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Caselli cancella lo stato di diritto

Confondere codice morale con codice penale. Il succo della linea Davigo

1 Giugno 2020 alle 19:55

Caselli cancella lo stato di diritto

Gian Carlo Caselli (LaPresse)

I Davigo boy scendono in campo per difendere l’ex pm di Mani pulite, finito nella bufera per aver ribadito in televisione il suo dogma forcaiolo. “L’errore italiano è stato quello di dire sempre ‘aspettiamo le sentenze’ – ha affermato Davigo – Se io invito a cena il mio vicino di casa e lo vedo uscire con la mia argenteria nelle tasche, non devo aspettare la sentenza della Cassazione per non invitarlo di nuovo”.

 

La scorsa settimana, Marco Travaglio sul Fatto quotidiano ha definito “fesserie” le accuse di giustizialismo nei confronti dell’ex pm (oggi consigliere del Csm), perché un conto è la “responsabilità penale”, che spetta alla magistratura, e un altro è la “responsabilità politico-morale”, che invece viene accertata “da chiunque legga le carte giudiziarie, quando emergono fatti incontrovertibili che dimostrano una condotta sconveniente”. Ovviamente a selezionare le carte giudiziarie e a stabilire in cosa consista la condotta “sconveniente” ci pensano i giornalisti manganellatori e passacarte delle procure, col risultato che la valutazione morale si traduce sempre in una gogna mediatica.

 

Ben oltre si è spinto l’ex procuratore di Palermo Gian Carlo Caselli, con un editoriale pubblicato lunedì sul Corriere della Sera (in verità scopiazzato da una sua riflessione pubblicata sul Fatto alcuni mesi fa). Anche per Caselli, Davigo si riferiva alla “questione morale”, che trova una precisa origine storica: “Mani pulite e le inchieste su mafia e politica segnarono un forte recupero di legalità. E rispolverarono la questione morale, fin lì relegata in soffitta. Nel senso che le inchieste rivelarono anche responsabilità sul piano politico e morale che altrimenti (senza il disvelamento giudiziario) nessuno avrebbe mai neanche pensato di far valere”.

 

Chi pensava che il compito dei magistrati in un paese liberal-democratico fosse quello di accertare eventuali condotte illecite, si è dovuto ricredere. A quanto pare, ai magistrati spetta anche rivelare responsabilità sul piano morale. Praticamente uno Stato etico. Insomma, pur di sostenere che le accuse di giustizialismo a Davigo “rovesciano la verità”, Caselli ha rovesciato i princìpi dello stato di diritto.

Redazione

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Commenti all'articolo

  • annaco2013

    02 Giugno 2020 - 12:24

    Secondo il codice morale di questi "magistratoni", Travaglio, condannato più volte per diffamazione, e intrallazzato con le Procure al fine di spargere fango sui politici che non piacciono ai Magistrati e a personaggi oscuri che stanno dietro queste trame, può evidentemente continuare la sua opera benemerita?

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  • Pulitzer

    Pulitzer

    02 Giugno 2020 - 10:12

    Questi presuntuosissimi magistrati, che con la loro superiorità morale ci hanno da tempo fracassato gli zebedei, non si sono ancora accorti, a due decenni di distanza, che il vulnus di Mani Pulite fu nel disintegrare tutti i partiti, marci e corrotti ça va sans dire, eccetto che i pupilli di sinistra del PCI che, altrettanto marci e corrotti, se non di più, avevano però le stigmate sacre della purezza e, intrinsecamente, superiorità morale della sinistra!

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  • gdaines

    02 Giugno 2020 - 09:59

    E' da un pezzo che la magistratura fa la "morale" alla politica...in uno stato che etico non è! Molto spesso si è confuso il "peccato" con il "reato". Il "diritto" governa invece l'esercizio democratico di un popolo e non invece la sua moralità che ha ben altre connotazioni. La politica, quella deteriore, ha infatti imparato bene "questa" lezione: gli oppositori, gli antagonisti si "fanno fuori" (non fisicamente) nei tribunali e non nelle aule parlamentari!

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