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Lo scenario

La Cina adesso teme il contagio e vorrebbe mollare i talebani 

Davide Cancarini

Il ministero della Sicurezza cinese starebbe valutando un totale disimpegno politico ed economico dall’Afghanistan, considerato troppo pericoloso. Intanto il Tagikistan ha approvato un progetto che prevede che la Cina finanzi nuove postazioni lungo il confine tra il paese centro asiatico e Kabul

Sempre più preoccupata per un possibile contagio di instabilità derivante dalla sua estrema frontiera occidentale, in particolare dalla guerra in corso tra Pakistan e Afghanistan, la Cina sta cercando di correre ai ripari. La diplomazia cinese sta provando di mediare un negoziato diplomatico fra Islamabad e Kabul, ma finora con scarso successo. Per venire incontro alle esigenze di Pechino, qualche giorno fa il Parlamento del Tagikistan ha approvato un progetto che prevede che la Repubblica popolare finanzi 9 nuove postazioni lungo il confine di quasi 1.400 chilometri che corre tra il paese centro asiatico e l’Afghanistan. Il governo cinese metterà sul tavolo quasi 60 milioni di dollari e in cambio otterrà da Dushanbe un’esenzione totale a livello fiscale, doganale e di altri costi accessori. La posizione esatta delle strutture non è stata comunicata ma il loro obiettivo è tenere sotto controllo il paese guidato dai talebani. Intorno a esse verranno realizzate anche numerose opere come strade e impianti idrici/elettrici, a dimostrazione che si tratterà di strutture pensate per diventare avamposti fissi di osservazione del confine meridionale.

 

Non si tratta di una novità in assoluto perché in Tagikistan esistono già alcune postazioni simili, anch’esse in passato finanziate dalla Cina. Secondo numerose indiscrezioni, il gigante asiatico disporrebbe anche di due veri avamposti militari sul territorio della repubblica post-sovietica, la cui presenza non è mai stata confermata ufficialmente ma di cui esistono numerose prove video e fotografiche. Questa nuova mossa di Xi Jinping in Asia centrale rappresenta un passo in più della proiezione di sicurezza cinese nella regione, un’area di cooperazione solitamente sotto stretta osservanza russa. D’altronde, proprio in Tagikistan Mosca dispone della sua più grande base militare all’estero – che dovrebbe ospitare circa 7.000 unità – e le Forze armate al comando di Mosca sono presenti anche in Kazakistan e Kirghizistan. Il crescente ruolo di Pechino nel territorio centro asiatico non vuol dire una sostituzione dell’influenza di Mosca. Al momento si tratta più di un affiancamento, favorito anche dalla crescente volontà delle cancellerie regionali di non limitare i propri rapporti internazionali a un ristretto numero di attori.

 

La controffensiva securitaria della Cina nei paesi dell’area in cui ha interessi è però ampia: su pressione cinese, a inizio anno in Pakistan è stata annunciata la creazione di una nuova unità speciale di polizia istituita con l’unico scopo di proteggere i cittadini cinesi presenti nel paese. Questi ultimi, spesso sul territorio pachistano per supervisionare o lavorare ai progetti infrastrutturali legati al China Pakistan Economic Corridor, sono di frequente fatti oggetto di attacchi da parte dei movimenti separatisti del Baluchistan. Una situazione che sta facendo vacillare la motivazione cinese  in Pakistan.

 

Una dinamica simile potrebbe crearsi in Afghanistan. L’inviato di Xi Jinping nel paese, Yu Xiaoyong, ha incontrato nei giorni scorsi il ministro degli Esteri talebano Amir Khan Muttaqi e il ministro dell’Industria e del Commercio, Nooruddin Azizi. A margine del meeting, focalizzato sulla possibilità che Pechino incrementi i propri investimenti nel paese asiatico, Yu ha confermato la disponibilità di Kabul a intensificare gli sforzi per garantire la stabilità interna afgana e tutelare la sicurezza dei cittadini cinesi presenti in Afghanistan. Nelle stesse ore il sito Intelligence Online ha però diffuso un’indiscrezione, secondo la quale il  ministero della Sicurezza cinese starebbe valutando un totale disimpegno politico ed economico dall’Afghanistan, considerato troppo pericoloso anche alla luce dell’incapacità pachistana di mantenere il controllo della situazione. Molti elementi fanno pensare che questa notizia sia quantomeno esagerata, ma non è detto che dietro le quinte considerazioni di quel tipo non stiano prendendo piede. L’attuale situazione sul terreno fa oscillare sempre di più la Repubblica popolare tra attrazione e timore relativamente ai paesi alla sua frontiera sud-occidentale. 

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