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Non c'è nessun miracolo dietro al primo oro dell'India ai mondiali junior di ciclismo su pista

Quello che l'Italia senza velodromi dovrebbe imparare dalla vittoria di Rojit Singh Yanglem, Esow Esow e Ronaldo Singh Laitonjam nella Velocità a squadre

16 Agosto 2019 alle 15:54

Non c'è nessun miracolo dietro al primo oro dell'India ai mondiali junior di ciclismo su pista

Foto tratta dal profilo Twitter @UCI_Track

Quando nel 2010 l'India ospitò i Giochi del Commonwealth rischiò di fare una figuraccia. Ritardi nei lavori, impianti sistemati alla bell'e meglio per permettere lo svolgimento delle gare, una vagonata di polemiche che rischiò di far saltare tutti i vertici dello sport indiano. Jugaad era la parola che su giornali e televisioni, nei discorsi della gente comune, riassumeva tutto lo sdegno per una "gestione vergognosa dell'avvicinamento a un evento così importante", disse l'ex presidente indiano (dal 2002 al 2007) Abdul Kalam. Jugaad ha tanti significati, in quel caso però significava una cosa sola: un comportamento improvvisato e confusionario che cercava di trovare soluzioni, o meglio di mettere toppe, a problemi creati a causa di stupidità o leggerezza.

 

Tra i tanti scandali e ritardi il più inconcepibile, almeno per la politica indiana di allora, era quello che riguardava la costruzione del nuovo velodromo. Diciassette mesi di lavori, trentaquattro milioni di dollari spesi per una struttura che "servirà solo per i Giochi", polemizzò il capo dell'opposizione. L'allora ministro delle Politiche giovanili e dello sport, Manohar Singh Gill, rispose che un velodromo "era un bene per il paese e che non sarebbe servito solo per i Giochi, ma per far diventare l'India un paese capace di lottare con i più forti nelle manifestazioni ciclistiche".

 

In molti considerarono le dichiarazioni di Gill come un modo per giustificare l'ingiustificabile, tutti gli altri risero.

 

Nemmeno vent'anni dopo quelle risate non ci sono più. L'ironia sulle dichiarazioni di Gill iniziò a scemare il 17 agosto di un anno fa quando Esow Esow conquistò la medaglia d'argento nel keirin ai Campionati del mondo di ciclismo su pista juniors 2018 a Aigle, Svizzera.

 

 

È terminata del tutto ieri quando Rojit Singh YanglemEsow EsowRonaldo Singh Laitonjam hanno conquistato l'oro nella Velocità a squadre (due squadre di tre corridori si affrontano su una distanza di tre giri: il primo ciclista tira per un giro, poi si sposta e lasciare strada al secondo, che a sua volta dopo un giro lascia spazio all'ultimo). I tre corridori indiani hanno battuto in finale il terzetto australiano, ossia con Olanda, Gran Bretagna e Francia una delle nazioni con il maggior numero di successi internazionali nelle rassegne iridate.

 


Foto tratta dal profilo Twitter @UCI_Track


 

L'anno scorso, dopo la prima medaglia nel ciclismo conquistata da un corridore indiano, il segretario generale della Federazione Ciclistica, Onkar Singh, aveva spiegato a Firstsport perché quel successo sarebbe stata solo il primo e non il primo e l'unico. "Il progetto ha preso il via 4-5 anni fa, ma era da quando sono arrivato in Federazione che ci lavoravo (ndr, Sigh è dal 2010 segretario generale). All'inizio, l'accademia nazionale di ciclismo su pista di Delhi era rivolta ai corridori dilettanti che già correvano. Ma avevano tutti metodi di allenamento sbagliati, troppo distanti dagli standard mondiali. Cambiare il loro modo di allenarsi avrebbe richiesto molto più tempo rispetto alla formazione dei giovani". Singh ha chiesto tempo al ministero e al comitato olimpico indiano, gli ha spiegato che per avere un futuro nel ciclismo su pista si dovevano fare innanzitutto tre cose: avere pazienza, avere personale preparato, avere velodromi. Gli diedero tempo, mandarono una mezza dozzina di uomini in Svizzera a imparare come si preparano i corridori e intanto iniziarono a costruire una decina di velodromi in tutto il territorio nazionale. "Abbiamo selezionato 120 ragazzi tra i 12-14 anni dalle scuole di ciclismo, abbiamo tenuto i migliori 40 e gli abbiamo fatti studiare e pedalare. Oggi ne abbiamo 3-4 che sono a livello mondiale dopo soli tre anni. Sono contento".

 

Qualche mese dopo alla tv indiana Singh tornò sull'argomento: "È stato qualcosa di sorpendente? No. È stato qualcosa di forse inaspettato, ma non sorprendente. Se hai i velodromi hai i ragazzini che ci pedalano sopra. E se hai i ragazzini che ci pedalano allora hai un futuro". 

Giovanni Battistuzzi

Giovanni Battistuzzi

Al Foglio dal 2014. Nato il 5 gennaio, nel giorno più freddo del secolo scorso, lì dove la pianura incontra il Prosecco. Veneto. Ciclista urbano. Pantaniano. Milanista. Scrivo di sport, ciclismo soprattutto. In libreria trovate Girodiruota, che è il nome anche del mio blog

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