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prese di posizione

L'Ue resiste alla richiesta di Trump di aiuto nello Stretto di Hormuz. Questa non è la sua guerra

David Carretta

Dalla Spagna di Sánchez all’Italia di Meloni, passando per la Germania di Merz: un coro di rara unanimità per rigettare la pretesa del presidente americano di obbligare gli europei ad aiutarlo con mezzi militari per uscire dalla crisi in cui è piombato per l’impatto della sua guerra contro l’Iran sui prezzi del petrolio

Bruxelles. L’Unione europea ieri ha detto “no” alla richiesta di Donald Trump di inviare asset navali per aiutare gli Stati Uniti a riaprire lo Stretto di Hormuz, malgrado la minaccia del presidente americano di un futuro “molto negativo” per la Nato. Dalla Spagna di Pedro Sánchez all’Italia di Giorgia Meloni, passando per la Germania di Friedrich Merz, al Consiglio Affari esteri di ieri c’è stato un coro di rara unanimità nel rigettare la pretesa di Trump di obbligare gli europei ad aiutarlo con mezzi militari a uscire dalla crisi in cui è piombato per l’impatto della sua guerra contro l’Iran sui prezzi del petrolio. “Questa non è la guerra dell’Europa”, ha detto l’Alto rappresentante, Kaja Kallas. “Abbiamo Aspides nel Mar Rosso”, che “deve essere rafforzata perché non ha abbastanza asset navali”. Ma “non c’è appetito da parte degli stati membri” per estendere il suo mandato fino allo Stretto di Hormuz, ha spiegato Kallas.

                               

“Nessuno vuole partecipare attivamente a questa guerra. E ovviamente, tutti sono preoccupati per l’esito”, ha detto l’Alto rappresentante. Per l’Ue e i suoi stati membri, il modo migliore per riaprire Hormuz è il “dialogo diplomatico” con la Repubblica islamica. La Francia rimane disponibile a costruire una coalizione di volenterosi per garantire la libertà di navigazione nella regione, ma solo quando le condizioni lo consentiranno.

Trump ha usato un’intervista al Financial Times per cercare di trascinare gli europei e le loro navi militari a Hormuz. “E’ giusto che coloro che beneficiano dello Stretto contribuiscano a garantire che non accada nulla di male”, ha detto Trump, sostenendo che l’Europa e la Cina dipendono fortemente dal petrolio del Golfo. “Se non ci sarà alcuna risposta o se la risposta sarà negativa, penso che sarà molto negativo per il futuro della Nato”. Ieri Trump ha aggiunto che “alcuni sono molto entusiasti”, ma altri paesi “che abbiamo aiutato per molti, molti anni, che abbiamo protetto da orribili minacce esterne, non si sono mostrati così entusiasti”. Il presidente americano se l’è presa nuovamente con il Regno Unito, dopo che il premier britannico, Keir Starmer, ha escluso di “farsi trascinare” nella guerra. La stessa posizione è stata espressa dalla Germania. “Non partecipiamo a questa guerra”, ha detto Merz, sottolineando che gli Stati Uniti “non ci hanno consultato” prima di lanciare i bombardamenti contro l’Iran. “Finché la guerra prosegue, non parteciperemo a garantire la libertà di navigazione nello Stretto con mezzi militari”, ha aggiunto il cancelliere: “Questa guerra non è un affare della Nato”. Il ministro degli Esteri italiano, Antonio Tajani, si è detto contrario alla possibilità di “allargare” il mandato della missione navale dell’Ue Aspides (a guida italiana) oltre il Mar Rosso fino allo Stretto di Hormuz.

Con estremo candore, il suo omologo estone, Margus Tsahkna, ha sottolineato che prima di prendere decisioni “dovremmo anche sapere quali sono i piani del presidente Trump nei confronti dell’Iran e nella regione”. La diagnosi è condivisa da Kallas e da gran parte dei ministri degli Esteri dell’Ue. “Gli obiettivi di questa azione militare devono essere definiti da chi ha iniziato questa guerra. L’Europa non fa parte di questa guerra. Non l’abbiamo iniziata noi e gli obiettivi politici non sono chiari”, ha spiegato l’Alto rappresentante dell’Ue: “Le guerre è facile iniziarle, molto difficile fermarle, e la situazione può diventare molto caotica e sfuggire di mano”. La coalizione dei volenterosi di Macron può essere lo strumento per permettere a Trump di rivendicare un successo con i partner della Nato. In fondo, anche sull’Ucraina, il sostegno è offerto da alcuni paesi membri dell’Alleanza, non dalla Nato in quanto tale. Il presidente americano ieri ha definito la proposta della Francia come “non perfetta”, ma è convinto che il presidente francese “aiuterà”. Trump ha anche accennato alla possibile partecipazione britannica. Ma la precondizione degli europei è la fine della guerra in Iran.

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