foto Ansa
pagare il ricattatore
L'Ue premia l'azzardo morale di Orbán sull'oleodotto e aiuta Putin a bloccare il prestito a Kyiv
Per superare il veto imposto da Ungheria e Slovacchia sul prestito da 90 miliardi da inviare all'Ucraina, l'unica soluzione che Ursula von der Leyen e António Costa hanno trovato è la riparazione di un oleodotto distrutto dalla Russia che trasporta greggio a Viktor Orbán. Un regalo a spese degli europei
Bruxelles. Il contribuente europeo sarà chiamato a pagare la riparazione di un oleodotto distrutto dalla Russia, che trasporta greggio russo a basso costo in Ungheria e Slovacchia, permettendo così al Cremlino di continuare a incassare denaro con cui finanziare la sua guerra contro l’Ucraina. E’ questa l’unica soluzione che Ursula von der Leyen e António Costa hanno trovato per cercare di superare il veto di Ungheria e Slovacchia, che blocca il prestito da 90 miliardi di euro promesso in dicembre e indispensabile all’Ucraina per continuare a difendersi: premiare l’azzardo morale di Orbán. La presidente della Commissione e quello del Consiglio europeo lo hanno messo nero su bianco in uno scambio di lettere con Volodymyr Zelensky. Con un ulteriore paradosso. Né l’Ungheria né la Slovacchia dovranno contribuire per pagare gli interessi del prestito a Kyiv, perché è stata concessa loro (e alla Repubblica ceca) una deroga. E non è nemmeno certo che Orbán accetti questo regalo a spese di tutti gli europei e a danno degli ucraini. Fonti della Commissione spiegano che von der Leyen “spera” che l’annuncio di una futura ripresa delle forniture attraverso l’oleodotto Druzhba sia sufficiente per convincere Orbán. “Spera”. Non c’è nulla di certo. Una prima risposta ufficiale è arrivata attraverso un video pubblicato su X e indirizzato al presidente ucraino. “Niente forniture di petrolio? Niente soldi. E’ semplice”, ha detto Orbán: “La posizione dell’Ungheria rimane sempre la stessa. Se il presidente Zelensky vuole ricevere il suo denaro da Bruxelles, allora deve riaprire l’oleodotto Druzhba”.
L’oleodotto Druzhba è il pretesto che Orbán e Fico stanno utilizzando da oltre un mese per bloccare il prestito all’Ucraina e l’adozione del ventesimo pacchetto di sanzioni contro la Russia. Danneggiato da un bombardamento russo in gennaio, la sua riparazione non è una priorità per l’Ucraina, che deve fare i conti con un’infrastruttura energetica devastata dai continui attacchi della Russia. Per il premier ungherese, in difficoltà nei sondaggi in vista delle elezioni del 12 aprile, la denuncia del “blocco del petrolio” da parte di Zelensky è diventato il principale tema di campagna elettorale. In visita a Kyiv il 24 febbraio per il quarto anniversario della guerra, Costa e von der Leyen avevano spiegato che il prestito da 90 miliardi sarebbe stato concesso “in un modo o nell’altro”. La presidente della Commissione aveva assicurato di avere diverse “opzioni” per aggirare il veto di Orbán e Fico. Sono passate tre settimane. Domani si riuniranno i capi di stato e di governo per un vertice europeo. Ma, invece di neutralizzare le minacce dei premier di Ungheria e Slovacchia, von der Leyen non ha trovato nessuna opzione migliore che mettere la pressione su Zelensky per riparare Druzhba. Il presidente ucraino ha denunciato un “ricatto” da parte di alcuni leader dell’Ue. C’è anche una forte dose di ipocrisia.
La Commissione aveva promesso di presentare a metà aprile, dopo le elezioni in Ungheria, una proposta per bandire completamente le importazioni di petrolio dalla Russia, come si sta facendo con il gas. Ora potrebbe rinviarla. Per convincere Zelensky a riaprire Druzhba, von der Leyen e Costa hanno offerto “tutto il supporto tecnico necessario per poter successivamente effettuare i lavori di riparazione dell’oleodotto Druzhba. Questi lavori potrebbero essere finanziati con fondi europei”, hanno scritto i due leader dell’Ue. Tra le giustificazioni evocate nella lettera ci sono gli effetti della guerra in Iran sui mercati. “La ripresa del transito del petrolio attraverso il territorio ucraino assume un’importanza ancora maggiore per preservare la stabilità”. I due invocano anche “gli obblighi contrattuali esistenti dell’Ucraina, nonché con la deroga concessa a Ungheria e Slovacchia dal divieto generale dell’Ue sull’importazione di petrolio russo”. Zelensky alla fine si è rassegnato ad accettare l’offerta. Ma il presidente ucraino ha anche comunicato che per completare i lavori di riparazione di Druzhba e riprendere le forniture verso i due paesi servirà “un mese e mezzo”. Anche se Orbán dovesse perdere le elezioni, un nuovo governo non ci sarà a Budapest prima di metà maggio. A quel punto l’Ucraina potrebbe già trovarsi in bancarotta. Premiando l’azzardo morale di Orbán, l’Ue ha prodotto un altro effetto perverso: con l’attacco contro l’ultimo oleodotto che gli è rimasto per esportare greggio russo in Europa, Vladimir Putin è riuscito a bloccare il prestito all’Ucraina.