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Ascanio Celestini, le bici e quelle strade Alla fine della città

Sabato 3 novembre l'attore porta lo spettacolo "Storie e controstorie" al teatro del Lido di Ostia

2 Novembre 2018 alle 19:41

Ascanio Celestini, le bici e quelle strade Alla fine della città

Foto tratta dal profilo Twitter di Ascanio Celestini

Ci sono miliardi di strade, miliardi di strade diverse. Alcune congiungono, altre esplorano, altre ancora divagano. Le migliori sono quelle che portano altrove. Perché non sempre l'altrove è migliore per davvero, ma l'altrove richiede quanto meno lo sforzo di immaginarlo. E si immagina meglio con un bicicletta sotto di noi, perché tutto fluisce al muoversi delle gambe e tutto può essere scorto, perché la velocità è giusta, quella che si ha nei garretti, quella che ti permette di lasciare la testa libera. Per Lewis Carroll la bicicletta era terribilmente fisica, reale, e terribilmente mentale e immaginifica. Ti accompagnava nel mondo ma lo rendeva più vivo, più vero, a tal punto da storpiarlo, da renderlo magico. "La bici è narrazione", diceva il babbo di Alice nel paese delle meraviglie. Sono storie e controstorie che nascono e si rincorrono, si muovono veloci per inseguirsi. E se serve un retino per prenderle prima che volino via.

 

Storie e controstorie. Come quelle di Ascanio Celestini. E l'artista sa bene cosa vuol dire tutto questo. "Concentrandomi su un freno da stringere, un copertone da sostituire o solo facendo esercizio fisico, mi vengono le migliori idee", aveva detto alla Stampa qualche tempo fa.

 

Storie e controstorie. Le stesse che Ascanio Celestini che porta in scena al teatro del Lido di Ostia (via delle Sirene 22), sabato 3 novembre alle 21. Che sono racconti, "dove cerco di mettere insieme le parole e non i fatti. Certe volte non accade niente. Un meccanismo che si inceppa è l’unico avvenimento". Che "sono personaggi che non hanno nome e le relazioni arrivano quasi ad azzerarsi". Che sono "parole che diventano semplici come rotelle di un ingranaggio, come chiodi che tengono insieme dei pezzi di legno". Che sono "microstorie che iniziano e finiscono in pochi minuti, una specie di ‘concept album’ dove canzoni diverse raccontano un unico luogo".

 

Storie e controstorie che sono tappa. Quella di “Alla fine della città” (fino al 17 novembre), che è un progetto di Ti con Zero e della Biblioteca della Bicicletta Lucos Cozza, che è un luogo di storie a pedali, un mondo eccezionale di letture ciclabili, sogni ciclistici, universi di forcelle, telai e pedivelle, almeno a parole. Che è in collaborazione con il Coordinamento Roma Ciclabile, il Parco Regionale dell’Appia Antica, il Museo delle Civiltà e il Teatro del Lido di Ostia.

 

E prima e dopo, prima e il giorno dopo “Tutti al mare!”, ovviamente in bicicletta. Dal Parco dell’Appia Antica fino a Decima, sabato, da Acilia all’Idroscalo, domenica. Sempre con accompagnatori che spiegano e illustrano com’è cambiata Roma (la partecipazione è aperta a tutti, libera e gratuita).

 

Storie e controstorie, come quelle che illuminano le strade che pedaliamo che non sempre riusciamo ad afferrare.

Giovanni Battistuzzi

Giovanni Battistuzzi

Al Foglio dal 2014. Nato il 5 gennaio, nel giorno più freddo del secolo scorso, lì dove la pianura incontra il Prosecco. Veneto. Ciclista urbano. Pantaniano. Milanista. Scrivo di sport, ciclismo soprattutto. In libreria trovate Girodiruota, che è il nome anche del mio blog

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Commenti all'articolo

  • carloalberto

    04 Novembre 2018 - 11:11

    Celestini, uno che ricicla il comunismo borgataro dicendo che "era un sogno" anziché uno dei fattori del degrado delle periferie romane. Bisognava provare a vivere nei decenni scorsi in posti come il Casilino, per notare l'arroganza burina destinata a gettare le basi del degrado odierno. Altro che intellettuali radical-chic o pseudotrasandati. La cultura è ben altro che questi stornellatori di regime Pd.

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