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Una filosofia da …Manuale

Chi ha passione filosofica farebbe bene, insieme ai libri dei grandi autori, a comprare anche l’ultima edizione di un Manuale, a ripercorrere filosofi e temi che non smettono di chiamarci e di inquietarci. Ho riletto il Platone di Reale, il Kierkegaard di Abbagnano, lo Heidegger di Esposito e ho scoperto che…

Davide D'Alessandro

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filosofeggiodunquesono@gmail.com

28 Dicembre 2018 alle 23:03

Una filosofia da …Manuale

I Manuali di filosofia. Fatica di Sisifo per chi vi si cimenta, croce e delizia per gli studenti di Liceo. Croce per chi non riesce proprio ad amare la filosofia, delizia per chi filosofo già si sente e nel triennio vede crescere la sua domanda, la sua sete di trovare risposte adeguate. In tanti, tra filosofi del passato e del presente, si sono esercitati e continuano a esercitarsi per rendere meno difficoltosa l’ascesa. Se è vero, come sostiene Emanuele Severino, che in alta montagna bisogna salire, vuol dire che occorre attrezzarsi con strumenti che siano di valido ausilio, che scoraggino la resa, che invoglino, anche dopo le inevitabili cadute, a riprendere il cammino. Ho approfittato, durante questi giorni natalizi, per sospendere alcune letture e riprendere in mano i Manuali, per cercare di osservarli e studiarli con maggiore attenzione, per cercare di cogliere le ragioni della soddisfazione e dell’amarezza degli studenti. Non sono loro a sceglierli. Tocca ai docenti presentare la pietanza. Loro a volte assaggiano, a volte mangiano di gusto, altre volte ne hanno immediata repulsione.

Certo, a guardarli oggi, a sfogliarli, a leggerli, sono davvero belli e interessanti. Alcuni rubano l’occhio, altri stimolano la fantasia, altri ancora invitano a ulteriori approfondimenti. Quando ho chiesto a Marco, 17 anni, che cosa si aspetta da un Manuale di filosofia, mi ha risposto senza esitazione: «Mi aspetto una buona capacità di sintesi e di racconto. Non dev’essere un bignami, ma non può essere prolisso e ridondante. Poi, comunque, tocca al professore, conta il professore». Come dire: sì, il libro è importante, ma la lezione del docente supera la forza del libro. Eppure, scorrendo i tre Manuali che prediligo, ritengo che il docente, figura non eliminabile, possa persino limitarsi ad accompagnare il testo, a suggerire sottovoce, senza strafare, senza ergersi a protagonista al di sopra dello scritto. Abbagnano-Fornero, Esposito-Porro e Reale-Antiseri hanno il raro dono di catturare l’attenzione, di cercare e trovare la curiosità di chi legge, di semplificare il giusto, di rendere la filosofia disciplina amabile, grazie a una esemplare chiarezza espositiva. Se il giovane si annoia, addio. Lo hai perso per sempre.

Conta lo scritto, ma contano ancor più il modo di presentare il tema, il filosofo di riferimento, il contesto dov’è inserito, la trama, i richiami e i rimandi, i collegamenti che attivano il pensiero, il desiderio di ricerca. Contano le immagini che accompagnano la mente, poiché l’occhio vuole costantemente la sua parte. Conta la guida alla lettura, conta la riflessione su determinati concetti, conta la bibliografia, conta il lessico filosofico. Al Manuale chiedo la cura anche per il dettaglio, la completezza e la compiutezza. Dev’essere sobrio e asciutto, mai povero. Deve saper navigare tra la vita, l’opera, il pensiero e l’eredità che il filosofo in questione ha lasciato. C’è chi si fa preferire nella filosofia antica, chi ha maggiore propensione verso la moderna, chi spicca con i maestri della contemporanea.

Il Manuale non è il libro che puoi anche non riaprire più. Va riaperto, e spesso, perché le cose apprese tra i 17 e 19 anni sono destinate a restare. E a ritornare. È un peccato scambiare o vendere un Manuale, cancellarlo dalla memoria. Anzi, chi ha passione filosofica farebbe bene, insieme ai libri di filosofia, a comprare l’ultima edizione di un Manuale, a ripercorrere filosofi e temi che non smettono di chiamarci e di inquietarci. Ho riletto il Platone di Reale, il Kierkegaard di Abbagnano e lo Heidegger di Esposito. Mi hanno aiutato a illuminare meglio aspetti che credevo di aver compreso. I grandi filosofi non smettono di stupire. Ma i grandi filosofi hanno bisogno di grandi e umili interpreti. E di lettori esigenti, in grado di distinguere, di selezionare, di scegliere. Una filosofia da …Manuale. Una filosofia per sempre.

Davide D'Alessandro

Davide D'Alessandro

Saggista e consulente filosofico. Scrivo libri (i più recenti: Intervista a Machiavelli, con Antonio De Simone, La vita del potere, Potere & Morte. Le matite di Canetti, Morlacchi Editore), scrivo sui libri, sui loro autori, per interpretare e trasformare. Filosofeggio dunque sono.

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