Il finto complotto di Orbán per salvarsi dallo scandalo Szijjártó

David Carretta

Il ministro degli Esteri ungherese Péter Szijjártó è accusato di aver passato informazioni a Mosca. Il premier grida alla cospirazione ordita da Soros, Bruxelles e opposizione. Ma la sua storia non sta in piedi e, a tre settimane dal voto, i sondaggi danno Tisza in vantaggio

Bruxelles. Lungi dal negare le rivelazioni del Washington Post sul suo ruolo di spia della Russia dentro l’Unione europea, Viktor Orbán e la sua propaganda hanno scelto di giocare la carta dell’effetto bandiera in vista delle elezioni del 12 aprile nello scandalo che coinvolge Péter Szijjártó. Il ministro degli Esteri ungherese è accusato di aver trasmesso in tempo reale al suo omologo russo, Sergei Lavrov, informazioni sulle discussioni dentro al Consiglio dell’Ue. Orbán ieri ha reagito denunciando un complotto orchestrato da un giornalista indipendente, dal partito di opposizione Tisza, con la partecipazione di un servizio segreto straniero, in combutta con George Soros e Bruxelles. Video e messaggi drammatici postati su X e Facebook, diffusione di una intercettazione del giornalista indipendente Szabolcs Panyi in cui ammetterebbe di aver condiviso il numero di Szijjártó, accuse dirette al leader di Tisza, Peter Magyar, e ai suoi collaboratori: “Le intercettazioni di un membro del governo sono un attacco grave contro l’Ungheria”, ha detto Orbán: “E’ un affare di stato”.

 

La storia messa in piedi dalla propaganda di Orbán non sta in piedi. Un servizio segreto straniero non ha bisogno di chiedere a un giornalista il numero di telefono di un ministro degli Esteri. Messo di fronte a un documento pubblicato da Szabolcs Panyi, Szijjártó ha dovuto ammettere di aver chiesto a Lavrov il favore di aiutare Peter Pellegrini, un alleato di Robert Fico, nelle elezioni in Slovacchia del 2020. Ma ogni strumento è buono per confondere l’opinione pubblica ungherese e cercare di ribaltare l’accusa di “tradimento” lanciata da Magyar.

 

A tre settimane dalle elezioni, i sondaggi continuano a dare Tisza in testa sul Fidesz di Orbán. Per il primo ministro conta più la sopravvivenza al potere che la credibilità del suo paese in Europa. Ieri la Commissione si è detta “molto preoccupata” e ha annunciato di aspettarsi “chiarimenti” da Budapest. “Una relazione di fiducia tra gli stati membri e tra loro e le istituzioni è fondamentale per il buon funzionamento dell’Ue”, ha detto una portavoce della Commissione.