Foto tratta da Twitter

Chi è John Guidetti, più che attaccante della Svezia un melting-pot vivente

Leo Lombardi
Italiano per nonno paterno, brasiliano e svedese per nonna materna, cresciuto calcisticamente in Kenya prima di approdare al Manchester City senza troppa fortuna. Contro l'Irlanda gli è bastato poco per il colpo di tacco a liberare Ibrahimovic al cross per l'autogol dell'1-1.

Avesse scelto l'Italia, avrebbe avuto seri problemi con gli atti ufficiali. Guidetti non è solo John, dovete aggiungere Alberto Fernando Andres Luigi e Olof. Sei-nomi-sei, senza separazione di virgole. Un omaggio al suo essere un melting-pot vivente: italiano per nonno paterno, brasiliano e svedese per nonna materna. Tutti felici, con quella scelta anagrafica. Non bastasse, c'è una foto che è una storia. Un campetto in Kenya, un gruppo di ragazzi africani e, in mezzo, quel bambino svedese, bianchissimo e biondissimo. E' John al seguito del padre, chiamato a dirigere una scuola di Nairobi. Lì comincia a giocare, lì è rimasto il cuore, con la fondazione che porta il suo nome.

 

Un pallone che lo conduce adolescente al Manchester City, con poca fortuna. Poi prestiti in squadre di seconda fila, 9 mesi di stop per aver mangiato un pollo poco cotto e il peso di una definizione come “nuovo Ibrahimovic” sulle spalle. Con l'Irlanda ha cominciato in panchina, poi Hamren – stufo di incassare schiaffi – l'ha messo al posto dell'impalpabile Berg, al fianco proprio di Zlatan. Gli è bastato poco per il colpo di tacco a liberare il partner al cross per l'autogol dell'1-1. E per convincere (forse) il ct a confermarlo. Il prossimo match è con l'Italia, può saltarlo uno che si chiama Guidetti e che ha già punito gli azzurri con l'Under 21?

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