A reti unificate
Se non fosse per i media malevoli avremmo già vinto la guerra: l'information war di Trump
La Casa Bianca alza il tiro contro l’informazione indipendente. Tra minacce economiche, accuse di tradimento e permalosità varie, pure il quarto potere si scheggia ogni giorno un po’ di più
L’Amministrazione Trump ha stabilito che è “nel pubblico interesse” che quel che si dice e si scrive della guerra contro l’Iran sia esattamente quel che sostiene l’Amministrazione stessa: tutto il resto è falsità, malevolenza, antiamericanismo. Anzi, come ha scritto Donald Trump sul suo social Truth il 14 marzo, certi media – lui citava il New York Times e il Wall Street Journal “in particolare”, ma aggiungeva anche altri “giornali e media spregevoli” – “vogliono che noi perdiamo la guerra” e ancora: “Sono persone davvero malate e stupide che non hanno idea dei danni che causano agli Stati Uniti d’America”. Il giorno successivo, Trump ha scritto sempre su Truth che i media che non riprendono la versione ufficiale dovrebbero essere “accusati di tradimento” e ha infierito sulla sostenibilità di questi media che hanno “indici di approvazione bassi” (ma se non li guarda né li legge nessuno, questi media, perché questa ossessione?). Alexandra Petri ha scritto un articolo satirico sulla rivista Atlantic immaginando una lettera destinata ai media scritta da Brendan Carr, il presidente della Federal communications commission (Fcc), l’agenzia federale che regola radio e tv: “Non c’è un altro modo per dirlo: l’insistenza dei fake media nel riportare ciò che sta realmente accadendo in Iran anziché ciò che Donald Trump preferirebbe stesse accadendo sta rallentando lo sforzo bellico. Noi della Fcc vorremmo quindi fornirvi alcuni suggerimenti per aggiornare la copertura mediatica” di questo conflitto.
“Non si tratta di una minaccia”, scrive il finto Carr prendendo in giro il vero Carr che invece, su mandato del suo capo infastidito dai resoconti in cui si dice qualcosa di diverso da: Trump ha vinto, sta intensificando le minacce ai mezzi di informazione che non si allineano alla Casa Bianca. Cosa che, anche volendo, non è semplicissima, dal momento che Trump cambia versione e tempistiche anche nel giro della stessa frase: il Wall Street Journal ha analizzato l’attivismo comunicativo del presidente su Truth, contando più di 90 post dedicati alla guerra in Iran in venti giorni, perlopiù pubblicati quando in Europa è notte – e noi europei siamo i più bersagliati dall’ira trumpiana.
Nelle ultime settimane, l’Amministrazione Trump ha detto di voler punire i media con ritorsioni e Brendan Carr ha minacciato di revocare le licenze alle emittenti radio e televisive se il racconto della guerra non “opera nell’interesse pubblico”. Carr vuole prendere di mira sia i media che stanno facendo operazioni di acquisto o di fusione che necessitano del benestare della sua agenzia sia i media che hanno le licenze in scadenza e quindi devono essere rinnovate dall’Fcc. Non si tratta di procedimenti semplici, esiste il Primo emendamento, ma questa Amministrazione vuole svilire sia il potere giudiziario sia quello legislativo, e tende a non rispettare, almeno non in modo tempestivo, le sentenze avverse. Non è soltanto la Casa Bianca a essere irritata: al Pentagono le cose vanno sin peggio. Il segretario alla Difesa Pete Hegseth usa spesso parte del tempo delle sue conferenze stampa per criticare i media che-vogliono-che-perdiamo – questi incontri dovrebbero servire a dare informazioni sul conflitto in corso e invece sono piene di dichiarazioni esaltate sulla “morte e la distruzione dal cielo” e sulla vittoria imminente, ma anche di dettagli falsi come la tiritera sulle forniture militari all’Ucraina che avrebbero svuotato gli arsenali americani indebolendo ora l’operazione contro l’Iran: non si tratta delle stesse armi. Per dire: sono stati utilizzati circa 300 missili Tomahawk contro l’Iran, e sembra che ne restino pochi, ma l’Ucraina non ne ha mai visto uno in quattro e più anni di guerra. Criticando la Cnn che aveva scritto del fatto che l’Amministrazione Trump avesse sottostimato le capacità iraniane di bloccare lo Stretto di Hormuz, Hegseth ha detto che si trattava di una falsità, e ha aggiunto: speriamo che arrivi presto David Ellison. David Ellison è il proprietario di Paramount, che ha appena comprato la Cbs e che aveva fatto un’offerta a Warner Bros. Discovery che possiede la Cnn. Inizialmente Warner Bros. aveva preferito l’offerta di Netflix, ma l’Amministrazione Trump ha talmente “scoraggiato” questa opzione, che alla fine si è imposta quella del sodale Ellison. Ed è così che, tra minacce economiche, accuse di tradimento e permalosità varie, pure il quarto potere si scheggia ogni giorno un po’ di più.