L'allenamento della Nazionale italiana al centro Bernard-Gasset (Foto LaPresse)

Il Bar Sport del Foglio

#ForzaAzzuri (cit.)

Piero Vietti
Ha detto bene Antonio Conte, il commissario tecnico della Nazionale italiana, anche se l’intuizione non è certamente tra le più originali – e noi che originali, anzi originalissimi siamo sempre, lo dobbiamo sottolineare –, siamo un popolo di commissari tecnici della Nazionale italiana.

Ha detto bene Antonio Conte, il commissario tecnico della Nazionale italiana, anche se l’intuizione non è certamente tra le più originali – e noi che originali, anzi originalissimi siamo sempre, lo dobbiamo sottolineare –, siamo un popolo di commissari tecnici della Nazionale italiana. Dopo la sfolgorante vittoria dell’Italia contro i multiculti del Belgio urgeva un Bar Sport per dare ragione al mister Conte: non potevamo essere da meno (pur consapevoli che non raggiungeremo mai le vette del nostro presidente del Consiglio preferito – Matteo Renzi, e chi se no? – il quale un minuto dopo la fine di Belgio-Italia ha prontamente twittato: “Buona la prima, anzi ottima! Bravo mister, bravi tutti”, e non contento ha aggiunto un hashtag con evidente omaggio a Francesco Totti, #ForzaAzzuri, non un refuso come tanti maldicenti hanno scritto sui social network).

 

La domanda attraversava la redazione fin dalle prime ore del mattino, occupando i pensieri degli indaffarati redattori: come farà l’Italia, che ha iniziato così bene, a vincere l’Europeo? Accettati tutti i consigli, soprattutto quelli non calcistici. Antonucci illumina tutti come un lancio di Bonucci (sarà la rima): “Forse la chiave per la vittoria l’abbiamo già trovata: Thiago Motta con la 10 in mezzo al campo (fermo) e Bonucci che, nello stupore degli avversari, imposta a sorpresa per gli attaccanti. Dai così”. Rizzini guarda il menu degli aperitivi e fa come Chiellini, si fa cogliere in contropiede: “Eh no, dateci tempo: io ho scoperto soltanto ieri l’esistenza di Giaccherini”. Merlo ne approfitta e provoca: “Campioni del Belgio, campioni del Belgio, campioni del Belgio”. Se non avesse fatto il giornalista economico, probabilmente Lo Prete sarebbe stato allenatore: “4-3-3 fisso e meno falli. Altrimenti gli Eurocrati avranno ragione, ieri sui social già commentavano così la nostra prestazione col Belgio: ‘Per fare due gol avete collezionato quattro cartellini gialli. Come quando per scrivere un def e un dpef decenti vi beccate prima tre procedure d’infrazione’”. Brambilla, che preferisce le discussioni teologiche, nicchia: “La natura insegna che la strategia migliore è sempre quella di… fingersi morti”. Per fortuna ci soccorre Ferraresi da New York, da quelle parti si gioca la Copa America, ma lui ha il consiglio giusto per l’Italia: “Non dobbiamo farci venire la strana idea di voler giocare a calcio. Difesa a muro, stile Trump, e poi pullman parcheggiato sulla linea di porta”. Ma le fonti più affidabili sono chiaramente quelle di Pompili: “Ecco, ma infatti dal poco che ho sentito al bar, stamattina, siamo molto forti nella difesa. Che è come sperare nelle belle giornate di sole durante i ballottaggi”.

 

Gambardella è già ubriaco per l’arrivo di Bielsa alla Lazio, e intona, con le mani nei capelli: ‘Solo la birra/avete solo la birra/solo la biiiirraaaaaa/avete solo la Birra!’ (da cantare con una Peroni in mano)”.  Matzuzzi predica nel deserto: “Ricordo qui, due anni fa esatti, l’attesa alcolica per Italia-Costa Rica. S’udivano frasi del tipo ‘spezzeremo le reni ai costaricensi’ , mentre i più allegri sostenevano che non si sapeva neppure se si dicesse ‘la’ Costa Rica o ‘il’ Costa Rica. Il tutto tra risate, inni nazionali, passi dell’oca e marce trionfali. E tutto perché avevamo distrutto l’Inghilterra di Hodgson (quello che preferì Pistone a Roberto Carlos) in mezzo all’Amazzonia. Poi abbiamo perso e abbiamo capito che saremmo andati a casa. Ergo, meglio astenersi dalle previsioni”. Brambilla esulta: “Matz mi sembra posseduto dallo spirito di San Malachia. Ma ovviamente ha ragione (come capita spesso). Propongo un brindisi a merenda”.

 

Peduzzi ha un cruccio: “Non ho visto nemmeno una partita (assente giustificata), vorrei che le ragazze mi dicessero se questo europeo vale la pena, mi fido solo del loro giudizio”. Ci pensa Rizzini, sibillina: “Dipende…”. Pompili: “Il Giaccherini è carino, biondino, Pellé sembra un tronista di Maria de Filippi”. Cerasa spiazza tutti: “L’unica strategia per vincere è quella di togliere di mezzo chiunque sia passato dall’Inter (Motta), mettere l’Italia nelle mani dei calciatori detestati e infangati dalle gazzette delle procure (Bonucci e Buffon) e schierare in campo il maggior numero possibile di juventini, dando così un ulteriore dispiacere a Marco Travaglio (che tempo fa disse di ‘vergognarsi’ della Juve di Andrea Agnelli e Antonio ‘Berlusconte’)”. Capone ripete da giorni la stessa cosa, in trance: “E’ più facile che Renzi vinca il referendum che l’Italia vinca l’Europeo, anche perché a ottobre la Germania non giocherà contro e darà al governo un po’ di flessibilità. Sul campo di calcio non ce n’è: ‘non la smettono, sono il popolo che non smette’”.

 

A quel punto, ci si accorge che Valensise non è ancora comparsa. “Il silenzio di Valensise est molto préoccupant”, dice Ferraresi. Brambilla ha un’idea: “Suggerisco di controllare nel retrobottega, dove teniamo quello buono…”. Prima che compaia, c’è tempo per Battistuzzi di dire la sua: “L’Italia andrà bene solo se non proverà a non fare l’Italia. Per cui via al catenaccio: tutti dietro a difendere e sperare che il cielo ce la mandi buona quando arriva palla ai nostri attaccanti. Noi vinciamo così, solo d’ignoranza. E per fortuna che ‘ce stà Ciro che ce impara il calcio’ (cit. striscione ultras del Pescara). Per il resto più birra per tutti che se va male almeno ci consoliamo”. Antonucci si offende: “Non toccare i miei compaesani. Il fatto che il capo ultrà del Pescara abbia simulato la sua crocifissione nella festa per la promozione non dice niente sul suo livello di istruzione!”.

 

E’ il momento della Pizia Valensise, che riportiamo senza editing alcuno: “Vi sento molto frenati e pessimisti (ottimisti ben informati come diceva Ronchey) io però ieri sera – con la Nazionale degli architetti emergenti in mostra all’Iic – ho visto giocare in tv una squadra vera, con un allenatore, vero  preciso e determinato, contro avversari veri, nonostante lo zazzeruto biondastro con l’occhio di uno che s’era appena fatto una canna. I passaggi di palla c’erano, lo schema c’era, Buffon c’era, Immobile correva e quel gol al 90+2 è stato sublime. Oggi a Parigi si parla Italiano, nei bar ì camerieri sventolano l’Equipe che titola a tutta pagina L’Italie éternelle… insomma basta piagne: quando il gioco si fa duro I duri iniziano a gicare anche contro svedesi e Albanese (e mi dispiace per Dritan Tola…) e questo Conte lo sa. Ps. per Paola: infondere coraggio muliebre ai redattori cacadoubts”. E ancora: “Giulia, Pellè est di Lecce ergo gagliardo e Giaccherinho est toscano verace e senza milza ergo gagliradissimo… e poi io rigo Immobile e non da ora per amore dell’ossimoro”. E se Marina riga Immobile, noi righiamo Italia.

  • Piero Vietti
  • Torinese, è al Foglio dal 2007. Prima di inventarsi e curare l’inserto settimanale sportivo ha scritto (e ancora scrive) un po’ di tutto e ha seguito lo sviluppo digitale del giornale. Parafrasando José Mourinho, pensa che chi sa solo di sport non sa niente di sport. Sposato, ha tre figli. Non ha scritto nemmeno un libro.