Ansa
L'editoriale dell'elefantino
Neutrali di fronte alla prospettiva storica della caduta dei tiranni? Non una buona idea, cari europei
Stati Uniti e Israele vogliono farla finita con i terroristi. Tra infiniti lutti, nell’orrore di un conflitto costoso in umanità. Conflitto che però potrebbe dare origine a una nuova mappa del medio oriente, senza i terroristi di Hezbollah, senza Hamas, senza Assad, senza i loro mandanti iraniani
Amo la Svizzera delle libertà, l’unico paese europeo che non abbia mai avuto un re (No Kings), e prediligo anche il wellesiano orologio a cucù, ma non sapevo di essere svizzero. In quanto italiano, in quanto romano innamorato di Parigi, Londra e Berlino (a Madrid, superba capitale di guerra, hanno scelto di stare dall’altra parte), credevo di non essere neutrale. Certo, il ripudio della guerra “come offesa alla libertà dei popoli e come mezzo per la risoluzione delle controversie internazionali”. Però quella iraniana non pare una controversia banale di diritto, visto che anche noi chiamiamo terroristi, ufficialmente, i banditi pasdaran e basij; e quanto alla libertà dei popoli, si capisce, non abita nella terra dei mullah, salvo errori od omissioni. Anche gli americani dell’abominevole Trump e gli israeliani del criminale Bibi Netanyahu hanno problemi dal punto di vista liberale. Tutti li abbiamo, nessuno escluso. Ma dal 7 ottobre 2023 i cattivi dell’aria hanno configurato un progetto: farla finita con i terroristi, alla base e al vertice, allo sbocco e all’origine, e stanno cercando di realizzarlo. Tra infiniti lutti, nell’orrore di un conflitto costoso in umanità. Conflitto che però potrebbe mettere capo a una svolta inaudita: una nuova mappa del medio oriente guerresco, senza i terroristi di Hezbollah, senza Hamas, senza Assad, senza i loro mandanti iraniani, magari con un regime meno, come dicono i politici neutralisti, “inaccettabile”.
La sorte del popolo e della nazione iraniani mi sta a cuore. Mi sta a cuore la sorte di Israele e degli ebrei. E degli arabi palestinesi. Le colpe coloniali degli angloamericani con Mossadeq e la complice alleanza con Reza Pahlavi e la Savak si equivalgono alla complicità francese con l’ayatollah Khomeini, il residente di Neauphle-le-Château, poi tornato a Teheran per inaugurare nel 1979 una lunga epoca di sterminio e preparazione di mezzo secolo di terrorismo islamista antigiudaico, nichilista, politicamente e militarmente genocidario all’incontro anche del suo stesso popolo. Ma ora sembra, a essere disperatamente ottimisti, che abominevoli e criminali abbiano un progetto politico non dissimulato, che tutti in Europa fanno finta di non vedere. E che passa per un conflitto armato in cui Mossad e Cia cercano di far prevalere la ragione sulla barbarie.
Ha un senso la neutralità europea e italiana di fronte alla prospettiva di chiudere un largo accordo di pace e sviluppo multiculturale, intitolato ad Abramo nientemeno, per la grande riconciliazione dal Libano all’Iran, passando per la Siria, arrivando al Golfo e all’Arabia Saudita, fino all’Iraq e a Israele, compresa la Giordania e l’Egitto e quel che resta della Palestina dopo gli orrori della sua classe dirigente inetta e corrotta e complice? Non ne sarebbe beneficiaria la parte del continente a nord del Mediterraneo? Il moralismo western del Gran bullo di Washington non c’entra. Come non c’entra il moralismo del cardinale Pizzaballa. Non è, quello invocato per lo Stretto di Hormuz, un favore da restituire a chi ci ha protetto per decenni. Non siamo stati protetti più di quanto gli Stati Uniti, liberandoci e restando in terra europea dopo il crollo del nazifascismo, abbiano protetto sé stessi, il loro genio imperiale, il loro status di paese vincitore della Guerra fredda con l’Unione sovietica e di esportatore della democrazia. Trovare il modo di non essere neutrali di fronte alla prospettiva storica della caduta dei tiranni in talare, muniti di bastoni missili e uranio arricchito, sarebbe piuttosto un dovere politico. A occhio e croce.