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Il ciclismo è tornato a essere un gioco

Le biglie sono tornate negli scaffali dei bazar e ora la Hasbro ha annunciato l'uscita a novembre dell'edizione del Monopoly ciclistico

21 Maggio 2020 alle 13:16

Il ciclismo è tornato a essere un gioco

Quando dagli scaffali dei bazar balneari sono sparite le biglie con i corridori non c'è stato nessuno che ha gridato allo scandalo. Le grida d'altra parte erano rivolte altrove, a quello che succedeva nei laboratori delle analisi sangue-urine. Erano rivolte ai corridori e quella volta non per incitarli. Il mercato d'altra parte risponde a una domanda, a una voglia di acquistare. E di genitori che erano contenti che i loro figli giocassero con delle sfere raffiguranti atleti che l'indomani potevano essere messi alla berlina su giornali e televisioni per valori sospetti, sostanze vietate, o anche solo sospetti per prestazioni "strane", ce ne erano sempre meno.

 

Le biglie sparirono, al massimo restavano solo quelle dei campioni del passato, dei Coppi e dei Bartali, dei Gimondi e dei Merckx, che la storia spesso e volentieri va a braccetto con la nostalgia e alla nostalgia non c'è italiano che sa resistere.

  

Le biglie, almeno quelle in plastica, si erano trasformate. Erano diventate altro, o meglio, avevano soltanto messo da parte la loro dimensione a pedali, quella che per decenni e decenni aveva dato un senso alle sfide sabbiose. Perché assistere a una vittoria di Poulidor su Anquetil, o a quella di Chiappucci contro Indurain e Bugno, era qualcosa che dava un'enfasi diversa alle schiccherate lungo le paraboliche e alla gincana tra le buche e le insidie che regolarmente si distribuivano lungo il circuito di gioco.

  

Dagli anni Duemila sembrava diventato impossibile, o quantomeno difficile, giocare al ciclismo. Certo erano apparsi giochi manageriali da fare davanti a un computer, migliorati negli anni in realismo e grafica (come per esempio Pro Cycling Manager), ma erano passatempi da nerd di questo sport, qualcosa da fare senza farlo vedere troppo in giro, che la possibilità di sentirsi dare dello sfigato era altamente probabile. La dimensione ludica s'era estinta, era rimasta soltanto quella martirale, ché tanto il ciclismo è l'unico sport per il quale non vale l'espressione "gioco a". Insomma tutto girava attorno al concetto di sofferenza, di fatica, di devozione alla causa della bicicletta.

  

Poi qualcosa è cambiato.

 

Le biciclette si sono riaffacciate sulle strade, all'inizio timidamente, poi con sempre più convinzione, e non solo per massacranti uscite finesettimanali in tutina di lycra. Sono tornate a essere familiari agli occhi della gente, che hanno riscoperto i pedali, la sella, il manubrio, lo scorrere delle ruote. Con lo scorrere delle ruote hanno riprovato la bellezza del vento, del muoversi autonomo. E muovendosi hanno iniziato a non cambiare più istintivamente canale quando in televisione c'erano le corse.

 

Uno studio di tre anni fa della European Cyclists’ Federation evidenziava che questo è stata una tendenza diffusa in tutta Europa (a eccezione di Olanda e Danimarca dove il numero di biciclette circolanti nel paese non ha mai avuto flessioni). L'aumento di ciclisti urbani ha contribuito all'aumento del numero di persone interesse per il ciclismo professionistico. In Belgio, per esempio, le presenze a bordo strada durante le classiche fiamminghe era diminuito negli anni Duemila di circa il 20 per cento rispetto al decennio precedente. A fine anni Dieci è invece aumentato di quasi il 40 per cento.

 

Un ritorno di fiamma che più che i dati è reso evidente dal ritorno al gioco. Le biglie con i corridori sono tornate da qualche anno. E pure gli inverni avranno il loro momento ludico a pedali. Perché la Hasbro ha annunciato che a novembre il suo gioco da tavolo più famoso, Monopoly, avrà una versione ciclistica: Monopoly Koers (anche se per ora è prevista solo una versione per il mercato belga, una in fiammingo e una in francese - che sarà distribuita nel 2021 anche in Francia).

 

Philippe Gilbert e Remco Evenepoel hanno prestato il volto per la scatola, le loro squadre - la Lotto-Soudal e la Deceunick Quick Step -, assieme a diversi enti territoriali fiamminghi, sono state partner del progetto. A noi toccherà solo giocare nel magico mondo delle classiche di primavera, evitando gli imprevisti, costruendo le nostre imprese coi dadi tra un Vecchio Kwaremont, un Muur, un Carrefour de l'Arbre, una Redoute e una discesa giù dal Poggio, il trampolino di lancio della stagione delle grandi corse di un giorno di inizio stagione.

 

Il ritorno del ciclismo tra i giochi è l'ennesima avvisaglia che questo sport, al di là dei tanti funerali che gli sono stati fatti in questi anni, gode di buona salute. Ed è una buona salute che migliorerà ancora con il tempo, perché la Fase due ha aumentato le biciclette in strada e quando questo succede difficilmente si torna indietro.

Giovanni Battistuzzi

Giovanni Battistuzzi

Al Foglio dal 2014. Nato il 5 gennaio, nel giorno più freddo del secolo scorso, lì dove la pianura incontra il Prosecco. Veneto. Ciclista urbano. Pantaniano. Milanista. Scrivo di sport, ciclismo soprattutto. In libreria trovate Girodiruota, che è il nome anche del mio blog

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