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Kyiv mette a disposizione i suoi dati militari per allenare l'algoritmo
Il governo ucraina apre ai partner internazionali l’accesso ai dataset di combattimento per addestrare modelli di intelligenza artificiale. Quattro anni di esperienza sedimentata in milioni di frame, che il mondo adesso vuole comprare
Nell’èra dell’AI, ogni guerra è utile. Ogni conflitto genera una miriade di dati preziosi, che possono essere usati in altri contesti, per addestrare i propri modelli e rendere il proprio esercito automatizzato – in particolare gli stormi di droni – più letale. Un po’ come per le auto a guida autonoma, dove un incidente in Alabama può insegnare a milioni di altri veicoli in giro per il mondo, ogni guerra può diventare maestra per un’altra. Nessun paese ha capitalizzato su questo principio con la lucidità dell’Ucraina. Mykhailo Fedorov, ministro della Difesa, lo ha tradotto la settimana scorsa in atto amministrativo: il governo di Kyiv ha adottato una risoluzione che apre ai partner internazionali l’accesso ai dataset di combattimento per addestrare modelli di intelligenza artificiale per sistemi unmanned. La piattaforma, al Centro per l’innovazione del ministero della Difesa, permette di lavorare su grandi array di materiale fotografico e video annotato in aggiornamento continuo, senza accesso ai database sensibili.
Conviene partire da quello che c’è dentro quei dataset: Fedorov ha parlato di “milioni di frame annotati” raccolti durante “decine di migliaia di voli di combattimento”, usati per addestrare le reti neurali del sistema Delta – il cervello digitale della guerra ucraina – che rileva automaticamente bersagli terrestri e aerei. Delta è nato tra il 2014 e il 2022 da volontari con accesso diretto alle forze in prima linea, poi adottato dall’esercito. Oggi i dati di centinaia di velivoli confluiscono nella rete: i bersagli vengono taggati automaticamente, verificati da operatori umani e le coordinate trasmesse all’artiglieria in pochi secondi. L’architettura sottostante – l’intelligenza artificiale a supporto della decisione umana, senza sostituirla – è la colonna vertebrale della dottrina ucraina. Il principio dello “human in the loop” ha tenuto finora, sebbene le pressioni del campo di battaglia spingano costantemente verso il confine della guerra totalmente autonoma.
La mossa di Fedorov è anche un’operazione di geopolitica tecnologica. L’Ucraina possiede qualcosa che nessun laboratorio al mondo può replicare: anni di dati reali contro un avversario che ha adattato le proprie tattiche in continuazione. Le aziende che lavorano su droni autonomi e computer vision potranno addestrare i propri algoritmi su dataset generati durante operazioni attive, un vantaggio che nessuna simulazione potrà mai garantire. Ed è qui che entra il fattore Iran. Il conflitto iniziato il 28 febbraio scorso ha trasformato il know-how ucraino in valuta diplomatica: l’Ucraina ha inviato specialisti anti-drone in quattro nazioni mediorientali dopo che queste hanno chiesto aiuto a Kyiv per abbattere le ondate dei terribili droni low-cost Shahed. I produttori ucraini – che nel 2025 hanno realizzato 4,5 milioni di droni, un numero impensabile per tutto il resto d’Europa messo insieme – hanno sviluppato intercettori a basso costo per cacciare gli Shahed, diventando fornitori dei paesi del Golfo colpiti dall’Iran.
La domanda che circolava la scorsa settimana, cioè se il conflitto con l’Iran sia “la prima guerra dell’AI” rivela quanto sia corta la memoria collettiva. L’Ucraina usa sistemi come Skynode, che permette ai droni di navigare senza Gps abbinando il terreno a mappe satellitari memorizzate a bordo, dal 2022. Il mondo ha aspettato i missili su Teheran per prenderne atto. Rimangono le domande scomode che la comunicazione di Fedorov ha evitato: chi accederà alla piattaforma e secondo quali criteri, se i modelli addestrati potranno essere ridistribuiti a terzi, quale autonomia sarà consentita ai sistemi sviluppati. Kyiv apre i suoi dati con la legittimità di chi ha pagato quel dataset sul campo, col sangue.
Questa mossa trasforma l’Ucraina nel primo vero e proprio hub di ricerca dell’AI applicata al campo bellico, ovvero l’unico dominio dove ha qualcosa di irriproducibile da offrire. Quattro anni di esperienza sedimentata in milioni di frame, che il mondo adesso vuole comprare. Se la guerra in Ucraina è stata la prima dell’èra AI, quella in Iran potrebbe presto diventare la prima totalmente autonoma, specialmente se passerà la linea che dal Pentagono Hegseth vorrebbe imporre.