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Terrore iraniano

Dagli attacchi agli ebrei di Londra ai dissidenti in Olanda: i proxy europei

Giulio Meotti

Dal Regno Unito alla Francia passando per Paesi Bassi, Norvegia e Belgio. I proxy europei dell’Iran sembrano molto attivi dentro le principali capitali del vecchio continente. L'ultimo caso lunedì a Golders Green dove c'è stato un pogrom di fuoco progettato per terrorizzare gli ebrei 

Sembrava la scena di uno dei fronti di battaglia della guerra in medio oriente. Il bagliore delle fiamme fuori controllo. L’esplosione. Gli innocenti in fuga terrorizzati. Solo che non era una zona di guerra. Era Golders Green, l’enclave ebraica nel nord-ovest di Londra. E lunedì notte è stata teatro di un pogrom di fuoco progettato per terrorizzare gli ebrei della capitale. Quattro ambulanze appartenenti al servizio di emergenza ebraico sono state incendiate in un attacco fuori da una sinagoga di Londra. Il premier inglese Keir Starmer definisce gli attacchi “profondamente scioccanti e orribili”. L’area conta più di trenta sinagoghe e la metà dei residenti si identifica come ebrea, secondo il censimento del 2021.

 

Non esiste “alcuna valutazione a supporto” dell’affermazione israeliana secondo cui l’Iran possiede missili a lungo raggio in grado di raggiungere Londra, ha dichiarato il segretario di stato per l’Edilizia abitativa, Steve Reed, alla Bbc, dopo che due missili iraniani sono arrivati fino alla base americana di Diego Garcia nell’Oceano Indiano. Forse i missili no. Ma i proxy europei dell’Iran sembrano molto attivi dentro le principali capitali europee. 19 marzo, Londra: due iraniani accusati di aver pianificato un attacco a una sinagoga arresti. 16 marzo, Longuenesse: uomini trovati in possesso di una bandiera dell’Isis e di armi sono stati arrestati mentre pianificavano attacchi antisemiti. 14 marzo, Amsterdam: una bomba esplode fuori da una scuola ebraica. 13 marzo, Rotterdam: esplosione al cancello di una sinagoga. 12 marzo, Trondheim: sospetti arrestati fuori dalla sinagoga. 7 marzo, Liegi: una bomba esplode fuori da una sinagoga. E ora l’attacco di Londra. 

 

Dalle case di ebrei imbrattate di vernice agli assalti alle panetterie Gail’s, catena fondata da israeliani, un clima di paura ha portato molti ebrei londinesi ad adottare un basso profilo e a nascondere i segni della fede, di fonte a una normalizzazione dell’antisemitismo delle marce pro Pal. L’anno scorso due fedeli ebrei sono stati uccisi durante Yom Kippur in un attacco a una sinagoga a Manchester. “Molti ebrei avvertono echi spaventosi della Germania degli anni 30 nella Gran Bretagna di oggi” scrive sul Telegraph Danny Cohen, già direttore  della Bbc. “Ho una vicina che ha deciso di rimuovere la tradizionale pergamena di preghiera ebraica, o mezuzah, che si trova sullo stipite della porta delle case ebraiche. Non vuole che la sua casa sia identificabile come ebraica. Teme le conseguenze. Ho un’amica che ha deciso di cambiare il suo nome sul suo account Uber perché teme di essere identificata come ebrea dall’autista e di subire abusi o peggio. Ho amici che hanno deciso di poter mandare i loro figli solo in scuole ebraiche perché temono che i loro cari subirebbero intimidazioni in altri ambienti scolastici. Ho molti amici che hanno iniziato a discutere del loro ‘piano di fuga’”.

 

I servizi di sicurezza hanno sventato venti attacchi terroristici sponsorizzati dall’Iran nel Regno Unito negli ultimi anni, secondo l’MI5. Due anni fa un ministro Tory e deputato di Golders Green, Mike Freer, si era ritirato dalla politica dopo essere stato inondato di minacce di morte e un incendio doloso nel suo ufficio. Freer rivela che “per il rotto della cuffia ho evitato di essere assassinato” da Ali Harbi Ali, il terrorista che ha ucciso in chiesa il deputato conservatore e collega di Freer, David Amess, eletto per la prima volta sotto Margaret Thatcher, cattolico e membro dei Conservative friends for Israel. “Arriva un punto in cui le minacce alla tua sicurezza personale diventano eccessive”, ha detto Freer. Il deputato e il suo staff indossavano giubbotti antiproiettili quando partecipavano a eventi pubblici. Intanto un dissidente iraniano nei Paesi Bassi è stato colpito da colpi d’arma da fuoco. Mohamed (Mohi) Shafiei ha un grande seguito sui social  e ha espresso il suo sostegno agli Stati Uniti e a Israele ed è favorevole alla monarchia. Il politico e avvocato olandese Ulysse Ellian, di origine iraniana, ha scritto: “Un brivido gelido attraversa la comunità iraniana”. Un uomo iraniano e una donna romena sono stati incriminati per aver tentato di entrare nella base navale vicino a Glasgow, sede della flotta britannica di sottomarini nucleari. Il commissario della Metropolitan Police, Mark Rowley, ieri ha dichiarato che il Regno Unito si trova ad affrontare una “minaccia prolungata e persistente”. Fintanto che lo stretto di Hormuz sarà chiuso, il fronte europeo del terrore resterà aperto.

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  • Giulio Meotti
  • Giulio Meotti è giornalista de «Il Foglio» dal 2003. È autore di numerosi libri, fra cui Non smetteremo di danzare. Le storie mai raccontate dei martiri di Israele (Premio Capalbio); Hanno ucciso Charlie Hebdo; La fine dell’Europa (Premio Capri); Israele. L’ultimo Stato europeo; Il suicidio della cultura occidentale; La tomba di Dio; Notre Dame brucia; L’Ultimo Papa d’Occidente? e L’Europa senza ebrei.