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Euro violenza. Per capire cosa è successo a Marsiglia. Parlano gli esperti

Sébastien Louis, ricercatore presso l’università di Perpignan, con un dottorato sulla storia degli ultrà, e Jean-Philippe Leclaire, caporedattore dell'Equipe raccontano quello che c'è da sapere su gli scontri all'Europeo tra tifosi russi e inglesi. Retroscena e analisi.

13 Giugno 2016 alle 18:56

Euro violenza. Per capire cosa è successo a Marsiglia. Parlano gli esperti

Euro 2016, scontri tra tifosi sugli spalti di Inghilterra–Russia (foto LaPresse)

Ci risiamo. Il calcio europeo si guarda allo specchio deformante della violenza hooligan e si riscopre brutto, sporco e cattivo, riassaporando il senso di vergogna e d’impotenza. Come se non fosse mai accaduto prima, come se il fenomeno non fosse stato abbondantemente studiato e sezionato, spesso male e in malafede. Così una Francia scossa dagli attentati terroristici, che ha speso milioni di euro per la sicurezza, irrigidita dagli scioperi contro la nuova legge sul lavoro, si è risvegliata impreparata di fronte agli scontri di Marsiglia dove gli inglesi sono stati letteralmente assaliti dai russi, strategicamente organizzati, probabilmente come mai prima nella loro storia. Quello che è accaduto sembra il paradigma di tutti i luoghi comuni e le condanne perentorie servono a poco se non comprendiamo il fenomeno, i fenomeni, che ne rappresentano il substrato. Chi, infatti, ha puntato il dito contro gli inglesi in questo caso deve ricredersi, oppure continuare a raccontare ciò che preferisce per fare maggiore presa.

 

I primi tafferugli sono avvenuti nei giorni precedenti tra giovani marsigliesi e tifosi inglesi, cui non piaceva il comportamento di questi ultimi, su di giri per l’enorme quantità di alcool ingerita. “Venerdì 20-25 hooligan russi si sono fermati davanti a un pub pieno d’inglesi, si sono tolte le magliette e li hanno provocati, ricevendo per ringraziamento un lancio di bottiglie”, ha raccontato al Foglio Sébastien Louis, ricercatore presso l’università di Perpignan, con un dottorato sulla storia degli ultrà italiani e autore di due libri sul fenomeno, che era a Marsiglia e ha visto quello che è accaduto con i suoi occhi. “I russi, tutti con fisici da boxeur o MMA (arti marziali miste), giravano indisturbati per la città. Ho letto molte inesattezze, perché spesso si confondono gli hooligan con gli ultrà, coloro che sono specializzati negli scontri urbani con quelli che sono invece specializzati nel tifo, canti, striscioni, bandiere”. Sébastien ha descritto un bel clima e tifosi inglesi poco raccomandabili fisiognomicamente ma ben predisposti a fare amicizia e a pagare da bere: “Sono arrivati pure molti hooligan francesi, da Parigi come da altre città, ma per guardare, per vedere cosa accadeva, perché tutti sapevano che qualcosa sarebbe successo, e studiare i maestri (tra gli inglesi i più conosciuti e mitizzati sono quelli del Millwall) più che a prendere parte”.

 


Gli scontri a Marsiglia tra tifosi russi e inglesi


 

L’Uefa ha minacciato la Russia, se dovesse accadere di nuovo verrà staccato un biglietto di sola andata per la Nazionale. La stessa minaccia che fece recapitare all’Inghilterra nel 2000 in Belgio, dopo quella che i quotidiani britannici definirono “La catastrofe di Charleroi”: in quel caso però fu la Romania a risolvere la situazione battendo 3-2 gli inglesi e rispedendoli a casa dopo appena tre partite. Nel 1990 in Italia si decise di far giocare il gruppo F, con Olanda, Irlanda, Inghilterra ed Egitto, tra Palermo e Cagliari. In Sardegna oltre a un imponente spiegamento di forze dell’ordine si mobilitarono anche molti sardi che sequestrarono e gettarono a mare gli inglesi esagitati scesi dagli aerei e dalle navi, con il tacito assenso delle istituzioni e dell’Inghilterra che con la Thatcher aveva dato libero arbitrio alle autorità italiane per difendere il territorio, la gente e il Mondiale; come ha dettagliatamente raccontato Marco Bernardini (all’epoca inviato di Tuttosport) su calciomercato.com. Erano gli anni Novanta, ne erano passati solo cinque dalla strage dell’Heysel e gli hooligan inglesi non erano più una minaccia sottostimata, com’era accaduto a Bruxelles.

 


Gli scontri a Charleroi nel 2000


 

“Rimandare a casa la Russia sarebbe un errore, la repressione non serve. In Francia in questa stagione sono state vietate 218 trasferte, pure quella di 50 tifosi in una partita della nostra Lega Pro Seconda divisione, ma gli hooligan sono esistiti, esistono ed esisteranno. Resta il fatto che non si può punire in ugual misura chi accende un fumogeno e chi provoca gli scontri” ha sottolineato Sébastien. “Prima, durante e dopo la finale di Coppa di Francia PSG-Olympique Marsiglia ci sono stati scontri tra tifosi. Quando abbiamo chiesto cosa accadrà con gli Europei ci è stato risposto che sarebbe stata una situazione completamente differente, con molta più polizia e sicurezza”, ha detto al Foglio Jean-Philippe Leclaire, caporedattore dell’Equipe. “In Francia il problema esiste, anche se è poco conosciuto all’estero, e scegliere Marsiglia per far giocare Inghilterra-Russia, visti i precedenti (Inghilterra-Tunisia mondiale del 1998, ndr), non è stata una bella idea, magari potevano evitare di farla disputare alle nove di sera e anticiparla al pomeriggio, ma la polizia francese era comunque impreparata e non è stata informata dalle autorità russe, non c’è stata alcuna forma di collaborazione”. Secondo Ronan Evain, studioso del tifo russo, gli hooligan proverrebbero per la maggior parte dal gruppo Orel Butchers del Lokomotiv Mosca e dai Gladiators Firm 96 dello Spartak. Gente abituata a picchiarsi e che abbiamo visto in azione per Roma-CSKA Mosca (Champions League 2014-15.

 

I racconti dei testimoni oculari parlano di pestaggi furiosi nei quali gli inglesi hanno avuto la peggio, con otto fermati e trentuno feriti, di cui uno in fin di vita. I tifosi britannici se la sono presa con polizia e fotografi, inermi, a loro dire, di fronte alle ripetute aggressioni: “Quello che ho visto allo stadio alla fine, quando i russi hanno attaccato gli inglesi, mi ha ricordato l’Heysel a parti invertite, gli hooligan che assalivano i tifosi”, ha ribadito Sébastien. Antoine Boutonnet, patron della DNLH, Direction nationale de lutte contre le hooliganisme, punta il dito contro l’alcol che favorirebbe le violenze tra tifosi, ma Sébastien Louis ricorda che la violenza c’è e ci sarà sempre e che più che il modello inglese è quello tedesco a essere vincente, con stadi pieni, tifo organizzato e pochi problemi, nonostante gli scontri. “Il lavoro fatto in Inghilterra si vede” ha affermato Jean-Philippe Leclaire, consapevole comunque delle rivalità che esplodono ancora oggi, come quella tra Liverpool e Manchester United in Europa League. E allora di cosa stiamo parlando? Di tifosi che odiano il calcio? Secondo Sébastien no, così come non esisterebbe un’internazionale di estrema destra cementata dall’appartenenza alla curva, poiché le dinamiche delle rivalità tra club sopravanzerebbero quelle nazionali o politiche: “Per anni parleremo di questi scontri, hanno vinto loro, sono riusciti a essere protagonisti più che le squadre in campo”. Tra chi reprime e chi respinge al mittente la repressione, tra chi male organizza e chi non si preoccupa del sorteggio, cosa ci resta? Immagini di violenza urbana, che non possiamo non raccontare, con un occhio distratto a Euro 2016 e l’altro vigile a Inghilterra-Galles, che si giocherà giovedì a Lens.

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