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Dal Washington Post
Trump sta davvero perdendo la sua base Maga per l'Iran? Per ora no
Ulteriori perdite americane, prezzi della benzina alle stelle e un costo della vita più alto potrebbero spingere i sostenitori del presidente a voltargli le spalle. Ma questo momento potrebbe essere ancora lontano: la maggior parte dei sostenitori ha votato per lui tre volte, e lo rivoterebbe altre tre volte se potesse
Il giornalista conservatore Christopher Caldwell, fino a ora grande sostenitore di Donald Trump, è così deluso dalla decisione del presidente americano di avviare una guerra contro il regime iraniano da aver concluso sullo Spectator: “L’attacco all’Iran è così clamorosamente in contrasto con i desideri della sua stessa base, così diametralmente opposto alla loro visione dell’interesse nazionale, che segnerà probabilmente la fine del trumpismo come progetto politico”. Si può discutere se il trumpismo esista come filosofia coerente in politica estera e interna. Direi che si tratta più un approccio combattivo con una manciata di punti fermi e inamovibili – contrasto all’immigrazione, dazi, disprezzo per il multilateralismo – mentre ogni altra scelta di politica estera o interna è negoziabile, inclusa la possibilità che il governo acquisisca una quota proprietaria e un certo grado di controllo sulle imprese private (bisogna pur fermare quei democratici socialisti, no?).
I sostenitori del presidente dicono che la guerra all’Iran è assolutamente in linea con i desideri della sua base, citando un recente sondaggio di Nbc News rilanciato da Harry Enten, capo analista dei dati della Cnn, che mostrerebbe un indice di approvazione del cento per cento per Trump tra i repubblicani che si identificano come Maga (il presidente ha parlato del sondaggio come se fosse un dono dell’emittente: “Il sondaggio della Cnn dice che sono al 100 per cento, e non si era mai vista una cosa del genere, il che è un onore. Sono rimasto colpito che la Cnn lo abbia fatto”). Anche volendo contestare i numeri di quel sondaggio, se una fetta consistente dei soliti sostenitori del presidente avesse problemi con l’azione militare contro l’Iran, ci si aspetterebbe che qualche rilevazione lo intercettasse, ma finora non è successo. Il sondaggio Cbs News pubblicato questo fine settimana ha rilevato che il 92 per cento dei “repubblicani Maga” approva l’azione militare contro l’Iran. A gennaio Trump si era vantato: “I Maga sono io. I Maga amano tutto ciò che faccio, e anch’io amo tutto ciò che faccio”. A parte qualche eccezione – come la pubblicazione dei fascicoli del dipartimento della Giustizia su Jeffrey Epstein – è effettivamente così. C’è però un problema. Per la maggior parte degli americani, “ti identifichi come Maga?” e “sostieni il presidente?” sono sostanzialmente la stessa domanda. Se sei un sostenitore di Trump preoccupato o infastidito dalla guerra all’Iran o dall’impatto che ne deriverà sui prezzi della benzina, forse di questi tempi sei meno incline a definirti Maga con un intervistatore.
Quando Trump è salito al potere, alcuni elettori che si erano sempre considerati repubblicani hanno visto il loro partito cambiare radicalmente. E’ diventato più protezionista e scettico nei confronti dell’economia di mercato, più non interventista in politica estera, meno attento ai valori tradizionali e persino libertino nelle politiche sociali – tutto sotto la guida di un imprenditore del settore dei casinò, roboante e imprevedibile, che continuava a fare scenate sui social media. Alcune di queste persone hanno smesso di definirsi repubblicane quando i sondaggisti le chiamavano, pur mantenendo posizioni abbastanza conservatrici. Sono finite nel calderone degli “indipendenti”, dove molti di loro sono rimasti per tutti gli anni dell’Amministrazione Biden. A parte un picco iniziale di consenso, gli elettori indipendenti non sono mai stati particolarmente entusiasti della presidenza di Joe Biden. Dopo aver cominciato con un indice di gradimento intorno al 60 per cento tra gli indipendenti in un sondaggio Gallup, entro il settembre del 2021 Biden era al 37 per cento, e da allora ha raramente superato il 40. Uno dei motivi per cui gli indipendenti si sono allontanati da Biden così rapidamente e irreversibilmente? Una fetta consistente di loro era composta da ex repubblicani. Ecco perché non dobbiamo aspettarci di trovare molti sostenitori Maga che esprimono la loro opposizione alle decisioni di Trump sull’Iran o su qualsiasi altra questione. Quando le persone di questo gruppo non sono d’accordo in modo sufficientemente netto, smettono semplicemente di chiamarsi Maga. Non esiste il trumpismo senza Trump, ed è quindi difficile condividere la tesi di Caldwell secondo cui il presidente starebbe tradendo un insieme di valori preesistenti e ben definiti. Nella misura in cui il trumpismo come filosofia esiste, uno dei suoi princìpi fondamentali sembra essere: “Fidati sempre di chi è al comando, perché sa quello che fa e gioca a scacchi a sette livelli”.
Enten ha anche rilevato che l’autoidentificazione Maga è aumentata dal 28 per cento del novembre 2024 al 30 per cento nel sondaggio di Nbc di marzo. Non bisognerebbe però attribuire troppo peso a questo incremento minimo, poiché il sondaggio di Nbc ha un margine di errore del 3,1 per cento, e un anno fa lo stesso istituto aveva rilevato che il 36 per cento degli elettori registrati si identificava come Maga. L’allineamento è con tutta probabilità strettamente correlato a come le persone percepiscono lo stato del paese e all’approvazione di Trump: quando pensano che stia andando bene, si dichiarano Maga; quando non è così, non lo fanno. La guerra è un affare rischioso. Ulteriori perdite americane, prezzi della benzina alle stelle e un costo della vita più alto potrebbero spingere i sostenitori di Trump a voltargli le spalle, dando infine ragione alla valutazione di Caldwell secondo cui la decisione di andare in guerra sfida i desideri della sua base. Ma questo momento potrebbe essere ancora lontano. Dopotutto, la maggior parte dei sostenitori Maga ha votato per quest’uomo tre volte – e lo rivoterebbe altre tre volte se potesse. Ammettere che avesse torto sulla guerra potrebbe significare che aveva torto anche su altre cose, e che quindi loro stessi avevano torto a credere così fermamente nel suo giudizio.
Jim Geraghty, corrispondente senior della National Review
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