Emmanuel Grégoire esce dalla cabina elettorale (Bertrand Guay/Pool Photo via AP) 

La sinistra divisa può perdere Parigi. Grégoire nella morsa tra la destra e il veto su Mélenchon

Mauro Zanon

Il candidato socialista è in testa ma rischia al ballottaggio. Rachida Dati tratta per unire gollisti e macroniani, mentre Lfi minaccia di restare in corsa se non ci sarà un accordo con i socialisti, per sbarrare la strada al Rn. Il rifiuto di allearsi con la gauche radicale può decidere il futuro della Capitale. Il secondo turno si gioca tra cordoni sanitari, voto utile e alleanze impossibili

Parigi. Da una parte l’unione tra gollisti e centristi, dall’altra l’impedimento morale di allearsi con la France insoumise (Lfi), il partito della gauche radicale di Jean-Luc Mélenchon diventato infrequentabile. Emmanuel Grégoire, il candidato dell’unione delle sinistre (Partito socialista, Verdi e Partito comunista) e erede della sindaca uscente Anne Hidalgo, è stretto tra due morse che mettono a rischio la sua elezione a Parigi il prossimo 22 marzo, nonostante l’ottimo risultato ottenuto al primo turno delle elezioni comunali francesi. Domenica sera Grégoire ha ottenuto il 37,98 per cento dei suffragi, dodici punti percentuali in più della principale rivale, la ministra della Cultura uscente ed ex vedette del sarkozysmo Rachida Dati, ferma al 25,46, ma la mano tesa dalla candidata gollista al candidato dell’area macroniana (Horizons-Renaissance) Pierre-Yves Bournazel, che ha raccolto l’11,34%, complica le cose. “Lavoreremo con Pierre-Yves Bournazel a un progetto di alternanza. È in gioco la vita dei parigini nei prossimi sei anni”, ha dichiarato Dati. Il candidato centrista ha detto di essere un “uomo di dialogo” e di voler scalzare dal Comune i socialisti, ma ha posto tre condizioni all’ex ministra della Cultura per creare una lista comune.

 

La prima, e più importante, è “rifiutare con la massima chiarezza qualsiasi alleanza o forma di convergenza con l’estrema destra e la lista della signora Knafo”, ossia la candidata di Reconquête, il partito fondato dall’ex giornalista del Figaro e polemista incendiario Éric Zemmour. Sarah Knafo, domenica sera, ha strappato il pass per il secondo turno per poche migliaia di voti: la soglia di sbarramento per qualificarsi era al 10 per cento, la candidata di Reconquête ha ottenuto il 10,40. In un video, colei che ha fatto campagna ispirandosi alla comunicazione del sindaco di New York Zohran Mamdani ma è vicina ideologicamente al Rassemblement national (Rn) di Marine Le Pen e Jordan Bardella (il candidato frontista a Parigi, Thierry Mariani, ha racconto un misero 1,59%, confermando lo scarsissimo appeal di Rn nella capitale), ha rinnovato l’appello all’unione delle destre, proponendo a Dati “un accordo da donna a donna”, perché “insieme possiamo battere la sinistra”. Il 5 marzo, su CNews, Dati aveva già escluso qualsiasi alleanza, ricordando che Knafo, eurodeputata, “siede al Parlamento europeo insieme all’AfD e a deputati europei che si considerano e si definiscono neonazisti”. E questa mattina, il vice della candidata gollista Sylvain Maillard ha respinto nuovamente le avances di Knafo. “Se volete l’alternanza, votate Rachida Dati domenica prossima”, ha detto Maillard. Knafo non ha ancora deciso se si ritirerà dalla corsa per il secondo turno, offrendo i suoi voti all’ex ministra della Cultura. Ma se decidesse di rimanere, una parte degli elettori che hanno votato per lei al primo turno potrebbe comunque optare per il “voto utile” Dati pur non di far vincere la gauche.

   

L’altro grattacapo, per Grégoire, è la qualificazione di Sophia Chikirou al secondo turno con un risultato, 11,72%, che l’ha piazzata al terzo posto. La candidata di Mélenchon al Comune di Parigi ha detto di aspettare la telefonata del socialista Grégoire per un accordo “che sbarri la strada alla destra e all’estrema destra con un fronte antifascista”. “Altrimenti resterò in corsa”, ha minacciato Chikirou, col rischio di togliere preferenze all’erede di Hidalgo che potrebbero costargli l’elezione. Oggi, durante una visita nel Tredicesimo arrondissement, Grégoire ha ribadito la sua volontà di non allearsi con Lfi: “Ho detto no 12.000 volte”. Il candidato della sinistra responsabile ha affermato di aver ricevuto messaggi da elettori preoccupati di vedere la capitale passare a destra dopo venticinque anni di regno socialista Delanoë-Hidalgo. “Ma ricevo molti più messaggi da elettori che dicono: ‘Non alleatevi con Lfi, altrimenti non voteremo per voi’”, ha dichiarato Grégoire, rivendicando la sua scelta anti mélenchonisti. “Faccio una scelta, quella dell’etica e della verità. La nostra alleanza è stata siglata prima del primo turno”, ha aggiunto il vice sindaco uscente di Hidalgo, riferendosi all’accordo tra Ps e Verdi e ricordando che “Lfi non ha lesinato insulti estremamente brutali nei nostri confronti, sia sul piano politico che personale”.

  

Ma pagherà la strategia della coerenza, del nuovo cordone sanitario anti Lfi? La leader del principale partito alleato, l’ecologista Marine Tondelier, giudica “rischiosa” la strategia. “Spero davvero che funzioni, perché è molto pericolosa”, ha commentato su France Info Tondelier, invitando gli elettori a “un voto utile al secondo turno”. La segretaria nazionale dei Verdi ha attaccato un altro socialista, l’ex presidente della Repubblica François Hollande, e il leader di Place publique Raphaël Glucksmann, affermando che coloro che rifiutano per principio qualsiasi alleanza con Lfi vogliono “essere i re del cimitero della sinistra”.