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Come cambia il Qatar sotto ai colpi del regime dell'Iran
Il caso dei commentatori di al Jazeera pro Iran e il telefono senza fili tra Natanyahu, Trump e Doha. Guardare oltre le dichiarazioni
Israele parla con gli americani, gli americani parlano con i qatarini. Spesso i qatarini sanno cosa faranno gli israeliani, perché sono stati avvisati dagli americani. La triangolazione è venuta fuori in modo bizzarro in questi anni e se c’è un posto al mondo in cui il telefono senza fili funziona è proprio il medio oriente. Il Qatar ha sempre saputo usare la comunicazione, ha la sua emittente che nel mondo ha trasmesso e fomentato posizioni contro Israele e spesso anche contro gli Stati Uniti, ma in questi giorni a seguire al Jazeera si capisce che per Doha ora l'avversario è l’Iran, almeno fino a quando continuerà a spararle contro. Ieri circolava l’informazione che due ospiti fissi dell’emittente qatarina, Fatima al Samadi e Saeed Ziad, erano stati arrestati in seguito ai loro commenti a favore del regime di Teheran. La notizia è stata data e smentita più volte, non è arrivata nessuna conferma. Ziad e al Samadi lavoravano come analisti, fornivano il loro punto di vista con regolarità sulla situazione soprattutto a Gaza e i loro commenti puntavano non soltanto a denunciare la guerra di Israele dentro alla Striscia, ma anche a spingere a giustificare le azioni di Hamas. Ziad era in linea con la leadership del gruppo, anche nell’idea che il palestinese debba essere pronto a combattere “con la carne dei suoi figli”. Ziad e al Samadi sono stati parte della macchina della propaganda di al Jazeera, creata dal Qatar per influenzare il mondo e, se il loro arresto per i commenti a favore dell’Iran verrà confermato, si tratta di una notizia che indica come Doha ora abbia altre priorità.
Serve scorrere al Jazeera – dove questa settimana è apparso un articolo per analizzare come la stampa occidentale sbagli a definire l’operazione di Stati Uniti e Israele un fallimento – per capire i cambiamenti. Per il Qatar, il nemico rimane lo stato ebraico, ma la Repubblica islamica dell’Iran non è più l’alleato. Ora di mezzo ci sono gli Stati Uniti e Doha preferisce rimanere sotto al loro scudo. Israele ci tiene spesso a dire, come ha ribadito anche giovedì il primo ministro Benjamin Netanyahu in conferenza stampa, che questa è la guerra di Washington e Tsahal sta soltanto aiutando. Nella stessa conferenza stampa, Netanyahu ha confermato che l’attacco al giacimento di gas iraniano di South Pars era stato un’idea israeliana, dando ragione alla versione di Trump che sul suo social Truth aveva scritto che Israele non avrebbe svolto altri attacchi a meno che “l’Iran non decida imprudentemente di attaccare un paese innocente, in questo caso il Qatar”. Teheran preme sull’innocente Qatar, che probabilmente, nel mezzo del telefono senza fili, sa molto di più sulla guerra di quel che vuole far sembrare.