire su due versanti: l’informatizzazione e la valutazione dei magistrati. La possibilità di gestire con mezzi elettronici gli adempimenti cui le parti sono tenute ha un’importanza notevole. Ne ha anche nella prospettiva dello svolgimento d’una parte delle udienze con modalità diverse da quelle tradizionali, a causa dell’emergenza epidemiologica. Anche sotto questo profilo, oltre a maggiori risorse, occorrono interventi sulla formazione. Ma occorre anche migliorare la cultura della valutazione dell’attività svolta dai magistrati. Non vi sono ostacoli, già oggi, alla valutazione della performance degli uffici giudiziari, anche su base comparata; anzi, essa è prevista da norme vigenti, che vanno attuate con maggiore decisione e continuità. Non dovrebbero esservi ostacoli anche alla valutazione dei singoli magistrati. A quanti obiettano che essa può confliggere con il principio dell’indipendenza della magistratura va ricordato sia che la garanzia costituzionale non può certo valere come scusante per l’inerzia, sia che la determinazione degli standard e la misurazione del loro rispetto rispondono a esigenze di buon esercizio della funzione giudiziaria, non incidono sulle decisioni prese.

 

L’ambizioso piano dell’Ue fornirà le risorse di cui abbiamo bisogno per rimuovere le disfunzioni croniche della giustizia, ma l’Italia dovrà dotarsi di strumenti processuali conformi alle esigenze di celerità e certezza nella risoluzione delle controversie e assicurarne il buon uso.