Nella guerra con l'Iran, Xi Jinping siede sulla riva del fiume

Giulia Pompili

La propaganda cinese parla di aquile bianche e gatti persiani, mentre il suo esercito militarizza i mari dell'Indo-Pacifico e minaccia Taiwan. Il calcolo della leadership di Pechino

L’emittente statale cinese Cctv qualche giorno fa ha trasmesso un cortometraggio animato realizzato con l’AI dal titolo poetico e complicato che più o meno significa: “La vera arte marziale è fermare la guerra: la valle dell’oro che scorre”. Il protagonista del film è un’aquila bianca (gli Stati Uniti) che vuole dominare un passaggio commerciale strategico e si scontra con i tenaci gatti persiani (l’Iran). Secondo il sinologo Philip J. Cunningham, che monitora la propaganda televisiva cinese, il messaggio del corto è facilmente intuibile: l’aquila lancia frecce d’oro costosissime contro gli uccelli di legno costruiti dai gatti, ma nessuno vince. E nel frattempo, il resto del mondo impara ad aggirare il conflitto, fino a rifiutare “le monete dell’aquila bianca”, cioè rivolgendosi al commercio con la Cina. 

 
E’ così che dal Zhongnanhai la leadership del Partito comunista cinese vuole provare a raccontare la guerra di America e Israele contro il regime iraniano, una guerra che si è estesa al Golfo dove Pechino ha molti interessi. Il sostegno politico, economico e militare finora offerto dalla Cina al regime degli ayatollah può essere sacrificabile, ma Pechino si muove su un equilibrio diplomatico precario e cerca spazi di manovra per ottenere vantaggi dal caos, sia nelle relazioni con l’occidente sia nelle rivendicazioni nell’area dell’Indo-Pacifico. Per Pechino è importante conservare anche uno spazio di diplomazia con Washington, anche la propaganda sembra far altro. Il rinvio del vertice che Trump aveva la prossima settimana a Pechino con il leader cinese Xi Jinping, secondo Sarah Beran, diplomatica americana che ha lavorato a lungo sul dossier Cina, “a patto che non si trasformi in una cancellazione, è nell’interesse di entrambe le parti e rappresenta una soluzione neutra”, ha detto ieri a The Wire. Un incontro in pieno conflitto, con “le divergenze di opinione sul ruolo della Cina e sulle misure per riaprire lo Stretto di Hormuz, nonché il deragliamento dell’agenda bilaterale, hanno giocato a favore di un rinvio”. Ma mentre il dialogo con l’America è congelato, Pechino prova a riaprire quello con l’Europa: secondo uno scoop del South China Morning Post, poi confermato da diversi media cinesi, oggi una delegazione dell’Esercito popolare di liberazione cinese è a Bruxelles per due diverse riunioni, una con l’ufficio dell’Unione europea che coordina il dialogo con le Forze armate, e un’altra con alcuni funzionari della Nato. 

 
Pechino sfrutta il momento, mentre spinge sulla sua agenda di politica estera regionale: la scorsa settimana l’Ufficio cinese per gli affari di Taiwan ha fatto sapere di aver offerto a Taipei maggiore “sicurezza energetica”, nel caos di approvvigionamento attuale, in cambio di una rinuncia alla propria sovranità – proposta rifiutata dal presidente taiwanese Lai Ching-te. Mentre aumenta le pressioni militari sull’isola de facto indipendente, nel Mar cinese meridionale, oltre ai frequenti scontri con la Guardia costiera filippina, la Cina ha costretto anche un suo storico alleato, il Vietnam, a protestare: nella barriera corallina Antelope, parte delle isole Paracelso amministrate da Hanoi che Pechino rivendica illegittimamente, ha iniziato dei lavori di dragaggio per costruire isole artificiali come avamposti militari. Quella di Antelope potrebbe essere la struttura militare cinese più grande del Mar cinese meridionale, secondo le analisi satellitari dell’Asia Maritime Transparency Initiative. Alle proteste della leadership di Hanoi, Pechino ha risposto: non c’è alcuna disputa, quell’area appartiene alla Cina. Una incoerenza politica autoesplicativa, a proposito di libertà di navigazione, e della Carta delle Nazioni Unite usata spesso da Pechino per criticare le operazioni militari di Washington. 

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  • Giulia Pompili
  • È nata il 4 luglio. Giornalista del Foglio da più di un decennio, scrive soprattutto di Asia orientale, di Giappone e Coree, di Cina e dei suoi rapporti con il resto del mondo, ma anche di sicurezza, Difesa e politica internazionale. È autrice della newsletter settimanale Katane, la prima in italiano sull’area dell’Indo-Pacifico, e ha scritto tre libri: "Sotto lo stesso cielo. Giappone, Taiwan e Corea, i rivali di Pechino che stanno facendo grande l'Asia", “Al cuore dell’Italia. Come Russia e Cina stanno cercando di conquistare il paese” con Valerio Valentini (entrambi per Mondadori), e “Belli da morire. Il lato oscuro del K-pop” (Rizzoli Lizard). È terzo dan di kendo.