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la francia al voto

In Francia la sinistra che vince è quella che non si allea con Mélenchon

Mauro Zanon

Il secondo turno delle comunali francesi premia la sinistra moderata: i socialisti vincono a Parigi e Marsiglia. Ottimo risultato elettorale dei gollisti. Il Rassemblement national non ha “conquistato il sud”. Édouard Philippe rieletto a Le Havre, il voto diventa un primo test in vista delle presidenziali del 2027

Parigi. I candidati della sinistra moderata che non si sono alleati con la France insoumise (Lfi), il partito della gauche radicale di Jean-Luc Mélenchon, hanno stravinto a Parigi e Marsiglia, la prima e la seconda città di Francia. I candidati della stessa famiglia politica che hanno invece ceduto agli ammiccamenti dei mélenchonisti hanno collezionato sconfitte: a Tolosa, Strasburgo, Clermont-Ferrand, Poitiers, Besançon, Brest, Avignone, Limoges. È questa la grande lezione del secondo turno delle elezioni comunali francesi, antipasto delle presidenziali del prossimo anno: la sinistra è vincente quando non rinuncia ai propri valori e alla propria identità storica, respingendo alleanze sulfuree con gli estremisti.

  

“Parigi ha deciso di restare fedele alla propria storia”, ha dichiarato ieri sera il candidato socialista Emmanuel Grégoire, eletto sindaco della capitale col 51 per cento dei suffragi: dieci punti percentuali in più della rivale gollista Rachida Dati, sostenuta dal centro macroniano. L’erede di Anne Hidalgo, a differenza della sua principale avversaria che aveva riconosciuto “punti di convergenza” con la candidata della destra identitaria di Réconquête Sarah Knafo, non ha mai flirtato con la candidata di Lfi Sophia Chikirou, rifiutando la mano tesa dalla mélenchonista tra il primo e il secondo turno.

   

Come Grégoire a Parigi, a Marsiglia il sindaco socialista uscente Benoît Payan non ha ceduto alle avances di Lfi e ha avuto ragione: ieri sera ha trionfato col 54 per cento delle preferenze, quindici punti in più del principale competitor, il candidato del Rassemblement national (Rn) Franck Allisio. “I marsigliesi hanno scelto di restare uniti”, ha dichiarato Payan dal suo quartier generale.

 

A Lione, Grégory Doucet, sindaco ecologista uscente che ha accettato di unirsi a Lfi in vista del secondo turno, ha vinto di un soffio contro il candidato di centrodestra appoggiato dai macronisti Jean-Michel Aulas. Quest’ultimo, in serata, ha annunciato di aver depositato un ricorso, denunciando “irregolarità” durante il voto.

   

La stragrande maggioranza dei 35mila comuni aveva già scelto il proprio sindaco nel corso del primo turno, il 15 marzo: il secondo si è svolto soltanto in 1.580 comuni. I Repubblicani, il partito erede del gollismo, hanno confermato il loro appeal nel territorio. “Siamo ancora, e più che mai, la prima forza politica locale in Francia”, ha affermato il presidente dei gollisti Bruno Retailleau dopo le prime proiezioni, sottolineando le vittorie dei suoi candidati a “Cherbourg, Besançon, Brest, Tulle, Limoges, Tolone, Clermont-Ferrand e anche altrove: il nostro obiettivo è stato raggiunto”. Il Rassemblement national non ha invece “conquistato il sud”, come speravano Marine Le Pen e Jordan Bardella dopo i buoni risultati del primo turno: il partito sovranista, oltre a Marsiglia, è stato sconfitto sia a Tolone sia a Nîmes. Rn può invece festeggiare a Mentone, dove ha vinto la candidata Alexandra Masson, e a Nizza. Perché Éric Ciotti, candidato dell’Udr (Unione des droites pour la République) sostenuto dal partito lepenista, ha stravinto il secondo turno davanti al candidato di centrodestra appoggiato dall’area macroniana Christian Estrosi.

   

Lfi, dopo la vittoria a Saint-Denis della scorsa settimana, ha assunto le redini di un altro comune di più di 100mila abitanti: Roubaix, nel dipartimento del Nord. Il candidato Lfi, David Guiraud, ha ottenuto oltre il 53 dei voti, più del doppio del rivale di centrodestra Alexandre Garcin.

   

I riflettori di questo secondo turno erano puntati anche su Le Havre, il feudo elettorale di Édouard Philippe, leader del partito di centrodestra Horizons ed ex primo ministro di Macron. Philippe è stato rieletto sindaco con il 47,71 per cento dei voti contro il 41,17 del comunista Jean-Lecoq. Con la sua rielezione alla guida della città che dirige dal 2010, l’ex premier, ai ferri corti con Macron da quando l’inquilino dell’Eliseo ha sciolto nel giugno 2024 l’Assemblea nazionale, vede aprirsi la strada verso le presidenziali del 2027. Philippe aveva infatti posto come conditio sine qua non per la sua candidatura all’Eliseo la riconferma a Le Havre. L’altra notizia della serata è la sconfitta a Pau dell’ex premier di Macron François Bayrou, leader dei centristi del MoDem: la fine di un regno che durava dal 2014.

 

Renaissance, il partito macroniano, ha conquistato il suo primo comune di più di 100mila abitanti: Annecy. L’ex ministro dell’Economia Antoine Armand ha avuto la meglio sul candidato della gauche Alexandre Mulatier-Gachet. L’ex primo ministro e attuale presidente di Renaissance Gabriel Attal ha salutato la vittoria di Armand a Annecy e espresso la propria soddisfazione nel vedere raddoppiare “il numero dei nostri eletti”. “Sono stati eletti 200 rappresentanti di Renaissance”, ha sottolineato Attal, rallegrandosi del rafforzamento della presenza locale del partito.

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