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la decisione

“Nessuna sottomissione: la libertà non ha prezzo”. Sansal rompe con Gallimard

Giulio Meotti

È finito dopo trent’anni il rapporto fra il romanziere algerino e il grande editore francese, giudicato “debole” con la dittatura algerina

La sorpresa non è la partenza di Boualem Sansal. Per chi lo conosce, la sorpresa sarebbe stata se il romanziere algerino fosse rimasto a Gallimard. E’ finito dopo trent’anni il rapporto fra Sansal e il grande editore francese. Lo scrittore si unisce alla casa editrice Grasset, guidata da Olivier Nora. A 81 anni, Sansal ha pubblicato la maggior parte dei suoi romanzi con Gallimard, a partire da “Il giuramento dei barbari”, il primo, uscito nel 1999. Eletto il 29 gennaio all’Académie française, il romanziere di “2084” era stato arrestato il 16 novembre 2024 appena atterrato all’aeroporto di Algeri, condannato a cinque anni di carcere e rilasciato un anno dopo. “Di fronte al regime che mi aveva imprigionato, la mia convinzione era semplice: parlare apertamente, denunciare la dittatura e rifiutare qualsiasi logica di negoziazione che mi avrebbe trasformato in merce di scambio” ha scritto ieri Sansal sul Monde. “Antoine Gallimard ha scelto un approccio diplomatico che non corrisponde alla linea di resistenza che ho fermamente adottato contro il regime violento e crudele di Tebboune. Capisco che gli stati possano privilegiare canali discreti e diplomatici. Ma una casa editrice non è un’istituzione diplomatica e non può parlare a nome dello scrittore in questione. Per me, la questione era semplice ed essenziale. Era la mia vita in gioco. Nessuna sottomissione, nessuna negoziazione. Anche se ciò significa rimanere in prigione. La libertà di espressione non è negoziabile. E la volontà di lottare non deve mostrare né debolezza né esitazione”. Antoine Gallimard si era spinto fino ad affermare che lo scrittore imprigionato aveva rifiutato il Premio Sakharov per la libertà di pensiero del Parlamento europeo perché proveniva dai Patrioti di Jordan Bardella, denunciandolo come “una mossa insidiosamente di parte”.

“Non ho rifiutato nulla”, ha spiegato Sansal dopo il suo ritorno a Parigi. “L’ho saputo tre o quattro settimane dopo”. Il suo amico e poeta Kamel Bencheikh ci spiega: “Ci aspettavamo che il suo editore dimostrasse un impegno commisurato alla posta in gioco: chiaro, coerente e visibile. Quello che abbiamo visto è stato tutt’altro. Estrema cautela, sostegno discreto, a volte impercettibile. Laddove uno scrittore imprigionato invocava mobilitazione, abbiamo percepito timida riservatezza”. L’episodio della Fiera del libro di Algeri è uno dei più rivelatori. “Mentre Sansal sopportava il calvario della detenzione, il suo editore si lamentava di essere stato privato di questo evento letterario” dice Bencheikh. “L’indecenza di questo contrasto ha colpito molti osservatori: da un lato, uno scrittore privato della sua libertà, dall’altro, l’amarezza di un’occasione persa”. Poi la liberazione, spiega Bencheikh. “A Parigi, Boualem fu preso sotto la completa protezione di Gallimard, che lo sorvegliava come un falco, arrivando anche a dirgli cosa doveva e non doveva dire. A poco a poco, Boualem apprese che Gallimard non prese mai posizione a difesa del suo scrittore contro le autorità algerine, limitandosi a fare da mediatore”. Lo scrittore ottantenne, dopo un cancro, un anno di prigione e la perdita della nazionalità algerina, sembra aver dimostrato di nuovo maggiore determinazione rispetto all’intellighenzia parigina.

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  • Giulio Meotti
  • Giulio Meotti è giornalista de «Il Foglio» dal 2003. È autore di numerosi libri, fra cui Non smetteremo di danzare. Le storie mai raccontate dei martiri di Israele (Premio Capalbio); Hanno ucciso Charlie Hebdo; La fine dell’Europa (Premio Capri); Israele. L’ultimo Stato europeo; Il suicidio della cultura occidentale; La tomba di Dio; Notre Dame brucia; L’Ultimo Papa d’Occidente? e L’Europa senza ebrei.